Gazzetta di Modena

Prignano, storie e volti del feudo dei Montecuccoli 

Prignano, storie e volti del feudo dei Montecuccoli 

A Montebaranzone la residenza prediletta di Matilde di Canossa

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PRIGNANO. Prignano sulla Secchia (da non confondere con Prignano Cilento in provincia di Salerno!) si erge a una altezza di 557 m. sul livello del mare e occupa una superficie di 79,67 kmq. Oggi gli abitanti sono 3.750 (erano 6.500 nel 1936, e nel 1991 erano scesi a 3.100). Così lo descriveva nel 1834 Giovanni Battista Rampoldi nel suo Corografia dell'Italia: “PRIGNANO o PORIGNANO, vill. degli Stati Estensi, prov. di Modena, dist. di Sassuolo, territorio di Pigneto, feudo dei Montecuccoli. La sua chiesa parrocchiale è plebana di due figliali, ma conta nullapiù di 550 abitanti. Di questa terra era nativo Bartolomeo Paganelli, poeta di facile vena, il quale fioriva in Modena nel XV secolo. Sta 19 miglia a libeccio da Modena e 18 a scirocco da Reggio. Nel vicino luogo chiamato Moncerato vi si tiene mercato al giovedì d'ogni settimana, e fiera di tre giorni dopo il 13 giugno”.

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Moncerrato (questo il vero nome) è assieme a Castelvecchio, Montebaranzone, Morano, Pescarola, Pigneto, Saltino e Sassomorello una delle frazioni di Prignano, sparse sulle colline. Sassomorello, sulla strada per Serramazzoni, prende il nome da un masso ofiolitico di colore scuro su cui sorge. Saltino, sul versante a nord del Monte Santa Giulia che scende verso il fiume Secchia, durante la Seconda guerra mondiale entrò a far parte della Repubblica di Montefiorino, e fu il teatro delle operazioni del gruppo partigiano "Monte Santa Giulia".

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Qui il 10 aprile 1945 perse la vita il comandante partigiano Mario Allegretti, Medaglia d'oro al Valor militare, a cui è stato intitolato il Liceo classico di Vignola. Nel territorio della frazione di Pigneto, sulla spianata "del Castellaro" alla sommità della rupe che si innalza sulla sponda destra del Secchia, nel tratto in cui riceve le acque del rio Pescarolo, il paleontologo Fernando Malavolti, tra il 1937 e il 1942, portò alla luce un villaggio neolitico. Il sito archeologico del Pescale era già stato scoperto alla fine dell'Ottocento. Matilde di Canossa fece di Montebaranzone una delle sue residenze predilette, e vi costruì uno dei fortilizi più importanti della collina tra il fiume Secchia e il torrente Fossa. Così descriveva Montebaranzone don Ferruccio Richeldi nel 1979 (era nato nel 1909), nel suo Montebaranzone e Pescarola...

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"Le case non sono più le povere case di un tempo, con poche stanze, con ruvidi pavimenti di sasso, con piccole finestre: case arredate rozzamente e con il puro necessario; ora le vecchie case sono state ringiovanite nella massima parte, perdendo purtroppo il sapore dell'antico, ma creando comodità e bellezza ai suoi abitanti; sono sorte pure qua e là case nuove, quasi ville, che splendono nel contorno ancora profondamente agricolo della frazione. Nei campi non si ode più il contadino che vociando sprona i buoi al lavoro dell'aratura, né si vede più l'agricoltore che con ampio gesto sacerdotale getta il seme sulle zolle arate … né si vedono più uomini vestiti di fustagno portarsi a piedi al mercato di Sassuolo, né donne a piedi con ceste di uova al braccio avviate in comitiva per la vendita nel capoluogo".
Il territorio che don Richeldi descrive è quello della sua infanzia. Ora tutto il nostro Appennino, compreso Prignano, ha superato la crisi demografica del secondo dopoguerra, quando si era costretti a cercare lavoro in pianura, magari nell'industria ceramica di Sassuolo.
Un territorio che ha una lunga storia, che il dottor Giovanni Berti ricostruì con grande passione nel suo Prignano. Notizie e ricerche storiche, pubblicato nell'ormai lontano 1952, ma più volte riedito.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com

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