Gazzetta di Modena

“Dopo la tempesta” un’opera segreta svela Shakespeare

“Dopo la tempesta” un’opera segreta svela Shakespeare

MODENA. “L’essere umano era già stato descritto quattro secoli fa da Shakespeare: da lì in poi tutti gli autori a venire si sono rivelati, in qualche modo, già contenuti in quella stessa...

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MODENA. “L’essere umano era già stato descritto quattro secoli fa da Shakespeare: da lì in poi tutti gli autori a venire si sono rivelati, in qualche modo, già contenuti in quella stessa rappresentazione”.
L’idea che William Shakespeare sia tra i padri della cultura occidentale è stata esplorata da Armando Punzo, regista di “Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare”, in scena questa sera e domani al Teatro Storchi.
Quello di Punzo, insieme alla Compagnia della Fortezza, è un lavoro biennale di studio sull’opera omnia del grande drammaturgo inglese, con l’obiettivo di cogliere l’essenza di tutta la poetica e giungere quindi a un estratto, che rappresenti il messaggio della filosofia shakespeariana.
“Da questo studio è nata Dopo la tempesta – prosegue – una pièce che mette in scena un’ipotetica opera segreta di Shakespeare, che rappresenta alcune delle tematiche che attraversano l’essere umano, a partire dal doppio, passando attraverso il monologo interiore, quello che poi ha dato vita al flusso di coscienza di Joyce”.
Si alterneranno quindi un attore “capocomico”, una possibile citazione dello stesso autore elisabettiano, e diversi personaggi dell’opera shakespeariana, quali Otello e Desdemona, che non riescono a uscire dai propri personaggi, in una perenne ripetizione dei propri gesti, quasi a cercare la propria identità all’interno del ruolo che interpretano.
Due linee narrative, dunque, che rievocano ancora una volta il doppio, alla base delle tematiche filosofiche che questa pièce intende districare. “È come se Shakespeare avesse voluto scrivere per due pubblici – spiega Punzo – uno più basso, che si ferma alla semplice vicenda dell’adulterio di Otello, un mero fatto di corna, e contemporaneamente per un pubblico più alto, che legge tra le righe dell’intera opera quella che è la filosofia che permea la poetica e descrive così bene ogni aspetto dell’essere umano”.
Lo spettacolo che andrà in scena questa sera vuole spiegare al suo pubblico come gli schemi che fondano la cultura occidentale siano già stati descritti quattrocento anni fa. “Le trame rappresentate sono le nostre, non quelle dei personaggi; se lui non le avesse descritte così bene, avremmo noi avuto libertà di movimento per comportarci diversamente? Quanto quello che è stato scritto allora ha influenzato la cultura dalla quale siamo permeati?”.
Dalle domande ultime a quelle psicologiche, questo spettacolo darà ai suoi spettatori lo spunto per uscire dalla routine quotidiana e guardarsi dentro.
La scenografia porta sul palco un labirinto di croci, chiaro riferimento alla base culturale che ci connota in questo angolo di mondo, indipendentemente dalla scelta religiosa individuale.
La Compagnia della Fortezza porta con sé un aspetto costitutivo peculiare: fondata quasi trent’anni or sono, è stata il primo laboratorio teatrale che ha integrato detenuti tra gli attori, alcuni dei quali hanno avuto anche successo professionale, come nel caso di Aniello Arena, attore che ha ricevuto premi e nomination di levatura internazionale.
“Lo scopo della Compagnia non è a carattere sociale – precisa Punzo - non abbiamo cercato un riscatto dei detenuti; ho iniziato con l’idea di creare una compagnia di non professionisti, quindi sono andato a cercare in un bacino di persone che avessero solo molto tempo a disposizione”.
Agnese Facchini

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