Gazzetta di Modena

Gamberale: «Con una favola “illustrata” esploro il bisogno d’amore»

di Serena Fregni
Gamberale: «Con una favola “illustrata” esploro il bisogno d’amore»

Chiara Gamberale parla di “Qualcosa”, romanzo sul genere del “Piccolo Principe” in cui affronta il tema della conoscenza di sè nell’ambito del rapporto col partner

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. La scrittrice romana Chiara Gamberale torna nelle librerie con un romanzo, “Qualcosa”, una favola che racconta l'amore tra il bisogno e il desiderio. Una storia dove la protagonista, la Principessa “Qualcosa di Troppo”, compirà un viaggio sia sentimentale che personale per capire davvero ciò che vuole essere. Chiara Gamberale, già al primo posto nelle classifiche con questo libro, ritorna a raccontare l'amore nelle sue varie sfaccettature, affiancata dalle illustrazioni di Tuono Pettinato, fumettista e illustratore. L’autrice sarà oggi alle 17 al Forum Monzani per la rassegna “Forum Eventi”.

Bisogno e desiderio in amore, un confine sottile che lei affronta nel suo ultimo romanzo, come lo racconta?

«Il confine è sottilissimo come lo è con le paure. Non a caso mi sono voluta confrontare con il genere della favola per adulti, sul modello del “Piccolo principe”, proprio per pormi le mie solite domande ma in una maniera completamente diversa. Costruire romanzi come questi e come il “Piccolo Principe” ti consente di guardare le cose, di sfogliare tutte le caratteristiche che quella realtà ricopre».

Come si gestiscono in amore questi sentimenti?

«Il problema dell'amore è che non ci fa capire bene la differenza tra desiderio e bisogno, è qualcosa che abbiamo dentro che ci fa sentire troppo, volere troppo e avere una grande difficoltà a confrontarci con il nostro vuoto interiore. Quindi a volte ci sono relazioni che ci occupano quel vuoto ma che non ci nutrono davvero la vita. È un attimo finirci e non riconosciamo più davvero quello che ci piace e che cosa ci serve. Infatti la prima parte del romanzo è sui dolori infantili e la seconda sui disastri che possiamo fare in amore».

Ci sono molti incontri che la protagonista compie nel romanzo ma uno fra tutti sarà cruciale, qual è?

«L'incontro fondamentale è quello con il Cavalier Niente, che non è tanto un personaggio, è qualcosa che abbiamo tutti dentro di noi, una dimensione, un fare pace con il vuoto; nel caso della protagonista con se stessa. Quando capirà che non le servirà nessun altro perché lei si è trovata, allora sì che arriva il tempo dell'amore, un omaggio all'importanza di conoscersi e di saper stare in contatto con se stessi».

Questa volta ci sono anche le illustrazioni di Tuono Pettinato...

«Tuono Pettinato è bravissimo. Io da sempre desideravo scrivere un libro dal sapore del “Piccolo Principe” o dal “Visconte dimezzato” di Italo Calvino e quindi è stato un dialogo, io gli ho dati gli spunti e lui li ha dati a me traducendo le parole in immagini. Io poi inneggio sempre al valore dell’originalità; credo che ci salveranno gli originali e soprattutto oggi, dove i bambini non stanno mai da soli, a contatto con loro stessi, mi fa piacere che questo libro, proprio come il “Piccolo Principe” si legga a qualsiasi età».

Oggi come vengono vissute secondo lei le relazioni?

«Rispetto al passato in modo molto diverso. C'è un famoso detto tipico delle nostre nonne: “Sposa chi non ami e ama chi non sposi” perché l'amore, volente o nolente, ha complicato le cose. Abbiamo tante e troppe aspettative: vogliamo che duri per sempre, essere protetti, divertirci, essere capiti, insomma chiediamo troppo. I nostri genitori, i nostri nonni, pensavamo alla famiglia in modo diverso. Noi non ci accontentiamo. Per certi versi è un bene, abbiamo più il senso del diritto alla felicità che però per altri versi ci frega. Ci vuole tanto lavoro per riuscire ad attraversare le crisi e per metterci davvero impegno».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google