Gazzetta di Modena

Paolo Rossi svela il suo Molière: «In teatro si ruba»

Paolo Rossi svela il suo Molière: «In teatro si ruba»

MODENA. Il teatro Storchi di largo Garibaldi ospita da oggi al 5 marzo Paolo Rossi nella piéce "Molière: la recita di Versailles", uno spettacolo che miete successi da due anni in Italia e anche all'e...

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Il teatro Storchi di largo Garibaldi ospita da oggi al 5 marzo Paolo Rossi nella piéce "Molière: la recita di Versailles", uno spettacolo che miete successi da due anni in Italia e anche all'estero.
«Lo faremo anche nei prossimi anni - spiega l'attore a poche ore dallo spettacolo a Modena - perché nelle varie rappresentazioni noto che il pubblico ritorna. È un pubblico diverso rispetto a quello solito e di questo sono molto contento». In scena con Rossi, che veste i panni del capocomico Moliere e la regia di Giampiero Solari, ci sono anche Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell'Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Bika Blasko, Riccardo Zini, Karoline Comarella e Paolo Grossi mentre le canzoni originali le ha scritte Gianmaria Testa e le musiche dal vivo le eseguono I Virtuosi del Carso.
Nell'opera, scritta nel 1663, Molière mette in scena se stesso e la sua compagnia dichiarando apertamente le sue idee sull'arte drammatica e abbozzando quella "Comédie des comédiens" che da molto, ricordano gli studiosi, voleva scrivere. Con l'intento di fondare la nuova commedia di carattere e di costume, Molière riassume in questo lavoro l'esperienza del teatro comico italiano e in particolare della commedia dell'arte, ritenendo necessario realizzare opere che attraggano il pubblico. Ecco perché secondo Rossi il pubblico è centrale in questo appuntamento.
«Al commediografo il re - continua Rossi - chiese di realizzare un'opera in poche ore e questa sorta di improvvisazione che allora si visse alla corte francese è un po' anche quella che corrisponde al mio metodo del racconto popolare che poi può esplodere su vari mezzi tecnologici. Io vado in scena come capocomico Moliere e rappresentiamo, coinvolgendo appunto il pubblico, la vita, il personaggio e la persona. Il pubblico durante lo show reagisce e di recente a Bergamo ci hanno chiesto altre tre repliche e mettiamo in scena una sorta di improvvisazione jazzistica».
Le opere di Molière contengono spesso al loro interno riferimenti strettissimi alla vita reale del XVII secolo e accade anche in questa nuova commedia che si serve, come archetipi e come fili conduttori della narrazione, di altri lavori del francese come Il misantropo, Il tartufo e Il malato immaginario. Anche in questo caso ci sono riferimenti vari: «Qui si parla anche di insegnamenti e, se con la commedia dell'arte devo ricordare Dario Fo, mi piace farlo pensando al fatto che al teatro si ruba. Si dice che in teatro rubare è geniale, copiare è da coglioni, ma la frase Fo l'avrebbe rubata a Picasso, noto ladro artistico. La stessa commedia dell'arte di Molière deve molto all'Italia».
Conclude Rossi: «Molière mi affascina per le voci che circolano sul suo lavoro e la sua vita privata, ma soprattutto per le leggende, le chiamerei così, della sua compagnia che mi è sempre apparsa come una famiglia che oggi chiamerebbero allargata. Avrei voluto vivere e recitare con loro, e infatti ho sempre voluto che le compagnie con cui ho lavorato diventassero una famiglia. Quelle belle famiglie con tante persone e non poche solitudini, costrette a restare unite amorevolmente per affrontare nuove sfide». Info: 059.2136021 (biglietteria).
Stefano Luppi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google