Gazzetta di Modena

Nelle foto racconti di esistenze 

di Michele Fuoco
Nelle foto racconti di esistenze 

Al Centro Muratori le immagini di Mauro Maletti. In mostra anche le sculture di Rinaldi 

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MODENA. Una fotografia non improvvisata, ma meditata in ogni costruzione scenica. In ciò si misura la novità della rappresentazione di Mauro Maletti impegnato al Centro Studi Muratori, dove sono esposte anche le sculture in legno di Gian Luigi Rinaldi. Per Maletti l'immagine deve passare attraverso un processo di rottura della sfera convenzionale. Nel senso che bisogna non fermarsi alla realtà quotidiana, ma reinventarla perché essa possa corrispondere al flusso di sentimenti, di memorie, di pensieri, di esperienze dell'artista, restauratore di dipinti antichi, ex insegnante di disegno e storia dell'arte e appassionato di cinema. Immagini, quindi, che acquistano la coscienza autonoma di nuove storie, come accade nella “Crocifissione”, dove sulla croce non è Cristo ma la Madonna, come madre capace di vivere in prima persona il tormento del figlio, facendosi portatrice del suo lungo calvario di sofferenze. Un'opera che vibra di intensa drammaticità e afferma la forza e la grandezza dell'animo femminile vocato sempre al sacrifico. Da notare che i continui spostamenti di scena non hanno nulla di provocatorio, ma tendono a legare il senso delle cose del passato e del presente, in un diverso ordinamento che contribuisce a rinnovare il racconto dell'esistenza dell'uomo. Così una veduta di New York, dalle sue atmosfere cupe, pare manifestare le sue ombre inquietanti, un altro paesaggio si offre come “isola dei morti”. Nell'energia figurale, basata su tonalità scure, scorrono la sofferta solitudine, la silente disperazione, la mestizia delle cose, la paura, stati di attesa inquieta, una riflessione muta di fronte all'indifferenza dell'uomo. I temi riguardano anche la femminilità sepolta, le tentazioni, l'inutile sacrificio, lo sgomento dell'effimero, la ricerca del nulla e il desiderio di libertà infranta. Per Maletti un irresistibile bisogno conoscitivo, lo stesso che troviamo nelle sculture di Rinaldi, il cui spaziante scavo nella natura gli consente di rinvenire vecchie ceppaie di castagni alle quali conferisce differenti forme di vita, come draghi, creature marine, minotauri, uccelli, fiori... L'artista frignanese avverte il legame profondo che lo unisce alla natura e scopre, nei legni abbandonati nei boschi, infinite possibilità di sviluppi iconografici, come “il grido di guerra”, “volo sull'onda”, “amici miei”. Qualità celate e portate alla luce con minimi interventi di seghe e scalpelli che consentono allo scultore un gioioso percorso di creazione che si completa con l'impiego di un opportuno colore che Rinaldi ha a lungo sperimentato.

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