Modena, Villaggio Artigiano: come un’isola lontana nei viaggi di Gulliver
È una tiepida domenica di maggio. Il sole illumina la città, che se ne sta placida e silenziosa a godersi il tepore primaverile. Non c'è occasione migliore per uscire di casa, incamminarsi,...
MODENA. È una tiepida domenica di maggio. Il sole illumina la città, che se ne sta placida e silenziosa a godersi il tepore primaverile. Non c'è occasione migliore per uscire di casa, incamminarsi, ciondolare lungo la strade e andare a trovare un amico. Simone Francia, uno degli attori del progetto di ERT Fondazione “Un bel dì saremo”, è già lungo la via. Lo aspetta Beppe Manni, al Villaggio artigiano, dove ancora oggi, domenica, prosegue il Festival Periferico di Amigdala.
L'appuntamento è alle 10.30 a Ovestlab, in via Nicolò Biondo 86, per fare due chiacchiere sulla città di ieri e di oggi. Mentre si lascia la Ghirlandina alle spalle, come i palazzi del centro dai caldi colori pastello, mentre alla sua sinistra lo affianca il verde del Parco Ferrari e dall'altra parte c'è l'asfalto deserto della via Emilia la domenica, ecco che Simone insegue qualche fantasticheria, immaginazioni infantili sulla città.
Ma se il Villaggio artigiano fosse come un'isola lontana? Una terra mitica, smarrita nel tempo? Se i suoi abitanti fossero della “materia di cui son fatti i sogni”? Arrivato quasi ai piedi del ponte sull'ex ferrovia si immagina di essere non più a Modena, ma tra gli houyhnhnms, un popolo bizzarro narrato nei dei viaggi di Gulliver:
“Gli houyhnhnms hanno case semplici, ma comode e ben riparate dal freddo e dal caldo. V'è là un pilone in cemento che a quarant'anni d'età s'indebolisce nelle radici e si sfalda alla prima pioggia; gli houyhnhnms, che sono molto abili nell'uso del ferro, aguzzano con una lama sottile i tronchi di questi piloni, li piantano in terra a trenta centimetri di distanza l'uno dall'altro e riempiono gli interstizi con stuoie fatte di materiali sconosciuti. Con la stessa cura fanno il tetto e le porte. E così fabbricano i loro motori, solo con la forza e la precisione dei loro arti. Conservano le loro case e le loro strade. Fanno ogni altro lavoro manuale che serva per avere mense, chiese o luoghi da stare insieme. Posseggono anche una serie di strumenti curiosissimi, tipo falcetti, cunei e martelli, con cui danno forma alle loro futuristiche macchinerie”.
Certi abitanti del Villaggio artigiano sembrano venuti fuori dalle favole. Ad ascoltare che lì, tra le strette mura di una delle officine, è iniziata l'epopea delle figurine Panini, a sentire di ebanisti geniali, di calzolai artisti o di un carrozzaio con la pistola d'oro, non sembra mica il racconto in una moderna periferia della provincia italiana... Eppure di queste storie è fatto il Villaggio artigiano.
Intanto si sono fatte le 10.30, Simone è arrivato a Ovestlab, Beppe Manni pure e c'è anche un nutrito gruppo di ascoltatori. Simone reciterà e Beppe Manni narrerà. Può iniziare il secondo appuntamento del ciclo È domenica son qui. Visite “laboriose”. E che la storia collettiva e fortunata del villaggio artigiano e delle sue case-officine… abbia inizio! Come diceva Gianni Rodari:
“In principio la Terra era tutta sbagliata, renderla più abitabile fu una bella faticata Per passare i fiumi non c'erano ponti. Non c'erano sentieri per salire sui monti. Ti volevi sedere? Neanche l'ombra di un panchetto. Cascavi dal sonno? Non esisteva il letto. Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali. Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali. Per fare una partita non c'erano palloni: mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni. Non c'era nulla di niente. Solo gli uomini, con due braccia per lavorare, e agli errori più grossi si poté rimediare. Da correggere, però, ne restano ancora tanti: rimboccatevi le maniche, c'è lavoro per tutti quanti!”.
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Ingresso gratuito con prenotazione a unbeldi@emiliaromagnateatro.com
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