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Nonantola. Film festival al Troisi È il giorno di Galletta cantore di emozioni

Nonantola. Film festival al Troisi È il giorno di Galletta cantore di emozioni

 “Fuori c'è un mondo”, del regista Giovanni Galletta, è il film in programmazione, alle 21 di sabato, al cinema Troisi, per il “Nonantola Film Festival"

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NONANTOLA. “Fuori c'è un mondo”, del regista Giovanni Galletta, è il film in programmazione, alle 21 di oggi, al cinema Troisi, per il “Nonantola Film Festival”. È il terzo lungometraggio del regista di Campogalliano, preceduto da “Dopo quella notte” del 2010 e “Il mistero di Laura” del 2012. Si tratta di un'anteprima assoluta in Italia mentre il film ha già vinto due importanti premi all'estero: “L'Annual WorldFest - Houston International Film Festival” e il “London International Festival”. Galletta sarà presente in sala. Nel momento in cui il giovane scrittore Gabriele riesce a vincere lo stato di depressione che lo ha portato ad evitare a lungo le persone, il mondo riprende ad accoglierlo nella sua struggente bellezza. Ma l’approdo al cambiamento ed alla ricerca della felicità che il giovane uomo sta inseguendo si rivelerà tutt’altro che semplice. Durante una corsa di allenamento sul lungotevere, lo scrittore perde i sensi a causa di un calo di zuccheri ed è soccorso da Lorenzo, un uomo senza fissa dimora che vive sotto il ponte dove Gabriele ha accusato il malore. Gli inaspettati eventi che seguiranno cambieranno alla radice le vite di ognuno dei personaggi.
«Fuori c’è un mondo - spiega Giovanni Galletta - è prima di tutto, come ognuno dei miei lavori precedenti, un film sul senso e sul mistero della vita, sulla ricerca della felicità. L’opera mette al centro della narrazione un percorso esistenziale, e anche spirituale, alla ricerca di sé che ogni personaggio compie attraversando il pieno della propria “tempesta” personale».
Un film sul malessere e sulla precarietà esistenziale di oggi?
«Il film è anche un profondo grido di allarme nei confronti di una società talmente omologata che ha perso non solo il gusto del bello ma anche della partecipazione all’altro e poi addirittura all’“io”, tanto che si preoccupa molto più di puntare il dito piuttosto che di provare a guardare, e magari ammirare, in modo lucido ed umano. La capacità di sorprendersi dell’uomo medio è di conseguenza divenuta una dote in via di estinzione».
La storia cerca anche di approfondire un’analisi sui sentimenti?
«Come in tutti i miei lavori precedenti ho cercato prima di tutto di trasmettere emozioni forti, di portare lo spettatore nel film e di proporgli realmente il genere di “viaggio” che ho deciso di raccontare».
Dalla provincia, da Campogalliano si è trasferito a Roma per fare il suo lavoro. È difficile fare cinema in provincia?
«Già è difficile a Roma; in provincia è quasi impossibile. Ancora oggi riesci a fare il tuo lavoro se hai le conoscenze giuste. Ci sono anche finanziamenti ma è difficile ottenerli. Io cerco di creare un prodotto valido che alla fine, spero, riuscirà a pagare».
Nicola Calicchio

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