Pavullo. Mac Mazzieri: la stagione si chiude con la grande danza
La compagnia EkoDance Project di Pompea Santoro presenta “Gli Atti Bianchi” con i momenti più significativi di capolavori come “Giselle” e “Il Lago dei Cigni”
PAVULLO. Come tradizione ormai, la stagione teatrale del Mac Mazzieri di Pavullo, curata per il secondo anno da Ater nell’ambito del Circuito Regionale Multidisciplinare, si chiude con un grande spettacolo di danza contemporanea. L'appuntamento stasera alle 21 è con “The White Acts – Gli Atti Bianchi di Mats Ek”, che propone un originalissimo abbinamento di estratti da due leggendarie riscritture dei grandi classici firmate dal celebre coreografo svedese: “Giselle” (1982) e “Il Lago dei Cigni” (1987), con le musiche di Adolf Adam e Pyotr Tchiakovsky. Sul palco, la Compagnia EkoDance Project di Pompea Santoro, tra le grandi danzatrici, solista e prima ballerina del Cullberg Ballet famoso proprio per il suo coreografo Mats Ek, che l'ha ispirata per più di 30 anni. È lei ad aver curato personalmente la messa in scena di uno spettacolo in cui crede moltissimo, anche per il suo valore “educativo”.
Santoro, perché “Gli Atti Bianchi?”
«Perché domina il bianco nelle due opere, di cui vediamo i secondi atti. In Giselle la storia classica è riambientata in un manicomio, tra donne profondamente ferite da persone amate o da esperienze vissute, dove arriva l'uomo pentito in cerca di perdono. Nel Lago dei Cigni invece gli animali non sono più il simbolo della candida e timorosa bellezza femminile ma dell'essere umano nella sua espressione più reale: la grazia del cigno nel lago lascia il posto a forme sgraziate e atteggiamenti difensivi una volta fuori dall'acqua, dove la differenziazione tra maschi e femmine viene annullata. Ci sono significati particolari da cogliere».
Come?
«Prima delle rappresentazioni faccio sempre una piccola introduzione per dare modo anche a chi non conosce queste opere di calarsi appieno nello spettacolo e di apprezzarne le sfumature».
Uno spettacolo formativo, insomma?
«Soprattutto formativo, il mio obiettivo è proprio quello di suscitare interesse per questa arte, soprattutto tra i giovani, che oltre a fare danza devono imparare anche a guardarla. E serve un occhio particolare».
Una sintesi, insomma, per invogliare all'opera intera...
«Un'occasione fantastica, secondo me, di assistere ad alcuni momenti di opere che difficilmente potrebbero arrivare così vicino casa. Per vedere la Giselle o il Lago dei Cigni bisogna andare magari a Parigi o Londra, invece attraverso l'estratto si può arrivare dappertutto. È una formula pensata proprio per portare la grande danza anche nei teatri di provincia, e con giovani di grande talento. Abbiamo debuttato martedì a Scandiano e stasera eccoci a Pavullo».
Cosa vorrebbe che lo spettatore portasse con sé?
«Vorrei sentirlo dire: “Ma è già finito? Peccato, mi stava proprio piacendo”. E vederlo tornare a casa col desiderio di vedere l'opera intera, anche solo su YouTube. Poi magari, in alcuni casi, sognare di interpretarla».
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