Serramazzoni e la rinascita dei suoi castelli
Quello di Monfestino restaurato da Fermo Corni. A Pompeano il recupero della rocca e della chiesa avviato da Poggioli
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Segue da pag. 19
Ma a Monfestino c'è purtroppo un edificio che cade a pezzi. È l’antica colonia montana “Danilo Barbieri”: qui, dal 1937 fino ai primi anni Settanta, migliaia di bambini delle pianure venivano d’estate a trascorrere i periodi di villeggiatura. Qui si ospitarono bambini scampati all'alluvione del Po e al terremoto dell'Irpinia. Si intravedono ancora i colori dei dipinti murari realizzati nel 1948 dal caricaturista modenese Mario Molinari: personaggi delle fiabe, i primi eroi Disney, immagini di musica e di sport che riaffiorano nella debole luce delle poche finestre non murate, tra polveri di calcinacci e cumuli d’immondizia.
Scendendo da Serra verso Pavullo una freccia indica a destra la strada in mezzo al verde per Pompeano.
Lì è nato un personaggio che forse a qualcuno non piace, ma a cui invece io sono molto legato, e a cui Pompeano deve molto: si chiama Graziano Poggioli.
A seguito della morte di un amico coetaneo di Pompeano, Giuliano Bioli, schiacciato da un trattore nuovo (non dotato del sistema di sicurezza rollbar, perché in quegli anni era stata prorogata l’obbligatorietà), vedendo la salma sistemata nell’oratorio seicentesco dedicato a San Rocco, tutto umido e fatiscente, Poggioli diede impulso al suo restauro, ultimato nel 1986, realizzato con il volontariato locale e coordinato dal suo studio tecnico di bio-architettura.
Sull’onda di questo successo ebbe l’idea, in veste di Assessore all’Urbanistica e Ambiente del Comune di Serramazzoni (1990/1992), di recuperare e restaurare l’intero complesso castellano in grave stato di abbandono e in gran parte crollato, recupero portato avanti nel tempo con consistenti contributi della Regione e della BPER. Negli anni 1996-2009, attraverso importanti opere di restauro, si sono recuperate l’antica rocca castellana, la chiesa, il campanile e la canonica.
Si accede a questi luoghi percorrendo la rampa che sale dal paese, e poi varcando l’arco gotico del portale. Ci si ritrova entro la cerchia delle mura merlate, in parte superstiti, dove s’innalza il castello medievale, con il torrione duecentesco e la torretta colombaia ora crollata. Il vicino palazzetto in pietra conserva all’interno il monumentale salone con un grande camino, un soffitto a travature dipinte e pareti decorate nel Seicento con stemmi dei Cesi.
Il territorio di Pompeano era ed è dedicato prevalentemente all’attività agricola e all'allevamento di bovini da latte per il Parmigiano Reggiano.
Nel territorio di Pompeano erano sorti negli anni molti caseifici, ma è il Caseificio Sociale Cooperativo Santa Rita alla Barbona che ha resistito per iniziativa di Graziano Poggioli e di altri. Si è sviluppato un “territorio bio e slow” dedicato all’agricoltura biologica/biodinamica con produzione di Parmigiano Reggiano Biologico esportato in 13 paesi del mondo, che ha ottenuto riconoscimenti internazionali utilizzando anche il latte biologico della Vacca Bianca modenese (Progetto per salvare l'Agrobiodiversità – Presidio Sloow Food).
P. S.
Quando insegnavo a Pavullo, a Serra salivano in corriera alcuni miei studenti del Liceo.
Uno di essi sarebbe certamente diventato un grande medico. Si chiamava Walter Rabacchi.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(81, continua)
Ma a Monfestino c'è purtroppo un edificio che cade a pezzi. È l’antica colonia montana “Danilo Barbieri”: qui, dal 1937 fino ai primi anni Settanta, migliaia di bambini delle pianure venivano d’estate a trascorrere i periodi di villeggiatura. Qui si ospitarono bambini scampati all'alluvione del Po e al terremoto dell'Irpinia. Si intravedono ancora i colori dei dipinti murari realizzati nel 1948 dal caricaturista modenese Mario Molinari: personaggi delle fiabe, i primi eroi Disney, immagini di musica e di sport che riaffiorano nella debole luce delle poche finestre non murate, tra polveri di calcinacci e cumuli d’immondizia.
Scendendo da Serra verso Pavullo una freccia indica a destra la strada in mezzo al verde per Pompeano.
Lì è nato un personaggio che forse a qualcuno non piace, ma a cui invece io sono molto legato, e a cui Pompeano deve molto: si chiama Graziano Poggioli.
A seguito della morte di un amico coetaneo di Pompeano, Giuliano Bioli, schiacciato da un trattore nuovo (non dotato del sistema di sicurezza rollbar, perché in quegli anni era stata prorogata l’obbligatorietà), vedendo la salma sistemata nell’oratorio seicentesco dedicato a San Rocco, tutto umido e fatiscente, Poggioli diede impulso al suo restauro, ultimato nel 1986, realizzato con il volontariato locale e coordinato dal suo studio tecnico di bio-architettura.
Sull’onda di questo successo ebbe l’idea, in veste di Assessore all’Urbanistica e Ambiente del Comune di Serramazzoni (1990/1992), di recuperare e restaurare l’intero complesso castellano in grave stato di abbandono e in gran parte crollato, recupero portato avanti nel tempo con consistenti contributi della Regione e della BPER. Negli anni 1996-2009, attraverso importanti opere di restauro, si sono recuperate l’antica rocca castellana, la chiesa, il campanile e la canonica.
Si accede a questi luoghi percorrendo la rampa che sale dal paese, e poi varcando l’arco gotico del portale. Ci si ritrova entro la cerchia delle mura merlate, in parte superstiti, dove s’innalza il castello medievale, con il torrione duecentesco e la torretta colombaia ora crollata. Il vicino palazzetto in pietra conserva all’interno il monumentale salone con un grande camino, un soffitto a travature dipinte e pareti decorate nel Seicento con stemmi dei Cesi.
Il territorio di Pompeano era ed è dedicato prevalentemente all’attività agricola e all'allevamento di bovini da latte per il Parmigiano Reggiano.
Nel territorio di Pompeano erano sorti negli anni molti caseifici, ma è il Caseificio Sociale Cooperativo Santa Rita alla Barbona che ha resistito per iniziativa di Graziano Poggioli e di altri. Si è sviluppato un “territorio bio e slow” dedicato all’agricoltura biologica/biodinamica con produzione di Parmigiano Reggiano Biologico esportato in 13 paesi del mondo, che ha ottenuto riconoscimenti internazionali utilizzando anche il latte biologico della Vacca Bianca modenese (Progetto per salvare l'Agrobiodiversità – Presidio Sloow Food).
P. S.
Quando insegnavo a Pavullo, a Serra salivano in corriera alcuni miei studenti del Liceo.
Uno di essi sarebbe certamente diventato un grande medico. Si chiamava Walter Rabacchi.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(81, continua)
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