Modena, al "Michelangelo" quattro promesse spose e un maggiordomo
MODENA. Cosa succede se un ricco scapolo con la sindrome di Peter Pan propone a tutte le donne che frequenta di sposarlo e queste, presa sul serio la sua boutade, si presentano tutte a sorpresa,...
MODENA. Cosa succede se un ricco scapolo con la sindrome di Peter Pan propone a tutte le donne che frequenta di sposarlo e queste, presa sul serio la sua boutade, si presentano tutte a sorpresa, senza più rispettare i "turni" a loro assegnati, a casa sua mentre lui è assente e c'è solo il suo fidato maggiordomo? Ne nasce la più classica delle commedie degli equivoci, quale è “Se ti sposo mi rovino”, scritta e diretta da Marco Cavallaro, in scena al Teatro Michelangelo di Modena da domani a giovedì, alle 21.
Ugo, il maggiordomo (Marco Cavallaro) in mezzo alle donne di Franco (Alberto Barbi): Melissa (Ramona Gargano), Amalia (Valentina Tramontana), Luisa (Olimpia Alvino), Camilla (Annachiara Mantovani). Melissa, Camilla, Luisa e Amalia sono, non a caso, donne diversissime tra loro: bionda, vamp e sciocca la prima; alta, mascolina e in affari la seconda; mora e sportiva fino all'ossessione Luisa; golosa e in carne Amalia. Lui, Franco, le ama tutte, loro che, inconsapevoli l'una dell'altra, sono le vittime, come sembra nella prima parte della commedia, ma anche le complici del suo amore superficiale, distratte e interessate come sono al suo denaro, come emerge nella seconda parte.
Il perno di tutto è Ugo, interpretato dallo stesso Marco Cavallaro, il fido maggiordomo che si trova in mezzo alla confusione di donne creata dalle proposte di matrimonio del padrone, poi ai piani di vendetta delle donne coalizzatesi tra di loro e infine del suo stesso padrone. Alla fine della commedia sembra esserci un riscatto per tutti.
Marco Cavallaro, si può parlare di commedia degli equivoci?
«Si, è una grande farsa dove si cerca di trovare soluzioni ai continui problemi che arrivano. All'inizio le donne sembrano vittime, ma alla fine c'è un colpo di scena che non posso svelare. Se ne accorgeranno gli spettatori presenti in sala».
È una commedia spensierata dove i sentimenti mettono a dura prova il materialismo dei nostri giorni?
«Le donne stanno con Franco perché è ricco e i sentimenti passano in secondo piano. Vedendo il finale della commedia si intuisce che i sentimenti stanno sempre un piano sotto agli interessi che possono avere economicamente le persone. Le corna si raccontano da sempre e non passeranno mai di moda».
Tu interpreti Ugo, il maggiordomo del padrone.
«Cerco di riparare ai danni commessi dal mio datore di lavoro. Solo che ci riuscirò solo in parte perché poi devo sottostare alle situazioni in cui mi troverò coinvolto».
C'è una battuta che dice: quando si ha tutto si tende ad esagerare.
«Si tende ad esagerare non solo con le donne ma nella vita in generale. Quando si ha troppo si perdono di vista le cose basilari della vita perché si dà tutto per scontato e si cerca di avere sempre di più. Il più spesso non funziona».
Questa è una commedia che avevi da tempo nel cassetto. Perché?
«Avevo scritto la prima bozza tempo fa, ma non mi convinceva del tutto. Quando l'ho vista in scena mi sono convinto che poteva funzionare con qualche accorgimento. Ne è venuta fuori una bella commedia comica».
Nicola Calicchio
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
