Gazzetta di Modena

Venezia interpretata dai maestri dell’Ottocento 

di Michele Fuoco
Venezia interpretata dai maestri dell’Ottocento 

Da Art Consulting in via Farini, “Memories of Serenissima”, venti opere già esposte a New York

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MODENA. Al fascino di Venezia non poteva sottrarsi lo sguardo di campioni della pittura dell'Ottocento e dei primi del Novecento. Parliamo di Giovanni Boldini, Gugliemo Ciardi e i figli Beppe e Emma, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Ettore Tito, Federico Zandomeneghi, Pietro Fragiacomo, Angelo Dall'Oca Bianca, Alessando Milesi, Eugenio De Blaas, Antonio Rotta, Rubens Santoro, Vittorio Emanuele Bressanin che Marco Bertoli, ha scelto per la mostra “Memories of Serenissima”, in febbraio, all'Istituto Italiano di Cultura di New York, e da oggi, dalle 10, presso lo studio “Art Consulting”, in via Farini 56. E' una pittura da rivivere nell'incontro tra memorie e partecipazione emotiva, le stesse che hanno nutrito l'energia creativa di questi artisti, le cui opere sviluppano una polifonia cromatica, con il coraggio, in numerosi casi, di ripensare il nuovo riallacciandosi al discorso dei maestri del passato. Il linguaggio non nega mai di farsi portatrice dell'esperienza del reale in una struttura compositiva forte che si edifica per crescita di emozioni, di sentimenti, di estasi e di passioni per luoghi e personaggi della laguna. Gli scorci vengono accarezzati, in modo amorevole dal colore, per quel malinconico e beatificante mondo di luce che Venezia sa offrire, anche negli ambienti più umili dove le azioni si esplicano nella loro genuinità. E quel ritmo festoso, di apertura d'animo alle manifestazioni di gioia, di sguardi e gesti recano la “festa di battesimo” di De Blaas, laziale trapiantato a Venezia; la “lettura della lettera”, che coinvolge due ragazze, di Zandomeneghi, autore anche di una splendida signora, col ventaglio, nella serra; “il cantastorie” che concentra su di lui l'ttenzione della famiglia, di Bressanin; i “bimbi”, affettuosamente custoditi dalla madre, di Ettore Tito. Opera corale è quella di Antonio Rotta che, nel 1859, porta sulla tela l'esultanza di coloro che partecipano alla festa del Redentore a Venezia. Di connotazione romantica è la scena di Santoro, originario di Cosenza, che esalta lo scorcio di un canale, con un campanile alle spalle, dove le gondole accolgono le signore e turisti del tempo. Ma si registra anche, in un dipinto di Luigi Nono, il tormento di una madre per il bambino malato.
Si avverte, in questi dipinti, la necessità di un vigile controllo formale, pur tra espressioni e sensibilità differenti, rivolte alla comprensione anche dell'intimità, come nelle figure della “famiglia del gondoliere” di Milesi che segue la lezione di Favretto, capace di raggiungere nella “popolana seduta” anche esiti della scuola dei macchiaioli, senza venir meno a una sicura abilità tecnica manifestata nella quadro “erbe e frutta”. A questi artisti non viene mai meno la preziosa ricercatezza di luci che Gugliemo Ciardi imprime alle barche dei pescatori in laguna, dove è chiara la sua adesione alla poetica dei macchiaioli che egli sembra trasmettere, in parte, alla figlia Emma (bisbigli) e al figlio Beppe (barca al tramonto). Passa attraverso l'esperienza parigina e, quindi, impressionista, “Punta della dogana” del raffinato Boldini che nella Ville Lumière è vissuto a lungo e morto nel 1931. Di impronta divisionista è, invece, l'opera “i nostri figli" di Dall'Oca Bianca”. La mostra, aperta fino all'8 aprile (10-13, 15-18; chiusura: domenica) merita una visita, visto anche il successo avuto a New York, dove Bertoli, esperto soprattutto della pittura del XIX secolo, ha fatto conoscere, dal 2014, presso l'Istituto Italiano di Cultura anche i macchiaioli e gli artisti del Sud Italia.

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