Al Mac Mazzieri di Pavullo Faber e le donne
di Daniele Montanari
PAVULLO . Appuntamento di lusso questa sera, 7 marzo, a Pavullo, alla vigilia della festa delle donne. Dalle 21 al Mac Mazzieri, già sold out, nell'ambito della stagione Ater, andrà in scena “Amore che...
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MODENA. Appuntamento di lusso questa sera, 7 marzo, a Pavullo, alla vigilia della festa delle donne. Dalle 21 al Mac Mazzieri, già sold out, nell'ambito della stagione Ater, andrà in scena “Amore che vieni, amore che vai - Fabrizio De Andrè, le donne e altre storie”, grande concerto omaggio a Faber ma anche all'universo femminile. Sul palco, un dream team che alla voce di Cristina Donà vedrà affiancati il piano di Rita Marcotulli, il basso di Enzo Pietropaoli, la tromba di Fabrizio Bosso, il sax di Javier Girotto, la chitarra di Saverio Lanza e la batteria di Cristiano Calcagnile. Sette straordinari artisti assieme per declinare in chiave jazz i suoi capolavori, ridando colore a Maria, Bocca di Rosa e altri indimenticabili ritratti. Gli artisti sottolineano che quella di De Andrè è «una poetica colta, curiosa della vita, attenta al mondo e alle sue ingiustizie. E in questa poetica, una parte grande è dedicata alle donne. Tutte. A quelle che volano, che piangono; che amano riamate o che vengono lasciate e diventano storie struggenti... quelle che creano il mondo, lo amano ma vorrebbero cambiarlo per essere felici». E tutto torna a scorrere, tra occhi e cuore, con la straordinaria interpretazione di Cristina Donà.
Donà, com'è nato questo progetto?
«L'idea è stata di Ero Righi di Ater: unire il jazz a musicisti pop o rock. Lo aveva già fatto con Modugno e Celentano, e nell'agosto 2015, quando ci siamo visti per un mio concerto, mi ha detto: “Cosa ne pensi se ti chiedo di reinterpretare De Andrè con un grande gruppo jazz?”. Io ho deglutito e trattenuto il respiro non so per quanto, perché è un artista decisamente difficile da affrontare. Ci ho pensato su un mese, e poi alla fine ho detto di sì».
E ha fatto bene: fin dalla prima, il concerto ha conquistato pubblico e critica...
«C'erano anche Ligabue e Dori Ghezzi a Correggio nel marzo 2016 per il debutto. Il loro apprezzamento ci ha fatto capire che la strada era giusta. Per me ogni volta è un'esperienza straordinaria, mi azzarderei a dire quasi mistica».
Perché?
«Perché nel vestire i panni di Marinella, Maria e le altre ogni volta mi stupisco di quanto De Andrè sia stato osservatore acuto e meticoloso della femminilità, e in assenza di giudizio. La domanda è: come ha fatto?».
Concerto tutto al femminile, quindi?
«No, per fare un bel concerto non poteva mancare lo sguardo “maschile” tipico delle canzoni d'amore».
Come avete costruito il repertorio, tra tanti artisti?
«Ognuno ha proposto qualcosa, poi ci siamo confrontati. Ed è stato fatto un lavoro straordinario sugli arrangiamenti: il jazz ha il suo spazio, ma non va a modificare la struttura armonica sotto al cantato. Le parole di De Andrè hanno un peso specifico fortissimo, quindi era giusto che la musica si adattasse a loro».
Siete musicisti di estrazione diversa: come avete trovato l'affiatamento?
«Sappiamo che ognuno di noi appartiene al suo mondo musicale, ma siamo tutti maturi per lasciare agli altri lo spazio necessario. Lo spettacolo è bello anche per questo, perché fa vedere come stili e modi di pensare diversi possano convivere e trovare un mood comune. Un po' come nella vita di tutti i giorni».
Com'è un concerto in provincia, e in montagna in particolare?
«Ideale, per me. Io da Rho mi sono trasferita in Val Seriana, a 700 metri. La città a volte è difficile da vivere, nei paesi è diverso. E questo sentimento entra nel concerto».
Donà, com'è nato questo progetto?
«L'idea è stata di Ero Righi di Ater: unire il jazz a musicisti pop o rock. Lo aveva già fatto con Modugno e Celentano, e nell'agosto 2015, quando ci siamo visti per un mio concerto, mi ha detto: “Cosa ne pensi se ti chiedo di reinterpretare De Andrè con un grande gruppo jazz?”. Io ho deglutito e trattenuto il respiro non so per quanto, perché è un artista decisamente difficile da affrontare. Ci ho pensato su un mese, e poi alla fine ho detto di sì».
E ha fatto bene: fin dalla prima, il concerto ha conquistato pubblico e critica...
«C'erano anche Ligabue e Dori Ghezzi a Correggio nel marzo 2016 per il debutto. Il loro apprezzamento ci ha fatto capire che la strada era giusta. Per me ogni volta è un'esperienza straordinaria, mi azzarderei a dire quasi mistica».
Perché?
«Perché nel vestire i panni di Marinella, Maria e le altre ogni volta mi stupisco di quanto De Andrè sia stato osservatore acuto e meticoloso della femminilità, e in assenza di giudizio. La domanda è: come ha fatto?».
Concerto tutto al femminile, quindi?
«No, per fare un bel concerto non poteva mancare lo sguardo “maschile” tipico delle canzoni d'amore».
Come avete costruito il repertorio, tra tanti artisti?
«Ognuno ha proposto qualcosa, poi ci siamo confrontati. Ed è stato fatto un lavoro straordinario sugli arrangiamenti: il jazz ha il suo spazio, ma non va a modificare la struttura armonica sotto al cantato. Le parole di De Andrè hanno un peso specifico fortissimo, quindi era giusto che la musica si adattasse a loro».
Siete musicisti di estrazione diversa: come avete trovato l'affiatamento?
«Sappiamo che ognuno di noi appartiene al suo mondo musicale, ma siamo tutti maturi per lasciare agli altri lo spazio necessario. Lo spettacolo è bello anche per questo, perché fa vedere come stili e modi di pensare diversi possano convivere e trovare un mood comune. Un po' come nella vita di tutti i giorni».
Com'è un concerto in provincia, e in montagna in particolare?
«Ideale, per me. Io da Rho mi sono trasferita in Val Seriana, a 700 metri. La città a volte è difficile da vivere, nei paesi è diverso. E questo sentimento entra nel concerto».
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