Gazzetta di Modena

Modena. “The game”, una riflessione sul controllo della fortuna

Modena. “The game”, una riflessione sul controllo della fortuna

Alle 21 di questa sera il “Mentalista” Francesco Tesei al Michelangelo col suo nuovo spettacolo Stupefacenti esperimenti su come funzionano la dea bendata e la nostra mente

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MODENA. Si intitola “The Game” lo spettacolo del mentalista Francesco Tesei in scena, alle 21 di oggi, al Michelangelo. Con questo lavoro Tesei continua a stupirci dopo aver emozionato in questi anni a teatro più di 100mila spettatori. In una puntata del suo programma (Il Mentalista - in onda su Sky), durante una sfida con un campione di scacchi, Francesco ha spiegato: «Io sono un mentalista: non ragiono in termini di vittoria o di sconfitta. Quella che a me interessa è il controllo». È proprio il controllo dei pensieri, delle scelte, e delle loro conseguenze, ad essere il focus di “The Game”, alla ricerca degli “incantesimi della mente” che permettono di fare accadere le cose. Uno spettacolo di mentalismo è diverso da qualsiasi altro spettacolo di teatro: il mentalista non si limita a recitare un testo, ma interagisce con il pubblico in una serie di “giochi” il cui esito è appeso ad un filo molto sottile. «Sicuramente questo è il mio migliore spettacolo - spiega Tesei - Mi sta dando grandi soddisfazioni ed è molto apprezzato dal pubblico. È uno spettacolo che stupisce e diverte ma che fa anche ragionare, in questo caso, sulla parola fortuna».
Quindi, la sfida è quella di controllare la fortuna?
«Esatto. Quando giravo con lo spettacolo precedente il pubblico, in modo scherzoso, mi chiedeva sempre se ero in grado di dare i numeri fortunati al gioco. Ho preso questa domanda alla lettera ed ho confezionato “The Game” dove si gioca sul fatto di vincere al superenalotto o alla lotteria. Alla fine la sfida è quella di cercare di capire come funziona la fortuna e se è possibile controllarla. Sarebbe meglio capire come funzioniamo noi, come funziona la nostra mente, è questa la cosa che a me interessa in quanto mentalista. Io dico che non ho nessun potere di indovinare i numeri. Noi vediamo la fortuna come qualcosa di esterno a noi, ma forse noi stessi giochiamo un ruolo importante nei confronti della fortuna».
Illusionismo o psicologia?
«Un po' l'uno e in po' l'altra. Il mentalismo è una via di mezzo, è una forma d'arte che fonde lo stupore di chi fa l'illusionista puntando il dito verso la psicologia. Sono i nostri pensieri che condizionano le nostre azioni e i risultati che otteniamo. A me piace rimanere al confine anche per creare un po' di mistero».
Conoscere meglio la mente aiuta nella vita di tutti i giorni?
«Senza dubbio. Anche se a volte essere razionali non è la scelta migliore».
È vero che il mentalismo aiuta a rispondere a domande altrimenti destinate a rimanere senza risposte?
«Il mentalismo può dare qualche risposta come può darla qualsiasi tipo di arte. Anche una poesia, una canzone, un film sono in grado di darle».
Il pubblico è parte integrante dello spettacolo?
«Sicuramente, questa è una carateristica dei miei lavori. In The Game la gente ha un ruolo da protagonista. Anzi, alcuni spettatori saranno con me sul palco».
Nicola Calicchio

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