Modena. «Riporto in scena “La scuola” sempre attuale dopo 25 anni»
Silvio Orlando al Michelangelo: «Ripropongo lo spettacolo più importante della mia carriera che partì da Modena nel ‘92, prodotto da Paolo Guerra, col titolo di Sottobanco»
MODENA. Arriva al Teatro Michelangelo lo spettacolo di punta della stagione 2016/2017. Dal 7 al 9 marzo (alle 21) in scena “La scuola” di Domenico Starnone per la regia di Daniele Lucchetti. Sul palco: Silvio Orlando, Vittoria Belvedere, Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Roberto Nobile, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini. Era il 1992 quando debuttò “Sottobanco”, spettacolo teatrale interpretato da un gruppo di attori capitanati da Silvio Orlando e diretti da Daniele Luchetti. Lo spettacolo divenne presto un cult, antesignano di tutto il filone di ambientazione scolastica tra cui anche la trasposizione cinematografica del 1995 della stessa pièce che prese il titolo “La scuola”. Fu uno dei rari casi in cui il cinema accolse un successo teatrale e non viceversa. Lo spettacolo era un dipinto della scuola italiana di quei tempi e al tempo stesso un esempio quasi profetico del cammino che stava intraprendendo il sistema scolastico.
A vent’anni di distanza è davvero interessante fare un bilancio sulla scuola e vedere cos’è successo. Il testo è tratto dalla produzione letteraria di Domenico Starnone. Siamo in tempo di scrutini in IV D. Un gruppo di insegnanti deve decidere il futuro dei loro studenti (uno in particolare, Carlino). Di tanto in tanto, in questo ambiente circoscritto, filtra la realtà esterna. Dal confronto tra speranze, ambizioni, conflitti sociali e personali, amori, amicizie e scontri generazionali, prendono vita personaggi esilaranti, giudici impassibili e compassionevoli al tempo stesso. Il dialogo brillante e le situazioni paradossali lo rendono lo spettacolo irresistibilmente comico.
«Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo più importante della mia carriera - spiega Silvio Orlando - Lo spettacolo grosso modo rispecchia quello del 1992 che si chiamava “Sottobanco”. Allora era partito proprio da Modena perché il produttore era Paolo Guerra, modenese doc».
Che mondo scolastico viene rappresentato?
«Viene rappresentata la scuola italiana di sempre, con i suoi disastri, i suoi piccoli eroismi, meschinerie. Le classi sono sempre composte, non si sa per quale alchimia, da uno bravissimo ed un altro che non studia. Complessivamente è una scuola di confine di una borgata romana in cui i professori, chi per scelta e chi per accanimento del destino, si ritrovano a lavorare e in grandi difficoltà con studenti che spesso non li considerano».
Speranze, ambizioni, conflitti sociali e personali, amori, amicizie e scontri generazionali. C'è di tutto.
«S'intrecciano vicende sentimentali, affettive, caratteriali, di visioni della vita di professori e studenti».
Come è la scuola di oggi?
«Da quello che si sente in giro la situazione è simile a quella del passato. Siamo ancora in piena bufera per la riforma della scuola. Il professore, oltre all'impoverimento economico, deve subire anche l'impoverimento di ruolo sociale».
L'abbandono scolastico è ancora una piaga sociale?
«È di quello che parliamo nella commedia. Alla fine tutto il dibattito ruota attorno ad uno studente che rischiamo di perdere. C'è chi lo vuole salvare a tutti i costi e chi lo vuole fare fuori. È l'eterno dilemma della scuola: accogliere tutti oppure forgiare solo professionisti?».
E i Carlino di oggi dove li mettiamo?
«Il professore che interpreto io pensa che un ragazzo presente in classe è sottratto alla strada. In aula è più tutelato, questo però ha un costo sociale. La vera funzione della scuola dovrebbe servire ai meno bravi. A volte si premia chi è già stato premiato dalla vita».
La Scuola segna anche il tuo ritorno a Modena.
«Ci mancavo da una decina di anni e sono contento di ritornaci. Credo che alcune scelte culturali ci abbiano creato complicazioni per arrivarci. Per me è un grande rammarico perché Modena è una città attiva dal punto di vista culturale e teatrale».
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