In scena le difficoltà dell’integrazione al Teatro dei Venti di Modena
Modena. Prima regionale per lo spettacolo Intime Fremde (Intimi Stranieri), di Welcome Project, nell'ambito del Festival Trasparenze, presso il Teatro dei Venti.
MODENA. Va in scena l'11 maggio alle 21 in prima regionale lo spettacolo Intime Fremde (Intimi Stranieri), di Welcome Project, nell'ambito del Festival Trasparenze, presso il Teatro dei Venti. Lo spettacolo è dedicato a una riflessione sul confine, l’identità, il concetto di nazione: «I confini esistono nascosti ovunque - ha precisato Chiara Elisa Rossini, regista dello spettacolo - In quanto straniera a Berlino, mi sono chiesta a lungo che cosa sia l'integrazione, in particolare qui a Berlino – che cosa significhi appartenere a una comunità. A lungo mi sono sentita esclusa perché la lingua costituiva una grande barriera tra me e gli incontri della vita quotidiana, alla fermata del bus, nel parco, dal panettiere. E tuttavia a forza di camminare per queste strade sono giunta a un altro senso di appartenenza: appartengo alla complessità di culture, di identità, di differenze che convivono in questa città».
Intime Fremde è uno spettacolo che riflette sul "noi" alla ricerca di quei momenti di condivisione che si instaurano con l'altro e che ci mettono in comunicazione con l'altro. In scena Aurora Kellermann, Lina Zaraket, Serfiraz Vural, Luci Alessio Papa, regia di Chiara Elisa Rossini, produzione Teatro del Lemming in collaborazione con Tatwerk Performative Forschung (Italia/Germania). Abbiamo intervistato Chiara Rossini.
Il titolo sembra un ossimoro: "Intimi stranieri" cosa significa?
«Ci siamo chiesti se fosse possibile tracciare un filo rosso, trovare delle somiglianze, dei momenti di unione o di rispecchiamento o di riconoscimento, pur nella diversità. Tutto il nostro lavoro è stato intorno a questo tema e lo spettacolo è costruito così anche nella relazione con il pubblico. Possiamo avere di momenti, proprio perché siamo in un luogo dove la maschera e il recinto del teatro ci protegge, possiamo avere il modo di rivelare qualcosa di noi, e avere la possibilità di vivere dei momenti di intimità con delle persone sconosciute, e proprio perchè sconosciute possiamo rivelarci e scoprire di avere delle cose in comune»
In che modo lo spettacolo si relaziona con il pubblico?
«Abbiamo immaginato che lo spettacolo fosse in qualche modo la casa, la nazione, e lo spettatore fosse lo straniero che viene a visitare la nostra nazione. E tutto lo spettacolo è costruito sull'alternanza tra desiderio di costruire dei momenti di intimità, fratellanza e rispecchiamento con il pubblico, e momenti in cui cerchiamo di provocare una differenza, uno scontro. Sono cose che in qualche modo viviamo continuamente nella vita quotidiana e, al di là dello straniero, con l'altro con lo sconosciuto, soprattutto nel riconoscere le differenze nell'altro. L'idea dell'intimo straniero è anche legata al concetto di teatro perché è come se a teatro potessimo per una volta vivere dei momenti di intimità con persone sconosciute».
Il messaggio di fondo dello spettacolo qual è?
«Quello che abbiamo cercato di sottolineare è che l'identità dell'individuo non è facilmente incasellabile dentro a delle categorie o dentro a dei confini geografici. Spesso siamo etichettati dentro a degli stereotipi, ci sono differenze che ci separano, ma in realtà ci sono molti più possibili rispecchiamenti fra noi e gli altri. Quello che vogliamo dire, alla fine, è che l'identità è una cosa estremamente complessa e ci sono molti più possibili rispecchiamenti fra noi, all'interno delle differenze, di quelli che possiamo immaginare. In realtà c'è qualcosa che ci accomuna: c'è un'umanità che ci unisce al di là delle differenze culturali e di altro genere».
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