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ultima replica oggi alle passioni

“Mar” del Teatro De Los Andes: maestria appannata dal troppo

di Andrea Marcheselli
“Mar” del Teatro De Los Andes: maestria appannata dal troppo

Il Teatro De Los Andes è la compagnia boliviana fondata da César Brie più o meno venticinque anni fa che si è sempre caratterizzata per una gestione collettiva sia degli aspetti organizzativi che,...

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Il Teatro De Los Andes è la compagnia boliviana fondata da César Brie più o meno venticinque anni fa che si è sempre caratterizzata per una gestione collettiva sia degli aspetti organizzativi che, soprattutto, di quelli creativi, artistici. Dopo essere stata abbandonata dal suo fondatore alcuni anni or sono, sono stati i suoi stessi straordinari artisti a proseguire quel percorso fatto di condivisione delle esperienze, formazione, seminari, eventi di strada oltre che di allestimenti maggiormente canonici, anche se la tradizione, in senso teatrale, è sempre stravolta nei loro spettacoli fatti in apparenza di niente eppur tanto ricchi di spessore. Ora sono a Modena, al Teatro delle Passioni, dove fino a questa sera presentano “Mar”, una nuova creazione collettiva che ha visto associata alle storiche figure di Alice Guimaraes, Gonzalo Callejas e Lucas Achirico quella di Aristides Vargas, grande regista argentino da quasi quarant'anni costretto all'esilio. Il mare del titolo è una sorta di simbolo, un luogo divenuto mitico, per i boliviani, dopo aver perso ogni sfogo costiero a causa di una guerra persa nell'800. La trama dello spettacolo gira attorno a tre fratelli che devono condurre la madre moribonda verso la costa, giacché ella avrebbe espresso come ultimo desiderio di essere abbandonata sulle onde dell'oceano, luogo per lei ammantato di misticismo. Il viaggio diventa occasione di confronto, di ricordi, ma anche di scontri, fra i tre figli, che a loro volta diventano figure emblematiche di tipi umani con i loro pregi e i loro difetti, mentre la scena si riempie di simboli come la porta che viene usata come una lettiga e può essere intesa come una soglia dell'inconscio, tanto da essere a più riprese smembrata per poi venire ricomposta, od anche come le stesse onde del mare che, evocate da un telone bianco, riportano alla fluttuazione dell'esistenza, richiamando temi come la memoria, la perdita degli affetti, delle certezze, della stessa identità nazionale perduta in seguito a conflitti. Memoria e sradicamento sono peraltro fra i temi più ricorrenti dell'arte di Vargas, perfettamente in tono, dunque, con uno spettacolo che però, a nostro parere, finisce per assommare troppo materiale in aggiunta al filo conduttore causandone, in parte, lo smarrimento. Pur essendo straordinari, come sempre, i tre interpreti, in questo caso ci è parso meno coerente di altre volte, e di conseguenza meno incisivo, il messaggio complessivo di questo “Mar”, comunque premiato da applausi scroscianti la sera della prima modenese.

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