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Modena, Franzoni interpreta il dualismo di Bacon in “Caro George”

Modena, Franzoni interpreta il dualismo di Bacon in “Caro George”

MODENA. Istrionico, narcisistico, sentimentale ed egocentrico. Tutte le sfaccettature di Francis Bacon, grande pittore irlandese del Secolo Breve, omonimo di quel filosofo a cui – pare – deve anche...

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MODENA. Istrionico, narcisistico, sentimentale ed egocentrico. Tutte le sfaccettature di Francis Bacon, grande pittore irlandese del Secolo Breve, omonimo di quel filosofo a cui – pare – deve anche qualche gene in linea paterna. Questa sera e domani, al Teatro delle Passioni, l’attore Giovanni Franzoni metterà in scena il monologo “Caro George”, una pièce creata nel 2010 dal drammaturgo Federico Bellini e diretta da Antonio Latella, regista italiano che nei suoi 20 anni di carriera ha già collezionato vari premi teatrali, tra i quali il Premio Gassman, e che recentemente è diventato direttore della Biennale di Venezia.
«Questo lavoro era nato all’interno di Fondamentalismi, un ampio progetto concepito per indagare le vite di individui pronti a tutto per raggiungere un obiettivo – afferma il regista – Francis Bacon era tra questi: un uomo che sacrifica amori, affetti, e sentimenti per potersi esprimere attraverso l’arte». Il monologo è ambientato nel momento di svolta della carriera di Bacon: nel 1971 una retrospettiva lo consacra come uno dei più grandi pittori del suo tempo, ma alla vigilia della mostra l’artista non vuole accanto a sé l’amante George Dyer, suo modello in diversi dei quadri esposti al Grand Palais. George si toglie la vita nel bagno della camera d’albergo dove sono entrambi ospiti, segnando così il fallimento sentimentale ed esistenziale di Bacon, coincidente proprio col suo maggior successo artistico. Il dualismo dell’esistenza diventa la chiave di lettura dell’opera di Bellini, evidenziata dalla capacità di Franzoni di entrare nel dicotomico Bacon, scisso tra ego e amore. Con una scenografia minimalista che incarna la materia dei quadri del pittore irlandese, in un’evidente citazione della sua intera opera, il palco diventa solo il supporto a un dirompente Franzoni nei panni di Francis, e in seguito del suo amante, in un flusso che ripercorre esteticamente anche le correnti artistiche predilette dal pittore, dalla frammentazione cubista all’agonia espressionista e la massima crudità è nell’interpretazione del suicidio di Dyer. L’interpretazione dei due personaggi di Bacon e Dyer ha portato all’identificazione con questi? «Più che identificazione direi che è interpretazione pura - spiega Giovanni Franzoni - anche perché risulta difficile identificarsi con Francis: spesso interpretava pubblicamente il suo stesso personaggio, con una perenne autocorrezione, con uno stile un po’ studiato, in un atteggiamento che ricorda la formalizzazione precisissima dello studio dei suoi quadri. Lui coglieva la sensazione che un soggetto gli comunicava, cercando di fermare l’impressione che riceveva dall’emanazione del suo modello. Io ho provato ad applicare questa modalità per interpretare il suo personaggio, cogliendo l’emanazione del soggetto».
Agnese Facchini

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