Così l’obiettivo fa luce sul mondo
di Michele Fuoco
Una selezione di 250 opere di 95 artisti internazionali. Inaugurazione oggi alle 17
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MODENA. Una severa selezione di 250 opere (fotografie, video e installazioni) di 95 autori, tra le oltre 1200 immagini che Fondazione Cassa di Risparmio ha acquisito dal 2007, per la mostra “10 years old: il racconto del mondo...” che viene inaugurata oggi alle 17 al Foro Boario e resterà aperta fino al 30 aprile (da mercoledì a venerdì 15-19; sabato e domenica 11-19; chiusura: lunedì e martedì; ingresso 10 euro, ma è libero tutti i mercoledì e la prima domenica del mese, per aderire all'iniziativa del Mibact #domenicalmuseo). Quarantanove gli appuntamenti espositivi in 10 anni di attività e i nomi eccellenti non mancano, anche perché si è spaziato in 70 paesi del mondo per individuare le figure più prestigiose, affermate o emergenti, alcune delle quali hanno attirato a Modena migliaia di visitatori, anche da altre città. E i campioni sono presenti in questa rassegna, a cura di Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia, e di Chiara Dall'Olio: Ansel Adams, Robert Adams, Nobuyoshi Araki, Robert Frank, Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Edward Weston, Richard Avedon, Pieter Hugo, Adrian Paci, Stephen Shore, Garry Winogrand, Wolfgang Tillmans, Minor White, Ai Weiwei... e pure gli italiani Olivo Barbieri, Franco Fontana, Luigi Ghirri (modenesi) Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Walter Niedermayr... «Una mostra - afferma Maggia - non in ordine alfabetico. Abbiamo cercato di far dialogare gli artisti, operanti dagli anni ‘70 ad oggi, con le loro tematiche riguardanti l'integrazione, l'identità personale, culturale e religiosa. Gli autori interagiscono magari con gli stessi soggetti che pure si presentano ampiamente differenziati nella rappresentazione». E tra arte e vita c'è un legame indissolubile, soprattutto quando si tratta di problemi sociali e politici che gli artisti hanno tristemente sperimentato in modo diretto. Parliamo di conflitti politici e razziali nell'Europa dell'Est, nel Medio Oriente, nel Sud Africa; della violazione dei diritti umani, della libertà di espressione. «Tante opere - continua il direttore - le abbiamo acquisite anche come oggetto di studio e di approfondimento, perché noi non abbiamo la pretesa di essere un museo, ma qualcosa di vivo con l'intento di fare capire la contemporaneità. E ciò dà valore alla città e alla sua storia. Abbiamo certamente la più importante collezione di fotografia in Italia, e tra le prime a livello internazionale». La mostra, che è anche una sorta di verifica delle ferite e del sentimento del nostro tempo con i suoi continui cambiamenti, va vista anche nel linguaggio che si dirama in diverse declinazioni, con sviluppi disciplinari e segni di mutazioni, con diversità di generi, dal ritratto al paesaggio e al reportage. A fondamento della scelta delle immagini c'è, in ogni caso, la qualità determinata dallo stupefacente modo di raccontare, dal piacere dell'invenzione, dalla rivelazione inattesa.
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