Librerie, un vento di rinascita che non soffia a Modena
di Roberto Armenia
Mentre in Italia e nel mondo s’inverte il trend passato con tante nuove aperture la città è in controtendenza e rischia di disperde suoi preziosi patrimoni storici
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Il 29 novembre 2011, lo scrittore-giornalista Sebastiano Vassalli scriveva “Oggi la progressiva scomparsa di librerie. Come ai tempi di Augusto, quando a Roma le librerie diminuivano e nelle altre città dell'Impero i libri si vendevano negli empori, insieme agli attrezzi agricoli e alle stoffe”.
Il 25 ottobre del 2013, Aldo Cazzullo sottolineava la crisi delle librerie indipendenti (cioè non facenti capo a catene di punti vendita) e denunciava la chiusura di negozi storici come “Flaccovio” a Palermo, “Guida” a Napoli e “Edison” a Firenze, perché “i libri si vendono nei centri commerciali”. Alessandra Farkas, nel Corriere della Sera del 2 settembre 2010, denunciava, allarmata, che il colosso delle librerie “Barnes& Noble” (720 punti vendita solo negli Stati Uniti) e la catena “Waterstore's” (321 librerie in Gran Bretagna), chiudono le librerie, in continuazione. Quando la famosa “Libreria Rizzoli” della 57.ma Strada di New York ha chiuso - aprile 2014 - i giornali hanno “pianto” sottolineando che “una libreria che chiude i battenti è sempre uno spettacolo che mette tristezza, è un luogo di memorie che se ne va”. Ora questa tempesta che ha caratterizzato gli anni tra il 2010 e il 2014, sembra invertire il suo trend: in tante città del mondo si aprono librerie. Calano i lettori - sono scesi al 42% gli italiani che leggono almeno un libro all'anno. Pochi. Pochissimi specialmente se si considera che in Germania sono l'82%, in Inghilterra il 76%, in Francia il 70%, in Spagna il 62% - ma non la spesa per la lettura. Le librerie (specialmente quelle indipendenti, tradizionali, caratterizzate dalla professionalità dei librai e dal valore aggiunto dato dalla loro vocazione per i rapporti interpersonali con i clienti) riprendono linfa vitale e aumentano nei numeri. Addirittura il colosso mondiale dell'ecommerce “Amazon”, dopo avere inaugurato a Seattle il suo primo negozio “fisico” di libri, si accinge ad aprire ben 400 librerie.
Il responsabile dell'Ufficio studi dell'Associazione italiana editori, Giovanni Peresson, a Venezia, lo scorso 27 gennaio, giornata conclusiva del XXXIV Seminario di perfezionamento della Scuola per librai “Umberto ed Elisabetta Mauri”, ha esordito «Entusiasti ma calmi, perché la barca non affonda ma sta navigando» per poi sottolineare che stiamo assistendo alla ripresa del libro cartaceo e delle librerie italiane: all'interno della crescita del 2,3% del mercato del libro, che equivale a un valore di 1.283 miliardi di euro, la parte dei libri di carta è decisamente predominante, con una crescita, nel 2016, dell'1,221% sul 2015 con un fatturato di 1.221 miliardi contro i 62 milioni di euro prodotti da ebook e audiovisivi.
Quindi, assistiamo ad una grande ripresa-rilancio della carta e dei titoli cartacei. Non a caso, in questi ultimi tempi, sono stati pubblicati interessanti studi e libri sulla carta e la sua storia: dalla sua scoperta in Cina, nel 105 d.C. ad opera dell'eunuco di corte Cai Lun, alla sua diffusione prima in Asia, poi in Spagna e da Granada in Italia, dove a Fabriano, nell'XI secolo, è nata e si è sviluppata l'industria della carta, con una quarantina di cartiere e una produzione di 5.000 fogli al giorno, esportati a Bologna, Amalfi, Foligno, Lucca, in Lombardia e poi, via via, in tutto il mondo, Modena compresa, con le edizioni del primo editore-stampatore modenese Domenico Rococciolo, che già nel 1495, pubblicava i “preziosi” titoli delle sue edizioni “tascabili”. Da innamorato dell'arte libraria, da vero bibliofilo modenese; Franco Cosimo Panini ha “sposato” il logo del Rococciolo (che ricorda il rosone Duomo di Modena) per le edizioni “Franco Cosimo Panini”.
Riprendendo il discorso dell'editoria cartacea e di quella digitale, parafrasando l'ex Rettore dell'Università di Bologna, Ivano Dionigi, «libro e tablet non sono alternativi né rivali ma diversi perché il libro racconta, il tablet rendiconta» o, riprendendo quanto sottolineato nel documentato e coinvolgente libro del giornalista-scrittore americano Mark Kurlansky, “Carta. Sfogliare la storia” (appena pubblicato da Bompiani), ricordiamo che “ il dominio della carta - dagli imballaggi ai pannolini, non è intaccato nemmeno dall'avanzata del digitale. La carta tiene, resiste. È flessibile, sicura… Quella che si annuncia tra carta e digitale, non è una guerra, ma una civile convivenza. Come sempre - conclude Kurlansky - cambiamento e opposizione al cambiamento avanzano, dandosi la mano, vecchio e nuovo coesistono proficuamente”. Così come tengono, anzi stanno avendo un notevole rilancio le librerie. Quasi dappertutto.
Non a Modena. Negli anni ‘60 erano 12 e tutte felicemente operanti. Anzi, nel 1962, quando Modena ha “inventato” e organizzato il primo “Festival del libro economico” (idea mutuata dal giornalista Gianfranco Corsini e dalle sue corrispondenze dagli Stati Uniti con i successi dei libri “pocket”) con incontri degli autori presso la Sala Comunale della Cultura, ma anche nelle biblioteche, nei circoli culturali e presso aziende, le 12 librerie si sono consorziate ed hanno contribuito al successo della manifestazione nazionale, delegando Piero Catellani (allora direttore della “Libreria Rinascita”) e Franco Rossi della storica Libreria “Muratori” a rappresentarle all'interno del Comitato organizzatore del Festival stesso. Negli anni ‘60, Modena aveva 8 gallerie d'arte tra le migliori, più attive in Italia (oltre alla Sala comunale della Cultura, c'era la famosa Saletta del Caffè Nazionale, c'erano le gallerie Mutina di Mario Roncaglia, La Sfera di Mario Cadalora, La Darsena della Leonelli e La Fonte d'Abisso, specializzata sul Futurismo grazie ai suoi tre giovani ed entusiasti soci - la galleria opera ancora oggi a Milano a cura di Sergio Poggianella, che era uno dei tre soci “modenesi”). Dicevamo che Modena, in controtendenza rispetto al Paese, registra invece una costante crisi delle “vere” librerie. Sono rimaste quattro: tre delle catene Feltrinelli, Mondadori e Ubik e una, la più antica, storica, la Libreria Muratori che, tra l'altro, è anche “bottega storica” ed è vanto della nostra città. Ma che proprio in questi giorni rischia la chiusura.
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