Gazzetta di Modena

"L’apparenza inganna": alle Passioni di Modena dolorose solitudini

di Chiara Bazzani
"L’apparenza inganna": alle Passioni di Modena dolorose solitudini

In scena da stasera, 28 febbraio, fino al 5 marzo, al Teatro delle Passioni di Modena, “L'apparenza inganna” di Thomas Bernhard, con Sandro Lombardi e Massimo Verdastro, per la regia di Federico Tiezzi. Già...

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MODENA. In scena da stasera, 28 febbraio, fino al 5 marzo, al Teatro delle Passioni, “L'apparenza inganna” di Thomas Bernhard, con Sandro Lombardi e Massimo Verdastro, per la regia di Federico Tiezzi. Già realizzato con successo nel 2000, quando vinse il Premio Ubu per la regia, lo spettacolo viene proposto ora con un allestimento nuovo. Con lo stile caustico e provocante che lo contraddistingue, Bernhard racconta due solitudini dolorose, ma anche ridicole e beffarde, quelle dei due fratelli Karl (Lombardi) e Robert (Verdastro), tra i quali si inserisce un terzo polo, Mathilde, defunta moglie di Karl, che nel testamento ha lasciato la casetta dei week-end non al marito bensì al cognato Robert. Da qui si innesca un confronto tra i fratelli che sfocia in una collezione di sofferenze, rancori, insulti che nascondono disperate richieste di aiuto, con il paradossale risultato di raggiungere una sinistra, corrosiva comicità.

Lombardi chi sono questi due personaggi?

«Karl, che si suppone sia il fratello maggiore anche se non è esplicitato, è stato un attore, l'altro, Robert, è stato un giocoliere. Karl è il fratello apparentemente più sicuro di sè, è quello duro, cattivo, sprezzante, acido, provocatore, mentre Robert è il fratello continuamente umiliato da Karl, il fratello apparentemente buono, sempre afflitto da molte malattie, con tanti sogni teatrali che non è riuscito a realizzare».

Il confronto tra i due fratelli fa emergere una riflessione sull'arte, sul teatro. Sono due visioni diverse?

«Robert è più riflessivo, per Karl invece è più un discorso di perfezionismo. C'è una battuta illuminante in cui Karl dice: “Bè, un attore se sbaglia può fingere, un giocoliere se sbaglia non può fingere”. Questo è oggettivamente vero ma implica una visione molto pragmatica e riduttiva dell'artista, invece Robert lavora anche su ciò che non è necessariamente visibile e che contraddistingue l'arte della recitazione, cioè il rapporto indagato tra l'attore e il personaggio, tra il fingere e l'essere».

Il terzo personaggio è Mathilde. Perché Mathilde lascia la sua casa al cognato e non a Karl?

«Mathilde era la compagna di Karl - si scopre poi che lui ha pensato più volte di sposarla ma non si è mai deciso a farlo - ed era anche lei, come Robert, vittima di Karl, vittima delle sue angherie e ossessioni. Alcuni sospettano che abbia una relazione con Robert, ma io non credo. Questo fatto di lasciare l'unica cosa che possiede non a Karl che è il suo compagno, ma a Robert, indica questa complicità che c'era tra loro nell'essere, e soprattutto nel sentirsi vittime di Karl».

La messa in scena come sarà?

«La messa in scena segue l'impianto della commedia, semplice ma straordinariamente strutturata bene. Sono due atti, nel primo atto è martedì. I due fratelli si fanno visita reciprocamente ogni martedì e ogni giovedì. Al martedì è Robert che va a trovare Karl, al giovedì è Karl che va da Robert, ed entrambi odiano rispettivamente questi giorni. Allora nell'allestimento sono previste due varianti. Uno si svolge in palcoscenico e durante l'intervallo c'è un cambio di scena dove si passa dalla casa di Karl a quella di Robert. L'altra versione, invece, la proponiamo solo nei teatri dove è possibile farla, e a Modena è possibile. È talmente importante lo spostamento da una casa all'altra dei due fratelli, che Tiezzi, regista dello spettacolo, ha pensato di far fare uno spostamento anche agli attori. Invece di far svolgere lo spettacolo sul palcoscenico lo si fa svolgere in ambienti diversi e dunque l'intervallo consiste nel fatto che il pubblico si sposta da una casa all'altra».

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