Gazzetta di Modena

“Porcile” di Pasolini, la rilettura “emotiva” di Valerio Binasco

“Porcile” di Pasolini, la rilettura “emotiva” di Valerio Binasco

Questa sera alle 21 al Teatro Fabbri, domani, alle 20, e domenica, alle 15.30, allo Storchi di Modena, va in scena “Porcile”

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VIGNOLA E MODENA. Questa sera alle 21 al Teatro Fabbri, domani, alle 20, e domenica, alle 15.30, allo Storchi di Modena, va in scena “Porcile”, dramma in undici episodi che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1966 e che poi, nel 1969, trasformò nell’omonimo film. Firma la regia di questo allestimento Valerio Binasco, che si approccia al testo di Pasolini in modo antiaccademico ed emotivo.
Del testo Binasco non sposa la causa della stravaganza lessicale, della metafora filosofica, politica o poetica, dei simbolismi, della caricatura alla Grosz, con al centro di tutto il personaggio di Julian come esempio di eroe moderno, afasico, straniato e odiosamente saccente. La scelta, piuttosto, è quella di raccontare “Porcile” come una ‘storia’, senza concettualismi, attenuando e mettendo in secondo piano satira, metafora e stile e cercando ciò che di realistico e umanamente semplice Pasolini ha nascosto dentro alle sue scene, come se fosse una commedia quasi ‘normale’, con “qualcosa di molto naif e borghese come una trama”, resa da Binasco molto evidente, piena di profondità psicologica e, a tratti, anche commovente.
«In Porcile - afferma infatti Binasco - la trama si sviluppa nella Germania del dopo nazismo, nel momento in cui la borghesia con il suo modo globalizzante di intendere la democrazia ha preso il Potere e lo gestisce».

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