Gazzetta di Modena

E l'arte diventa rito sacrificale 

di Michele Fuoco
E l'arte diventa rito sacrificale 

Nello Spazio OM esposte le opere con sangue di animali dell'austriaco Hermann Nitsch 

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MODENA. Provocatoria ma anche di segno religioso è l'arte di Hermann Nitsch, fino al 28 maggio, allo Spazio OM, in via S. Eufemia 88. Le opere provengono dalla collezione Cattelani. E proprio il compianto Carlo Cattelani presentò, nel 1991, nella sua galleria a Baggiovara, il lavoro dell'artista austriaco, fondatore dell'“Azionismo viennese”, che nelle sue performance, durate anche sei giorni, versa su bianchi teli il sangue di agnelli e vitelli, con l'intento di far partecipi i presenti ad esperienze esistenziali. L'azione assume il carattere di rito, cristiano e pagano insieme, con il sangue che si fa “colore dell'estasi, della vittima del sacrificio, della passione, della carne”. L'artista, ora 79enne, assume il ruolo del sacerdote con azioni che impegnano i cinque sensi, sin dal 1957, quando concepisce il “Teatro delle Orge e dei Misteri”, con rimandi alle orge dionisiache dell'antichità e alla tradizione medievale del teatro dei misteri. Un'arte che acquista una dimensione catartica e liberatoria, incarnandosi, con un vivissimo senso di spiritualità, nel dramma della caduta e del riscatto. È quanto indicano in mostra, a cura di Tiberio Cattelani, gli abiti sacerdotali macchiati di sangue, come risultato di un rito sacrificale; una grande serigrafia del 1983, con rimandi all'Ultima Cena di Leonardo: i diversi personaggi sono sottoposti ad una sorta di scanalizzazione delle parti del corpo e si offrono come architettura di luoghi di una città. Al centro la figura di Cristo che come forma di energia si propaga su tutto. Drammatica è l'immagine su tela emulsionata, con il corpo sdraiato dal cui costato ferito sgorgano sangue ed acqua. Non si può non pensare all'angosciante film “Passion” di Gibson. Altri disegni e immagini fotografiche riportano diversi motivi, in una interazione di presenza umana e divina (l'ostensorio, l'artista crocifisso...). Certo, questa arte inquieta. Gli animali sacrificati durante il rito di espiazione collettivo, non potevano che suscitare le proteste degli animalisti, ai quali Nitsch risponde che «ogni discesa nel perverso, nel disgustoso avviene nel senso di un salvifico rendere coscienti... Sono un drammaturgo e lavoro ad una nuova forma “d'opera d'arte totale”, affinché una sorta di festa religiosa ne celebri l'esistenza. Un drammaturgo non può non confrontarsi col tragico, con la morte. L'arte ha a che fare con i tabù. Nel mio teatro l'animale morto viene consacrato e diventa forma d'arte. La carne che io utilizzo viene offerta dunque per uno scopo più elevato». Tante sue mostre nel mondo: ora al Ciac di Foligno, in Romania e Tasmania.

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