Gazzetta di Modena

Modena, la mostra: La letizia del colore dei maestri

di Michele Fuoco
Modena, la mostra: La letizia del colore dei maestri

Al Centro Studi Muratori opere di 50 artisti: Pelloni, Spattini, Semprebon, Bertoli, Soli 

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MODENA. È bello tuffarsi nell'arte dei maestri tra Otto e Novecento, soprattutto quando molta pittura di autori del nostro tempo fornisce spesso spettacoli poco rassicuranti. Fa bene, allora, il Centro Studi Muratori a ricordare artisti del passato, capaci di una pennellata decisamente robusta e sicura, di quadri di vitalità e impeto di esecuzione. Ciò emerge dal paesaggio a spatola di Ubaldo Magnavacca, dalla composizione con mele di Elpidio Bertoli, dalla “finestra sul cortile” di Alberto Cavallari, dal “notturno dalla finestra” di Gino Scapinelli, dal “mulino sulle Dolomiti” di Carlo Bassini. E le Dolomiti rivivono in un acquarello di Gianni Cavani, quasi a parlare di un particolare legame dell'artista con la montagna. A ritrovarsi vicino alla rivelazione di un mondo di candore offerto dai fiori sono Alfredo Vanzetti con una sinfonia di colori, Emilio Tato Bortolucci, Tina Bottazzi con rosa rossa e hibiscus, Mario Gherardini (fiori di radicchio), Edda Adani con le carline, Cesare Soli che porta i fiori nel vaso a risplendere in un azzurro informale che pare diventare alito del loro profumo. Aderiscono con semplicità alla realtà delle cose le nature morte di Minardi (frutta), di Levoni (pentola di rame), di Walter Morselli (vecchi rami), di Bruno Semprebon (oggetti in legno), di Claudio Spattini la cui composizione, strutturata matericamente, è concepita nella dimensione di rapporto con l'atelier. Il paesaggio riflette, in molti casi, il luogo come racconto di eperienze dell'artista: da Burano, “patria” dei chiaristi, di Leo Masinelli, ad Amsterdam di Augusto Zoboli e a “Castellarano” di Gino Molinari. Come linguaggio evocativo si offrono il “Luna Park” di Rolando Mazzoli, il viadotto dell'Autostrda del Sole di Tino Pelloni, “controluce” di Cavicchioli. Mentre nell'ambiente, di meticoloso ordine architettonico, di Erio Baracchi si respira aura metafisica. Il bisogno conoscitivo si sposta alla figura umana nella ragazza in attesa di Enzo Trevisi, nello “spuntino” delle lavoratrici dei campi di Adriano Boccaletti, nella scena di mercato di Inigio Pagliani, nelle donne dei pescatori di Lupo, nella “pupattola” di Ermanno Vanni. Dell'artista col pennello in mano Isidoro Marascelli traccia una garbata caricatura. Attenzione alle pulsioni della vita anche nelle sculture di Ivo Soli e Vittorio Magelli che raffigurano, nel bronzo, ragazze senza veli, nel fromboliere (terracotta) di Alessio Quartieri. Di richiami simbolici si connotano “il telaio di Penelope” di Vanni Viviani, le tavole (ceramica) di Lodovico Asirelli e “primavera” di Boccaletti. In mostra lavori di 50 artisti.

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