La “Muratori”, sono a rischio 60 anni di storia
Dopo la morte del mitico titolare Franco Rossi, futuro incerto per la “bottega storica” di via Emilia
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La Libreria Muratori, in 59 anni di vita, ha rappresentato una pezzo di storia di Modena. Grazie, prima, a Zaira Malavolti Rossi, che dopo essere stata direttrice della Libreria Rinascita, in piazza Matteotti, ha aperto la sua libreria in piazzetta Muratori, e poi al nipote di Zaira, Franco Rossi che, giovanissimo, ha cominciato come propagandista scolastico per case editrici come “Paravia” e, solo in estate, si aggiungeva tra i collaboratori della “mitica” Rinascita, strettamente collegata al circolo “Formiggini”, intestato all'editore ebreo modenese che, prima di suicidarsi per le leggi razziali, diede vita a collane editoriali di grandissimo livello, come “I classici del ridere”.
Dal 1958, cioè 59 anni fa, Franco Rossi è sempre stato un punto di riferimento per i modenesi (tra i clienti medici, ingegneri, architetti, professionisti, ma anche istituzioni come le biblioteche “Poletti”, “Estense”) e pure per editori e dirigenti delle maggiori case editrici, da Arnoldo Mondadori (in visita in libreria, nel giugno 1962) a Giangiacomo Feltrinelli (da solo o con la moglie Inge, in più occasioni alla Muratori, accompagnato dal suo responsabile commerciale per l'Emilia-Romagna, Sergio Budai e dall'allora suo magazziniere e fattorino, Romano Montroni, che è poi diventato direttore di tutte le “Feltrinelli” ed oggi presidente del “Centro del Libro e della Lettura” che fa capo al ministero dei Beni Culturali). Rossi era punto di riferimento anche per Giulio Einaudi (due visite in libreria) e per il suo direttore commerciale Roberto Cerati (che alla morte di Einaudi è stato nominato presidente della casa editrice). Si potrebbe scrivere un libro sugli incontri di Roberto Cerati nelle migliori librerie d'Italia: di sabato veniva a Modena per incontrarsi con Franco Rossi, la domenica era a Milano per incontrare librai storici come Cesarino Branduani direttore della “Hoepli” e Vando Aldrovandi, “aristocratico” direttore della “Einaudi” di via Manzoni.
Franco Rossi, innamorato della sua professione, spesso era anche polemico ed esprimeva le sue critiche costruttive agli editori, come ai tantissimi autori che lo andavano a trovare in libreria. Qualche nome? Giulio Andreotti, Alberto Angela, Alberto Bevilacqua, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Sveva Casati Modignani, Luciano de Crescenzo, Roberto Gervaso, Arrigo Levi, Margherita Hack, Laura Laurenzi con il marito Enzo Bettiza, Valerio Massimo Manfredi, Dacia Maraini, Marta Marzotto, Indro Montanelli, Giampaolo Pansa, Giuseppe Pederiali, Giovanni Spadolini, Walter Veltroni, Sergio Zavoli, Guglielmo Zucconi. Con tutti parlava, avanzava riflessioni critiche per cercare di migliorare il servizio alle librerie e ai loro clienti. Per ogni scrittore era un punto di riferimento per avere suggerimenti sui titoli e sugli argomenti. Alberto Angela, per esempio, chiedeva sempre a Franco suggerimenti sui nuovi temi da sviluppare, sui titoli ed anche consigli sulle copertine. Per bibliofili come Roberto Vacca era una preziosa miniera per cercare e trovare volumi “esauriti”. Perché Franco Rossi, quando gli editori richiedevano le rese dei libri da mettere fuori catalogo, rinunciando ad ottenere i relativi accrediti, li teneva nel suo magazzino che si sviluppa ancora oggi, come un lungo “serpente”, all'interno di palazzi del centro storico. Così che la Libreria Muratori ha decine di migliaia di libri preziosi e non più reperibili sul mercato.
Rossi era anche il veterano dei librai dell'Emilia-Romagna, definito “libraio gentiluomo” sia per il suo amore verso i libri sia per l’amabilità dei suoi rapporti interpersonali. Era un uomo pieno di vita, di entusiasmo, cordiale e, da vero “geminiano”, ottimo narratore di storielle e barzellette. Sempre al servizio dei suoi clienti che considerava amici e a cui forniva consulenze e consigli. Non appena riceveva un libro nuovo pensava a quale suo cliente potesse interessare o essere utile. Con lo stesso zelo portava le novità alla Biblioteca Estense trattenendosi a conversare con Franco Pirondi o con il dottore Ernesto Milano. E pure a clienti come l'avvocato GianGiulio Cuoghi, il pediatra Lanzoni, il gallerista Mazzoli (ha riconosciuto che gran parte della sua enorme biblioteca gliela ha fatta Franco Rossi), Giuliano Della Casa, luminari della Medicina come Coppo e De Gaetani o dirigenti delle istituzioni cittadine. È stato insomma un vero libraio-consulente, degli autori, degli editori e, soprattutto, dei suoi clienti che, spesso, passavano ore ed ore presso la libreria Muratori per sfogliare le novità ma anche per conversare con il “gentiluomo dei libri”.
Verso di lui molti modenesinutrono gratitudine accompagnata da ricordi intensi. Tra i tanti abbiano scelto le parole di Valerio Massimo Manfredi: «“Leggere è il cibo della mente”, “Leggere può cambiare la vita”. Sono due slogan di due campagne istituzionali volute dalla Presidenza del Consiglio. Gli antichi romani amavano leggere… apprezzavano anche le gioie dello spirito e frequentavano le numerose librerie - taburnae librariae -. Perché le librerie sono luoghi di civiltà. Ma per assolvere appieno la loro funzione civile, socio-culturale e potere concorrere a fare di un abitante un cittadino, le librerie hanno bisogno di essere gestite-condotte-promosse da uomini che credono nella fondamentale e delicata funzione del libro come veicolo di cultura, come ascensore sociale. Uomini colti, ma soprattutto gentili, disponibili e che esercitano la loro professione con umiltà, con professionalità ed entusiasmo, come consulenti al servizio dei lettori, dei loro clienti, dei cittadini”.
Ancora una annotazione del giornalista modenese di Sky Sport Marco Nosotti che proprio su “La Gazzetta di Modena”, ha concluso il suo ricordo della nostra città identificandola con la Libreria Muratori e scrivendo: “Ho comprato lì l'Antigone di Sofocle che mi portavo sempre dietro in ritiro, tanto sapevo di non giocare, almeno studiavo il greco. Poi “Vecchi Tempi” di Harold Pinter che recitai pure a teatro sul palco del San Geminiano. Mi ha addolorato sapere che Franco Rossi ci ha lasciato, era un uomo di una sensibilità speciale”. Un altro messaggio a commento della scomparsa (quasi due anni fa) di Franco dice “L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare” e nel ricordo dell'amata sorella Ivana (con cui Franco visse gli ultimi anni della sua vita) si legge, tra l'altro “con il sorriso, la forza, la serenità che l'hanno accompagnato tutta la vita, ci ha salutati per l'ultima volta”. In un messaggio scritto “a caldo” subito dopo la morte di Rossi, la cliente estimatrice Marianna Grandi, ha scritto “La mia generazione è forse l'ultima ad avere avuto la fortuna di conoscere personaggi e angoli di Modena che sono diventati storici e che ora non esistono più. Il signor Franco è stato uno di questi riferimenti… Ricordo tutte le volte che gli ho rotto le scatole quando lavoravo in biblioteca, ma le sue risposte erano sempre col sorriso, anche dopo mezz'ora di richieste e indecisioni. Sono assenze che mancheranno nel cuore e nella storia di noi modenesi… è stato un onore averlo conosciuto!”.
Con la morte di Franco Rossi, Modena ha perso un altro pezzo della sua storia. Ma ora rischia anche di perdere il luogo dove quella storia è stata scritta. La sorella Ivana e la sempre presente collaboratrice Annalisa Ronuncoli (Lisa per Franco) non se la sentono di continuare. Così la città vede andarsene un'altra sua libreria, la più “vecchia”, una delle gloriose “botteghe storiche” dell'Emilia-Romagna Modena dal 1605.
La sorella Ivana non accusa nessuno. Si limita a considerare che «Il graduale declino del centro storico, una volta cuore pulsante della città». Per poi aggiungere: «Abbiamo migliaia di libri nei vari magazzini. Rischiano di essere dispersi come la tradizione di questa libreria. Pur sapendo che il Sindaco non può trasformarsi in un mago e fare uscire dal cappello una soluzione, gli abbiamo chiesto una testimonianza, un contributo di ricordi e di idee. Giancarlo Muzzarelli ci ha detto. «Franco Rossi era noto a tante e tanti modenesi per la sua competenza e capacità, evidenti a chiunque entrasse nella libreria Muratori. Le statistiche ci dicono che si legge poco nel nostro Paese, ma Modena resta una città in controtendenza, con una rete di biblioteche pubbliche, a partire dalla Delfini a Palazzo Santa Margherita, molto frequentate ogni giorno e con un catalogo librario ricco e di grande qualità, e con diverse librerie presenti, alcune storiche ed altre inaugurate da pochi anni. Personalmente, credo che la Muratori sia una ricchezza per la nostra città, innanzitutto per il suo grande e prezioso patrimonio librario e, non secondariamente, per la sua funzione culturale, di punto di incontro tra chi cerca un testo e vuole consigli da parte di librai che mettono passione e intelligenza. Mi auguro quindi che possa proseguire la tradizione ormai sessantenne della Muratori. Modena è una città di cultura, ed è un bene che anche i luoghi di cultura mantengano il loro posto nel cuore della città». Una soluzione potrebbe essere la nascita di un altro libraio innamorato del suo mestiere, con la passione e la competenza di Franco Rossi, che, spesso, ricordava una frase di suo nonno: «Ricordati Franco che è inutile girare il mondo. Tu stai in libreria e il mondo gira intorno a te». Franco Rossi è stato in libreria per quasi sessanta anni: non resta che sperare che la sua eredità venga raccolta e che i locali di piazzetta Muratori possano continuare ad essere punto di riferimento per divulgare e fare cultura.
Roberto Armenia
Dal 1958, cioè 59 anni fa, Franco Rossi è sempre stato un punto di riferimento per i modenesi (tra i clienti medici, ingegneri, architetti, professionisti, ma anche istituzioni come le biblioteche “Poletti”, “Estense”) e pure per editori e dirigenti delle maggiori case editrici, da Arnoldo Mondadori (in visita in libreria, nel giugno 1962) a Giangiacomo Feltrinelli (da solo o con la moglie Inge, in più occasioni alla Muratori, accompagnato dal suo responsabile commerciale per l'Emilia-Romagna, Sergio Budai e dall'allora suo magazziniere e fattorino, Romano Montroni, che è poi diventato direttore di tutte le “Feltrinelli” ed oggi presidente del “Centro del Libro e della Lettura” che fa capo al ministero dei Beni Culturali). Rossi era punto di riferimento anche per Giulio Einaudi (due visite in libreria) e per il suo direttore commerciale Roberto Cerati (che alla morte di Einaudi è stato nominato presidente della casa editrice). Si potrebbe scrivere un libro sugli incontri di Roberto Cerati nelle migliori librerie d'Italia: di sabato veniva a Modena per incontrarsi con Franco Rossi, la domenica era a Milano per incontrare librai storici come Cesarino Branduani direttore della “Hoepli” e Vando Aldrovandi, “aristocratico” direttore della “Einaudi” di via Manzoni.
Franco Rossi, innamorato della sua professione, spesso era anche polemico ed esprimeva le sue critiche costruttive agli editori, come ai tantissimi autori che lo andavano a trovare in libreria. Qualche nome? Giulio Andreotti, Alberto Angela, Alberto Bevilacqua, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Sveva Casati Modignani, Luciano de Crescenzo, Roberto Gervaso, Arrigo Levi, Margherita Hack, Laura Laurenzi con il marito Enzo Bettiza, Valerio Massimo Manfredi, Dacia Maraini, Marta Marzotto, Indro Montanelli, Giampaolo Pansa, Giuseppe Pederiali, Giovanni Spadolini, Walter Veltroni, Sergio Zavoli, Guglielmo Zucconi. Con tutti parlava, avanzava riflessioni critiche per cercare di migliorare il servizio alle librerie e ai loro clienti. Per ogni scrittore era un punto di riferimento per avere suggerimenti sui titoli e sugli argomenti. Alberto Angela, per esempio, chiedeva sempre a Franco suggerimenti sui nuovi temi da sviluppare, sui titoli ed anche consigli sulle copertine. Per bibliofili come Roberto Vacca era una preziosa miniera per cercare e trovare volumi “esauriti”. Perché Franco Rossi, quando gli editori richiedevano le rese dei libri da mettere fuori catalogo, rinunciando ad ottenere i relativi accrediti, li teneva nel suo magazzino che si sviluppa ancora oggi, come un lungo “serpente”, all'interno di palazzi del centro storico. Così che la Libreria Muratori ha decine di migliaia di libri preziosi e non più reperibili sul mercato.
Rossi era anche il veterano dei librai dell'Emilia-Romagna, definito “libraio gentiluomo” sia per il suo amore verso i libri sia per l’amabilità dei suoi rapporti interpersonali. Era un uomo pieno di vita, di entusiasmo, cordiale e, da vero “geminiano”, ottimo narratore di storielle e barzellette. Sempre al servizio dei suoi clienti che considerava amici e a cui forniva consulenze e consigli. Non appena riceveva un libro nuovo pensava a quale suo cliente potesse interessare o essere utile. Con lo stesso zelo portava le novità alla Biblioteca Estense trattenendosi a conversare con Franco Pirondi o con il dottore Ernesto Milano. E pure a clienti come l'avvocato GianGiulio Cuoghi, il pediatra Lanzoni, il gallerista Mazzoli (ha riconosciuto che gran parte della sua enorme biblioteca gliela ha fatta Franco Rossi), Giuliano Della Casa, luminari della Medicina come Coppo e De Gaetani o dirigenti delle istituzioni cittadine. È stato insomma un vero libraio-consulente, degli autori, degli editori e, soprattutto, dei suoi clienti che, spesso, passavano ore ed ore presso la libreria Muratori per sfogliare le novità ma anche per conversare con il “gentiluomo dei libri”.
Verso di lui molti modenesinutrono gratitudine accompagnata da ricordi intensi. Tra i tanti abbiano scelto le parole di Valerio Massimo Manfredi: «“Leggere è il cibo della mente”, “Leggere può cambiare la vita”. Sono due slogan di due campagne istituzionali volute dalla Presidenza del Consiglio. Gli antichi romani amavano leggere… apprezzavano anche le gioie dello spirito e frequentavano le numerose librerie - taburnae librariae -. Perché le librerie sono luoghi di civiltà. Ma per assolvere appieno la loro funzione civile, socio-culturale e potere concorrere a fare di un abitante un cittadino, le librerie hanno bisogno di essere gestite-condotte-promosse da uomini che credono nella fondamentale e delicata funzione del libro come veicolo di cultura, come ascensore sociale. Uomini colti, ma soprattutto gentili, disponibili e che esercitano la loro professione con umiltà, con professionalità ed entusiasmo, come consulenti al servizio dei lettori, dei loro clienti, dei cittadini”.
Ancora una annotazione del giornalista modenese di Sky Sport Marco Nosotti che proprio su “La Gazzetta di Modena”, ha concluso il suo ricordo della nostra città identificandola con la Libreria Muratori e scrivendo: “Ho comprato lì l'Antigone di Sofocle che mi portavo sempre dietro in ritiro, tanto sapevo di non giocare, almeno studiavo il greco. Poi “Vecchi Tempi” di Harold Pinter che recitai pure a teatro sul palco del San Geminiano. Mi ha addolorato sapere che Franco Rossi ci ha lasciato, era un uomo di una sensibilità speciale”. Un altro messaggio a commento della scomparsa (quasi due anni fa) di Franco dice “L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare” e nel ricordo dell'amata sorella Ivana (con cui Franco visse gli ultimi anni della sua vita) si legge, tra l'altro “con il sorriso, la forza, la serenità che l'hanno accompagnato tutta la vita, ci ha salutati per l'ultima volta”. In un messaggio scritto “a caldo” subito dopo la morte di Rossi, la cliente estimatrice Marianna Grandi, ha scritto “La mia generazione è forse l'ultima ad avere avuto la fortuna di conoscere personaggi e angoli di Modena che sono diventati storici e che ora non esistono più. Il signor Franco è stato uno di questi riferimenti… Ricordo tutte le volte che gli ho rotto le scatole quando lavoravo in biblioteca, ma le sue risposte erano sempre col sorriso, anche dopo mezz'ora di richieste e indecisioni. Sono assenze che mancheranno nel cuore e nella storia di noi modenesi… è stato un onore averlo conosciuto!”.
Con la morte di Franco Rossi, Modena ha perso un altro pezzo della sua storia. Ma ora rischia anche di perdere il luogo dove quella storia è stata scritta. La sorella Ivana e la sempre presente collaboratrice Annalisa Ronuncoli (Lisa per Franco) non se la sentono di continuare. Così la città vede andarsene un'altra sua libreria, la più “vecchia”, una delle gloriose “botteghe storiche” dell'Emilia-Romagna Modena dal 1605.
La sorella Ivana non accusa nessuno. Si limita a considerare che «Il graduale declino del centro storico, una volta cuore pulsante della città». Per poi aggiungere: «Abbiamo migliaia di libri nei vari magazzini. Rischiano di essere dispersi come la tradizione di questa libreria. Pur sapendo che il Sindaco non può trasformarsi in un mago e fare uscire dal cappello una soluzione, gli abbiamo chiesto una testimonianza, un contributo di ricordi e di idee. Giancarlo Muzzarelli ci ha detto. «Franco Rossi era noto a tante e tanti modenesi per la sua competenza e capacità, evidenti a chiunque entrasse nella libreria Muratori. Le statistiche ci dicono che si legge poco nel nostro Paese, ma Modena resta una città in controtendenza, con una rete di biblioteche pubbliche, a partire dalla Delfini a Palazzo Santa Margherita, molto frequentate ogni giorno e con un catalogo librario ricco e di grande qualità, e con diverse librerie presenti, alcune storiche ed altre inaugurate da pochi anni. Personalmente, credo che la Muratori sia una ricchezza per la nostra città, innanzitutto per il suo grande e prezioso patrimonio librario e, non secondariamente, per la sua funzione culturale, di punto di incontro tra chi cerca un testo e vuole consigli da parte di librai che mettono passione e intelligenza. Mi auguro quindi che possa proseguire la tradizione ormai sessantenne della Muratori. Modena è una città di cultura, ed è un bene che anche i luoghi di cultura mantengano il loro posto nel cuore della città». Una soluzione potrebbe essere la nascita di un altro libraio innamorato del suo mestiere, con la passione e la competenza di Franco Rossi, che, spesso, ricordava una frase di suo nonno: «Ricordati Franco che è inutile girare il mondo. Tu stai in libreria e il mondo gira intorno a te». Franco Rossi è stato in libreria per quasi sessanta anni: non resta che sperare che la sua eredità venga raccolta e che i locali di piazzetta Muratori possano continuare ad essere punto di riferimento per divulgare e fare cultura.
Roberto Armenia
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