Gazzetta di Modena

Modena, “Peperoni difficili”: riflessione ironica sul senso della verità

di Nicola Calicchio
Modena, “Peperoni difficili”: riflessione ironica sul senso della verità

Ultimo appuntamento per la stagione di prosa al Michelangelo. Da oggi a giovedì, alle 21, la commedia “Peperoni difficili” di Rosario Lisma (anche attore e regista), una produzione Teatro...

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MODENA. Ultimo appuntamento per la stagione di prosa al Michelangelo. Da oggi a giovedì, alle 21, la commedia “Peperoni difficili” di Rosario Lisma (anche attore e regista), una produzione Teatro Franco Parenti in collaborazione con Jacovacci e Busacca. Sul palco Anna Della Rosa, Ugo Giacomazzi, Rosario Lisma e Andrea Narsi. La commedia si ispira alla tradizione umoristica del ‘900 e alla commedia all’italiana. Ambientato nella cucina di un giovane parroco di provincia, “Peperoni difficili” si ispira a una piccola vicenda realmente accaduta e pone domande sul “mentire a fin di bene”, sulla verità e il diritto di dirla o di saperla. I personaggi coinvolti, oltre al parroco, sono la sua bellissima sorella volontaria in Africa, un bidello allenatore della squadra dell’oratorio, un bancario, colto, brillante e stranamente inconsapevole di essere spastico. Si tratta di uno spaccato di vita quotidiana. Rosario Lisma interpreta e dirige un testo coraggioso e controcorrente sul rapporto tra verità e fede.
«Nel 2011 - spiega Lisma - ho raccolto un aneddoto realmente accaduto. Un mio amico spastico, colto, brillante e intelligente, non credeva che fosse così evidente il suo stato fisico. Quando si è innamorato di una ragazza intelligente e sincera, il problema si è posto. È andato da un altro amico che gli ha fatto notare che, effettivamente, il suo problema era evidente. È stato così scaraventato in una situazione di dubbio esistenziale. Ho pensato che fosse una bella storia da raccontare».
Due modi opposti di vivere e di pensare?
«C'è chi insegue, quasi ideologicamente, in maniera assolutistica, il principio della verità a tutti i costi e chi invece pensa che la verità non abbia la priorità. A volte l'amore può far dire bugie in nome della verità più alta rispetto alla cronaca o alla storia. Ci può essere qualcosa di vero che non è giusto mentre ci può essere qualcosa di giusto anche se non è vero».
Si è ispirato alla tradizione umoristica del '900 e alla commedia all'italiana?
«Con una punta di orgoglio voglio dire che è bello riscoprire e salire sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto nel nostro Paese. La scena contemporanea ultimamente si è appiattita proponendo commedie leggere senza nessun tipo di approfondimento sull'animo umano, oppure scimmiottare il teatro inglese, francese e tedesco che hanno poco a che fare con il nostro modo di vivere. Se ci guardiamo alle spalle abbiamo De Filippo, Pirandello, il cinema in cui siamo stati maestri. E un realismo che spesso ha scelto la cifra dell'umorismo».
Le piace portare sulla scena pezzi di vita quotidiana.
«Mi piace raccontare le storie di tutti. Sono belli i classici, è bello approfondire le altre culture ma poi di noi, delle nostre cose, dei nostri incubi chi ne parla? Mi piace raccontare ciò che mi circonda».
È una commedia agrodolce in cui, però, si ride tanto.
«La sfida era proprio questa: parlare sicuramente di grandi principi come la verità dal punto di vista filosofico e teologico, di amore, di relazione, di fatica di vivere, però con il lessico della commedia».
È vero che ha fatto fatica a trovare un produttore?
«Quando l'ho scritta due o tre produttori con cui c'era stima reciproca, non l'hanno voluta produrla. La storia di cui parlavo pensavano che fosse folle ed invece ha funzionato. Questo fatto mi ha messo molti dubbi. Poi invece ho trovato il Teatro Franco Parenti che ha creduto nel progetto. Proprio a Modena festeggeremo le nostre prime 130 repliche».

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