Maestri nella collezione Cattelani
di Michele Fuoco
Al Salotto del Muratori i lavori di Schifano, Maselli, Kostabi, Andersen, Perez, Ghermandi
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VIGNOLA. Una mostra, fino al 25 aprile, al Salotto di L.A. Muratori per immergersi nella cultura visiva del '900, grazie ad opere scelte dalla famosa collezione Cattelani che Marco Fornaciari ha disposto a meraviglia negli spazi di via Selmi. Il generoso e “religioso” Carlo Cattelani se n'è andato oltre 15 anni fa, ma i figli Tiberio e Fabio e tutta la famiglia custodiscono gelosamente le opere, senza rinunciare a metterle a disposizione per eventi particolari, come la rassegna sull'arte sacra a Verona di 10 anni fa, e ora per la festa della fioritura. Tanti i nomi di spicco: Titina Maselli (1924-2005) con due opere di connotazione astratta, come esiti di una ricerca che passa attraverso la Pop Art, dopo il soggiorno a New York; Mario Schifano con un albero (serigrafia) dedicata a Fabio; il milanese Pompeo Borra (1898-1973) con la sua pittura metafisica e di realismo magico (donne e battaglia); il torinese Albino Galvano (1907-1990), filosofo e storico dell'arte, di cultura antifascista, con un'opera (un sorta di chitarra elettrica scomposta in struttura geometrica) rimanda al Movimento di Arte Concreta (Mac); il bolognese Bruno Pulga (1924-1992) con un dipinto astratto. Di connotazione figurativa è la bagnante di Gianmarco Montesano, il “Sacro Cuore” del veronese Maurizio Taioli, la maschera, di tragico espressionismo, del palermitano Cusumano, regista, drammaturgo e direttore d'orchestra, l'angelo che cattura le anime di Lorenzo Bonechi,, il fanciullo del britannico James Rielly, il paesaggio del tedesco Peter Angermann, la costruzione industriale del serbo Damian Giacov, elementi di pubblicità, di struttura composita e neopop, di Malipiero. Spicca l'omaggio dell'americano Mark Kostabi a De Dominicis. Stranieri sono Mark Brusse e Hermann Nitsch autore di “relitto”. Nel “dialogo silenzioso” il livornese Fabio Peloso richiama diverse culture religiose. Scava nell'immagine, con un lavoro mentale, la genovese Renata Boero. In mostra (collaborazione di Enrico Manelli) anche sculture in bronzo. Giganteggia, per imponenza, il “trofeo” di Augusto Perez (Messina 1929 - Napoli 2000) che, non rinunciando alla dimensione classica, porta ad inquietante deformazione le due figure: femminile e maschile. La campana, che acquista le caratteristiche del viso umano, del danese Andersen del movimento “Fluxus” che invita a suonare, con un martellino, per imporre il silenzio. Delicate, tra figurazione e strazione, le sculture (notte di bronzo) di Quinto Ghermandi (1916-1994), docente all'Accademia di Firenze e di Bologna.
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