César Brie al Teatro delle passioni con "La volontà"
MODENA. L'argentino César Brie, è in scena dal 6 al 13 aprile alle Passioni con uno spettacolo che mette al centro l’opera della scrittrice Simone Weil.
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MODENA. Uno dei principali attori e registi teatrali contemporanei, argentino César Brie, è in scena da stasera al 13 aprile alle Passioni con uno spettacolo che mette al centro l’opera della filosofa e scrittrice francese Simone Weil. Una produzione non semplice, messa in scena in vari luoghi d’Italia, Europa e Sud America, intitolata “La volontà“ e condotta come un lungo dialogo tra la pensatrice francese deceduta nel 1943 a soli 34 anni nell’ospedale di Ashford nel Kent e un infermiere immaginario interpretato dallo stesso Brie che firma anche la regia.
«In scena l’attrice Catia Caramia - spiega il regista - restituisce la forza rivoluzionaria del suo pensiero dando voce ad alcuni suoi scritti, mentre io vesto i danni di un personaggio immaginario, Carlo Manfredi, che rievoca le figure maschili decisive nella vicenda di Simone: il padre, il poeta Joe Bousquet, e il domenicano Joseph-Marie Perrin».
In questa intervista César Brie, che a breve da Rimini dove risiede tornerà ad abitare nell’amata Argentina, racconta come si è avvicinato all’opera della Weil.
Perché uno spettacolo dedicato a questa autrice?
«Ho scelto di dedicarmi a lei - risponde - perché la leggo da molto tempo e il suo pensiero mi ha cambiato dentro. È morta molto giovane e per molto tempo il suo pensiero non era diffuso anche perché in vita non ha pubblicato nulla. Il motivo? Era una autrice scomoda che ebbe una vita tragica ed eccezionale, per questo ho voluto farle un omaggio».
Qual è il cuore del suo spettacolo?
«La Weil è stata una operaia, sindacalista, insegnante, scrittrice, storica, poetessa, drammaturga, combattente, filosofa, contadina e morì giovanissima di stenti, in esilio. Si occupava degli esseri umani, ma dimenticava se stessa, era una figura tragica che però nei suoi scritti è stata una delle prime persone a denunciare l’uso strumentale dei sindacati da parte dei partiti politici. Ha denunciato i crimini staliniani, ma compiuto una radiografia di Hitler prima che salisse al potere e ha detto della crisi dei comunisti e dei socialdemocratici che favorirono l’ascesa del dittatore. Era con De Gaulle e scrisse con largo anticipo di forme di democrazia non legata tradizionalmente ai partiti. Insomma un grande personaggio».
È stato complicato mettere in scena questa figura?
«Sì complesso, anche se la struttura è particolarmente semplice, con una attrice che interpreta lei e io che interpreto l’infermiere: lei sta delirando a pochi giorni dalla morte e i due dialogano e litigano».
Il pubblico come reagisce ad ascoltare le tante riflessione dell’autrice ebrea?
«Il nostro spettacolo è andato molto bene in Argentina dove abbiamo vinto numerosi premi tra cui quello della miglior opera drammaturgica. Lo abbiamo già messo in scena da molte parti, a Milano, a Bergamo e in altri luoghi dell’Emilia Romagna».
Ora tocca a Modena.
«Sono sempre molto felice di venire al teatro delle Passioni, dove ho lavorato spesso e mi piace molto la piazza modenese. Penso che questa sia la mia ultima volta qui perché presto ho intenzione di trasferirmi in Argentina».
Sabato 8 aprile, al termine della recita presso il Teatro delle Passioni, la compagnia teatrale incontrerà il pubblico.
Sarà presente anche Alberto Bertoni, professore di letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna (ingresso libero). Per informazioni sui biglietti (da 25 a 10,5 euro) dello spettacolo tel. 059.2136021 e www.emiliaromagnateatro.com.
Stefano Luppi
«In scena l’attrice Catia Caramia - spiega il regista - restituisce la forza rivoluzionaria del suo pensiero dando voce ad alcuni suoi scritti, mentre io vesto i danni di un personaggio immaginario, Carlo Manfredi, che rievoca le figure maschili decisive nella vicenda di Simone: il padre, il poeta Joe Bousquet, e il domenicano Joseph-Marie Perrin».
In questa intervista César Brie, che a breve da Rimini dove risiede tornerà ad abitare nell’amata Argentina, racconta come si è avvicinato all’opera della Weil.
Perché uno spettacolo dedicato a questa autrice?
«Ho scelto di dedicarmi a lei - risponde - perché la leggo da molto tempo e il suo pensiero mi ha cambiato dentro. È morta molto giovane e per molto tempo il suo pensiero non era diffuso anche perché in vita non ha pubblicato nulla. Il motivo? Era una autrice scomoda che ebbe una vita tragica ed eccezionale, per questo ho voluto farle un omaggio».
Qual è il cuore del suo spettacolo?
«La Weil è stata una operaia, sindacalista, insegnante, scrittrice, storica, poetessa, drammaturga, combattente, filosofa, contadina e morì giovanissima di stenti, in esilio. Si occupava degli esseri umani, ma dimenticava se stessa, era una figura tragica che però nei suoi scritti è stata una delle prime persone a denunciare l’uso strumentale dei sindacati da parte dei partiti politici. Ha denunciato i crimini staliniani, ma compiuto una radiografia di Hitler prima che salisse al potere e ha detto della crisi dei comunisti e dei socialdemocratici che favorirono l’ascesa del dittatore. Era con De Gaulle e scrisse con largo anticipo di forme di democrazia non legata tradizionalmente ai partiti. Insomma un grande personaggio».
È stato complicato mettere in scena questa figura?
«Sì complesso, anche se la struttura è particolarmente semplice, con una attrice che interpreta lei e io che interpreto l’infermiere: lei sta delirando a pochi giorni dalla morte e i due dialogano e litigano».
Il pubblico come reagisce ad ascoltare le tante riflessione dell’autrice ebrea?
«Il nostro spettacolo è andato molto bene in Argentina dove abbiamo vinto numerosi premi tra cui quello della miglior opera drammaturgica. Lo abbiamo già messo in scena da molte parti, a Milano, a Bergamo e in altri luoghi dell’Emilia Romagna».
Ora tocca a Modena.
«Sono sempre molto felice di venire al teatro delle Passioni, dove ho lavorato spesso e mi piace molto la piazza modenese. Penso che questa sia la mia ultima volta qui perché presto ho intenzione di trasferirmi in Argentina».
Sabato 8 aprile, al termine della recita presso il Teatro delle Passioni, la compagnia teatrale incontrerà il pubblico.
Sarà presente anche Alberto Bertoni, professore di letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna (ingresso libero). Per informazioni sui biglietti (da 25 a 10,5 euro) dello spettacolo tel. 059.2136021 e www.emiliaromagnateatro.com.
Stefano Luppi
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