Gazzetta di Modena

Modena, il ritorno degli “eroi” enigmatici: mostra del modenese Wainer Vaccari

di Michele Fuoco
Modena, il ritorno degli “eroi” enigmatici: mostra del modenese Wainer Vaccari

A volte ritornano. Ritornano, nelle opere di Wainer Vaccari, fino al 30 giugno, alla Galleria Mazzoli, i cercatori che scavano nella terra, gli arrampicatori che, di torre in torre, tentano...

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MODENA. A volte ritornano. Ritornano, nelle opere di Wainer Vaccari, fino al 30 giugno, alla Galleria Mazzoli, i cercatori che scavano nella terra, gli arrampicatori che, di torre in torre, tentano la scalata di monumenti della città, e personaggi enigmatici. Non più cariche di certezze, come quelle degli anni Ottanta, connotate di corposa pienezza fisica e di definizione di particolari, sono le nuove creature che, passate attraverso la “flagellazione” di pixel come ineluttabile condanna dell'imperante tecnologia, si offrono ora come visioni, misurabili nel loro grado di meraviglia estrema. Il visibile concreto cede il posto all'apparizione, al sogno e a tutto ciò che può offrirci di inebriante. L'incontro con queste figure, con questi “eroi” immaginari, è ancora più straordinario, per quell'atmosfera di incantamento che essi riescono a produrre in una luce discreta che penetra nei giochi di toni di un colore che si fa lievito, alito della loro presenza, brivido del divenire e del loro mutarsi. L'artista non si sottrae a vestire anche d'ombra la condizione dell'uomo, impegnato in un viaggio senza termine, in itinerari che si configurano, in un moto quasi di danza e di dolcezza, come immediata risonanza di vicende esistenziali. Vicende che, nel loro attrito con la quotidianità, si nutrono pure di silenziose lotte interiori. “La realtà è come un'ombra, e l'ombra è l'unica cosa reale”, nota Flavio Arensi nel testo critico del catalogo. Ma l'artista pare addomesticare le ombre angoscianti, facendo assumere una dimensione fantastica alle scene che acquistano la riviviscenza illusoria della rimembranza.

La ricerca muove in direzione di una particolare forma di reinvenzione, in un repertorio anche di miti da rivisitare e rivivere nell'incontro tra memoria e immaginazione. Così nella tessitura cromatica, di rinnovata articolazione di forme, scandite talvolta da strutture geometriche, si definiscono creature femminili (la signora Alekhine e la signora Godel), la leggendaria “Lorelei” trasferita, con le sue nudità, sul tetto di un condominio modenese, il pugile stanco, personaggi ricurvi ma agili, “Il gatto di Schrodinger è vivo”, i luoghi d'affezione (Ghirlandina e via Torre dove Vaccari ha l'atelier) e l'autoritratto “trafitto” da segni di capacità energetica che sono dentro il flusso stesso magnetico della vita.

L'impiego della tecnica pittorica non è mai bandito dall'opera di coralità d'immagine, se pure destrutturata, e di sapiente composizione “recuperata” in un linguaggio che guarda alla fisica quantistica e sembra interrogare le forme in una temporalità di lunga durata che annulla le distanze tra passato e presente: da Caravaggio (in mostra anche “L'ombra di Merisi”) alla Nuova Oggettività Tedesca, a Christian Shad, dall'arte manierista del Cinquecento italiano alla visionarietà dell'Ottocento nordico e, come indica Arensi, da Cagnaccio di San Pietro e Antonio Donghi. Vengono citati anche Romagnoni, Guerreschi, Gianfranco Ferroni, Banchieri, Cremonini... È la quarta personale, presso Mazzoli, di Vaccari che, nella sua quarantennale attività, può vantare mostre in musei prestigiosi anche all'estero. Ha pertecipato alla Quadriennale di Roma del 1999, alla Biennale di Pechino del 2008 e alla Biennale di Venezia (2011), nel padiglione Italia, a cura di Vittorio Sgarbi.
 

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