La città come una gabbia geometrica nelle opere di Anna Armellino
La città inquietante, assurda indaga Anna Armellino con le sue opere pittoriche e disegni, alla Galleria ArtSì, in via Fonte d'Abisso 10.
MODENA. La città inquietante, assurda indaga Anna Armellino con le sue opere pittoriche e disegni, alla Galleria ArtSì, in via Fonte d'Abisso 10. Una città che si fa prigione, da cui è difficile fuggire. Si connota di una fitta rete di segni, linee di precarietà, di mutazioni. Tante tessiture eterogenee, ad acrilico o tecnica mista, che si pongono come stratificazioni, soprastrutture nel tempo che edificano luoghi del disagio, del pathos dell'essere e del divenire, raccontando il loro destino di marginalità, il dolore e le ferite che attraversano il cuore degli uomini.
Le metropoli non fanno riferimenti a determinate località, ma anche le invenzioni, nella loro autonomia di rappresentazione, nascono in rapporto all'esperienza che l'artista vuole comunicare, rompendo i rigidi schemi tra figurazione e estrazione. È dalla combinazione e energia delle strutture segniche che si misura il significato delle immagini che pure rimandano alla città cinese di Yiwu, trasformatasi da villaggio abbandonato a centro mondiale di esportazioni di oggetti di consumo (soprattutto addobbi di Natale); ai ghetti di periferie urbane, a facciate di case, a planimetrie di città e ad alberi spogli.
È “un'analisi - scrive la critica Alessandra Redaelli - di quanto la città sia diventata gabbia, costrizione, addirittura elemento disgregante di quella socialità che all'origine avrebbe dovuto favorire. I segni neri ricorrenti delle inferriate e delle griglie servono a sancire questà realtà di solitudine e di alienazione”. L'opera è concepita come “un'autentica selva che si è sovrapposta all'originaria, quella naturale che stenta - nota l'architetto Marco Malena - ad esprimere qualità estetica. Perché le nostre città non ci rappresentano più, con centri storici sempre più omologati e periferie dimenticate. La norma è l'abuso”.
In un massimo potenziale di intrighi di elementi dirompenti l'artista modenese (amante della musica, conduce per diversi anni programmi radiofonici di black music) cerca di trovare una “via d'uscita”, affidando tale compito a Mr. Exit che si presenta in veste grafica di sorrisdente figura stilizzata ad inchiostri o nel segno di varie tecniche calcografiche. «La sua nascita risale - dice la Armellino - al mio primo viaggio a New York. Rimasi stupita, non avevo mai visto tanti cartelli con quella parola “Exit”, fino a pensare che uno di quei problemi prioritari della “Grande Mela”, fosse garantire una via d'uscita...».
Così nacque il personaggio e poi un libro d'artista, del Laboratorio di Arte Grafica di Modena di Roberto Gatti, con 12 incisioni e brevi testi di Andrea Chiesi e Sergio Padovani, del sassofonista jazz Rosario Giuliani, del batterista Massimo Manzi, del giornalista Alessio Galea, del penalista Rocco Alagna. Un libro, in 400 esemplari, voluto da una casa farmaceutica. La mostra, dal titolo “Exit City”, a cura di Maria Teresa Mori, resterà aperta fino al 7 maggio.
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