Gazzetta di Modena

Burgess: «Gli adolescenti? Scrivere per loro significa aiutarli ad essere più forti»

di Valeria Cammarota
Burgess: «Gli adolescenti? Scrivere per loro significa aiutarli ad essere più forti»

Melvin Burgess è nato nel 1954 nel Sussex, in Inghilterra. Lui stesso, abituato a indagare nei suoi libri l'universo degli adolescenti difficili, ebbe una carriera scolastica di alti e bassi,...

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Melvin Burgess è nato nel 1954 nel Sussex, in Inghilterra. Lui stesso, abituato a indagare nei suoi libri l'universo degli adolescenti difficili, ebbe una carriera scolastica di alti e bassi, dopodiché approdò a un corso di giornalismo che lo aiutò a capire che scrivere era quello che desiderava fare nella vita. Inizia con racconti e radiodrammi, poi passa alla narrativa per ragazzi. Junk, il romanzo che pubblica nel 1996, lo consacra come uno dei migliori autori per adolescenti della sua generazione. Nel 2001, firma la trasposizione letteraria del film Billy Elliot, sulla sceneggiatura di Lee Hall.
Com'è stata la sua adolescenza?
«Non è stato un bel periodo: ero molto timido e avevo sempre la sensazione di fare le cose nel modo sbagliato. Ci volle molto tempo per acquisire fiducia: mi sembrava di non avere mai abbastanza amici, ragazze, divertimento. Detto ciò, quando oggi mi guardo indietro, penso invece non sia stata così male come ho sempre pensato».
Ha svolto diversi lavori; cosa l’ha mossa alla scrittura e a quella dedicata ai ragazzi?
«Ho sempre voluto scrivere, ancor prima di avere un lavoro: averlo, mi fatto ancor più desiderare di scrivere. Per quanto riguarda la scrittura per i giovani, accadde incidentalmente. La narrativa per adolescenti non esisteva e fu una grande sorpresa persino per me trovarmi a scrivere per questa fascia d'età. Tuttavia, una volta cominciato, lo trovai molto liberatorio. La narrativa YA (young adult, ndr) è molto più aperta rispetto a quella per adulti e i giovani sono molto più disposti a sperimentare nell'approcciarsi alla lettura».
Junk nasce dalla richiesta del suo editore, che aveva un figlio con problemi di droga, di scrivere su questi temi. Ebbe timore di affrontarli?
«Non proprio: piuttosto, fui molto sorpreso dal fatto che avesse generato tanto clamore. In quel periodo, la scrittura per giovani stava evolvendo rapidamente, e Junk mi era sembrato un naturale passo in avanti. Il guaio è che credo di aver sorpreso la critica letteraria!».
In seguito, ha affermato che la verità sugli adolescenti non era gradita e quando le fu proposta la realizzazione del film omonimo il progetto non andò in porto.
«In tutto il mondo, sotto una certa età, vige la censura e in ogni luogo in cui sono stato si finge che i giovani sotto i 18 anni non possano vedere film per adulti. Chiaramente, gli adolescenti vedono qualsiasi cosa on line, ma questo non vuol dire che non sia possibile realizzare film seri dedicati ai giovani sui problemi degli adulti. Il punto è che a un certo pubblico non è consentito vedere certe cose: è la cifra dell'ipocrisia adulta nei confronti degli adolescenti».
I personaggi dei suoi romanzi affrontano realtà difficili mentre attorno gli adulti sono assenti o persi a loro volta. Qual è la sua opinione sul ruolo e le nuove fragilità degli adulti?
«Non esiste più alcun tipo di segreti tra i giovani. Internet e il multiculturalismo lo dimostrano. Noi dobbiamo imparare a non tentare in tutti modi di proteggerli, ma aiutarli a essere più forti».
Ha scelto un linguaggio e temi che non lasciano spazio ai giri di parole: mai avuto dubbi su questo?
«Mai. Il modo in cui gli adolescenti rispettano i concetti di onestà e autenticità impongono di essere diretti».

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