Gazzetta di Modena

Modena, d’amore e di nostalgia: dalla Carnia il canto dei migranti del mondo

di Chiara Bazzani
Modena, d’amore e di nostalgia: dalla Carnia il canto dei migranti del mondo

Debutta a Modena “Emigrant” diretto da Dominique Pitoiset In scena Nadia Fabrizio, autrice del progetto autobiografico

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MODENA. Debutta domani lo spettacolo “Emigrant”, in scena al Teatro delle Passioni fino al 21 marzo. Nuova produzione di Ert Fondazione, “Emigrant” è un concerto spettacolo diretto da Dominique Pitoiset, che vede in scena l'attrice Nadia Fabrizio in un lavoro autobiografico, un ritorno alle sue origini friulane con racconti, canti e storie della sua “Cjargne”, la parte montuosa del Friuli, la Carnia.


«Questo spettacolo - ha commentato Claudio Longhi, direttore di Ert Fondazione - è prezioso sia per il soggetto, il mondo dell'emigrazione, che è un tema cruciale della nostra contemporaneità, sia perché propone un riassetto dei codici teatrali, nel ripensamento del rapporto con la dimensione musicale».
«Fin da subito sono stato convinto ad accompagnare Nadia in questo progetto, dal momento stesso in cui me ne ha parlato - ha dichiarato Pitoiset - Ho pensato che non era neanche necessario creare una drammaturgia perché era già tutta “scritta” dentro di lei, nel suo sangue. A livello di sensazioni mi è subito sembrato che un tema portante fosse quello della luce nella notte, la coscienza del tutto rappresentata dalla nonna di Nadia, dal femminino per eccellenza, la Luna che illumina, come una dea. Ci sono poi altri due dèi: uno è la montagna, il simbolo del padre, la montagna è crollata e racconta il destino del partire e di questa tragedia dell'emigrazione; infine c'è il fiume, il terzo dio; il fiume scorre e non torna indietro, come il nonno emigrato che è tornato, sì, ma è tornato ammalato, perché possiamo anche perderle le origini».


«Sono nata lontano dalle mie origini - spiega Nadia Fabrizio - sono figlia e nipote di immigrati. Appartengo alla grande nazione di coloro che cercano le proprie radici. Non sradicata né strappata ai ricordi o a una vita, non emigrata io stessa, eppure frammentata, portando in eredità malinconia, rabbia e canti. La prima volta in cui vidi la terra natale di mio padre non c’era più nulla, soltanto una vasta desolazione. La terra aveva tremato e mio padre ci portava, me e mia sorella, a vedere i nonni, per la prima volta da quando erano tornati in patria, dopo una vita d’emigrazione in Svizzera. Uscivamo appena dall’infanzia. Quella sera il coro di Ovaro, il nostro paese, cantava; tutto era distrutto, ma loro erano in piedi e cantavano. Anche noi abbiamo cantato. Da allora in poi, ogni estate; con i giovani, con i vecchi, con quelli che erano rimasti, con quelli che tornavano per poi ripartire, cantavamo il dolore della partenza, la melanconia, i paesi stranieri, la nostalgia delle montagne, la vita arida, la tristezza, ma anche le gioie semplici, gli amori, la polenta, le feste. Questo spettacolo è un canto d'amore per la Carnia, per i miei nonni e per i miei figli».


Lo spettacolo è un viaggio suggestivo nella Carnia che alterna storie, brevi narrazioni, racconti cantati, allo stesso tempo intimi e universali. In scena Nadia con tre musicisti, chitarra, contrabbasso e fisarmonica, intreccia racconti privati alle canzoni e alle musiche tratte dal repertorio di Giorgio Ferigo, ispiratore, fondatore e autore di numerosi testi del Povolar Ensemble. Fra pop, rock, jazz, cantautorato francese e americano, l’esperienza artistica e musicale del Povolar Ensemble rappresenta qualcosa di rivoluzionario che slega il Friuli dalla sua tradizione e lo apre al mondo. «Mi ha attratto il suo modo particolare, autentico, aspro, di raccontare il suo popolo, le sue montagne - spiega ancora Nadia Fabrizio - Con Philippe Vranckx, chitarrista, abbiamo molto lavorato su come si potevano esprimere le canzoni di Ferigo, per riadattarle e trovare ritmi diversi. Ogni musicista ha portato il suo contributo, Philippe la sua formazione di chitarrista di flamenco, Patrice Caratini, al contrabbasso, proviene dal Jazz, infine la fisarmonica di Maryll Abbas».

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