«Con il mio Thyssen in scena il dramma dei senza lavoro» a Modena
Questa sera e domani, alle Passioni, il teatro d’arte e di regia si incontrano in uno spettacolo che sgorga dalla mente dell’autrice e protagonista Carolina Balucani
MODENA. Questa sera e domani, alle Passioni, il teatro d’arte e di regia si incontrano in uno spettacolo che sgorga dalla mente dell’autrice e protagonista Carolina Balucani, per unirsi alla sapiente regia di Marco Plini.
«Thyssen è nato nel 2015 e per la prima volta esce dai confini dell’Umbria - racconta l’autrice - luogo da cui prende origine, partendo da un fatto di cronaca e sviluppandosi seguendo le linee di una mia ipotesi».
Il dato realmente accaduto riguarda i 550 esuberi che la multinazionale ThyssenKrupp annunciò tre anni fa presso la filiale di Terni, a seguito della decisione di chiudere un forno industriale. L’acciaieria rappresentava per la realtà ternana un fiore all’occhiello, luogo di produzione dal sapore atavico ma anche una delle fonti principali di reddito della città. Dopo l’annuncio si scatenarono scioperi e proteste che durarono oltre un mese, fino a giungere a una mediazione che non avrebbe imposto licenziamenti, ma offriva 290 esuberi volontari con incentivo economico di 80mila euro a persona.
«Ho avuto modo di intervistare diverse persone che hanno compiuto questa scelta - prosegue Balucani - e ho potuto appurare similari tratti emotivi; dalla riflessione scaturita ho realizzato la pièce, che parte dall’ipotesi che questi soldi diano origine a un eterno stato di vacanza per chi li ha ricevuti, rappresentato sul palco da un bagno in piscina».
La scenografia scelta da Plini è misurata e simbolica: Carolina recita immersa in poche dita di acqua, elemento che richiama l’inconscio e stimola alla riflessione. «Non di mare si tratta, ma volutamente di acqua ferma, che evoca la deriva esistenziale del personaggio che interpreto, facendo corrispondere il suo stato emotivo al movimento torbido dell’acqua della piscina».
Il protagonista è un ex operaio che vive lo sbandamento che inevitabilmente deriva dall’improvvisa mancanza del lavoro unita a una possibilità economica mai avuta prima. All’inizio lo spettacolo appare come una eterna vacanza, un relax agognato dopo usuranti anni in un ambiente costellato di pericoli - anche la possibilità di perdere la vita, come accadde durante il rogo di Torino del 2007 - ma, nel corso del racconto della storia, si percepisce come il lavoro abbia determinato l’operaio a livello identitario, diventando una parte senza la quale non è più possibile vivere. «Volevo scavare nel rapporto che lega datore di lavoro e dipendente - spiega l’autrice - una relazione che arriva a dinamiche non dissimili da quelle di una relazione sentimentale, tra le quali la reciproca dipendenza, il bisogno dell’altro per definire il proprio ruolo». L’esubero volontario viene quindi vissuto con ambivalenza e attraverso il canto della sirena-moneta, quel seducente e irrinunciabile richiamo che rappresenta una ingente somma di denaro agli occhi di chi lo ha sempre desiderato. Il risvolto negativo passa attraverso il senso di abbandono che questa proposta implica, un auto-abbandono che assume le vesti di un gesto volontario e non imposto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
