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Mostra di Francesco Gentilini  alla Biblioteca di Philippe Daverio

di Michele Fuoco
Mostra di Francesco Gentilini  alla Biblioteca di Philippe Daverio

MILANO. Trasferta di Francesco Gentilini a Milano. La sua opera pittorica viene ospitata, fino al 5 giugno (orari: tutti i giorni dalle 14 alle 19), negli storici spazi della Biblioteca del Daverio,...

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MILANO. Trasferta di Francesco Gentilini a Milano. La sua opera pittorica viene ospitata, fino al 5 giugno (orari: tutti i giorni dalle 14 alle 19), negli storici spazi della Biblioteca del Daverio, in piazza Bertarelli 4. Ed è proprio Philippe Daverio a curare la mostra, con un testo critico in catalogo, dell'artista modenese, di cui viene tracciato, con oltre selezionati dipinti ad olio su tela, un percorso dagli anni Ottanta ad oggi. Gentilini sa stabilire un felice intrattenimento con l'immagine che registra “istanti” di vita, come recita il titolo di questa esposizione personale. Nella capacità penetrante di rappresentazione il modenese afferma la sua esperienza rivissuta come ricordo, partecipazione amorevole ai diversi aspetti della cultura, con la pratica della musica, della scrittura e un interesse particolare al cinema e ai viaggi per sempre nuove conoscenze. Senza dimenticare che Gentilini è architetto di professione e ciò gli consente una particolare selezione e organizzazione delle immagini che, in un recupero di realtà e fantasia, trovano connessione con vicende personali e del mondo e restano, come frame di un film, testimonianza del nostro tempo. Del resto è lo stesso autore a sostenere che “le storie che dipingo vengono da un posto non definito, da un matrimonio della fantasia con la realtà, da una parte autobiografie e dall'altra una buona dose di immaginazione”. Si possono riconoscere luoghi d'affetto, come una piazza di Modena, spiagge dell'Adriatico, ma anche case di Londra e Parigi, paesaggi spagnoli con enormi silos, scenari americani. In alcune opere riescono a coesistere elementi di località diverse, abitate da personaggi di varia umanità, da Vasco Rossi ad un bambino in bicicletta, da un barista che prepara un caffè, un avventore di una sala da biliardo. È quasi un invito allo spettacolo dell'esistenza, che l'artista pare sottoporre ad un vigile controllo mentale, senza rinunciare alla comprensione di intimità e stati d'animo delle differenti creature, di attese, di solitudini, di malinconie individuali, di disagi, di silenzi meditativi, per dare possibilità narrative al quadro. «I lavori dell'artista - nota Daverio - sembrano recuperare quel senso del vuoto metafisico che si denota facilmente nell'opera di Edward Hopper a cui si aggiunge una certa luce tipica di pochi grandi fotografi, uno fra tutti Luigi Ghirri. Anche Gentilini nei suoi quadri ricrea la rarefazione dei paesaggi che coglieva il fotografo con la sua macchina, unita all'importante capacità di catturare la luce della realtà». Gentilini è un pittore colto che si consegna come un sognatore in queste opere, capaci di parlare del suo particolare legame con la condizione umana.

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