Gazzetta di Modena

Tra i gioiosi labirinti di Barbieri 

di Michele Fuoco
Tra i gioiosi labirinti di Barbieri 

Al Centro Studi Muratori, da domani, anche gli interventi murali del restauratore modenese 

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MODENA. Due cicli di opere, dal 2009 al 2012, di Carlo Barbieri per la mostra, da domani, alle 17, al Centro Studi Muratori. Da un parte composizioni come interventi murali, dall'altra i dipinti a tecnica mista che vanno sotto il nome di “labirintico”. Evidente come l'artista preferisca nelle tecniche “murali” la sostanza della materia, a base di caseato di calce, perché l'opera possa assumere il carattere di affresco. Un affresco particolare, dove prendono risalto i collages con pezzi di giornali, per una maggiore stratificazione dell'immagine in cui pare dibattersi il senso degli eventi quotidiani e manifestarsi i molti aspetti della vita, carichi di ricordi. Vengono infrante le tradizionali regole formalistiche perché l'opera possa aprirsi ad un nuovo linguaggio, quello contemporaneo. Resta vivo il legame con la pratica del restauratore che ha visto Barbieri protagonista indiscusso nel Duomo di Parma, nella Cappella Bellincini della Cattedrale di Modena, nella sala del Fuoco del Palazzo Comunale, alla Pinacoteca Estense e in chiese modenesi, a Palazzo Ducale di Sassuolo, nella chiesa della Sagra a Carpi, nel Santuario della Ghiara a Reggio Emilia... Un'operatività svolta, con mano esperta e consapevole, per circa mezzo secolo pure nel suo laboratorio di via Salgari, dove ha portato tantissimi quadri antichi al recupero della bellezza originaria. Con la pittura, svolta non sempre con continuità, Barbieri ha cercato e trovato il piacere della libertà, dell'invenzione, ponendosi sulle orme di famosi artisti italiani (Dova, Crippa, Carrà, Matta che ha conosciuto a Milano) e stranieri (Gorky), avverando sulla tela presenze spesso enigmatiche e trasgressive, vicine a ricerche del nostro tempo. Un linguaggio di tessiture astratte e dinamiche caratterizza i dipinti “labirintici”, dove i colori compenetrandosi tra loro seguono percorsi che si moltiplicano, come arabeschi, decorazioni gotiche, quasi a scandire ritmi di danza. Forte è la tensione rappresentativa, con declinazioni informali, che deriva anche dalla lezione, all'Istituto Venturi, di Spazzapan, Vecchiati e Quartieri e, alla bottega milanese, del maestro restauratore Ottemi Della Rotta. Nella saletta sono esposte le incisioni realizzate, nel 2002, da 10 artisti per aiutare, con la vendita (presentazione di Guglielmo Zucconi), il recupero del complesso monumentale di San Domenico. Gli autori sono Erio Baracchi, Sergio Bigarelli, Alberto Cavallari, Gian il Camponese, Sandro Pipino, Cristina Roncati, Franca Semprebon, Claudio Spattini, Pier Luigi Testi e Ermanno Vanni.

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