Ravarino, Enrico Ruggeri: «Ecco perché sono tornato con i Decibel»
«Non ci eravamo persi e adesso “Noblesse Oblige” è un album del tutto inedito Mai successo che una band si separi e dopo 40 anni si ripresenti con pezzi nuovi»
RAVARINO. “Noblesse Oblige – In Tour” di Enrico Ruggeri, alle 21.30 di domani, fa tappa in Piazza della Libertà di Ravarino. La reunion dei Decibel di Enrico Ruggeri è suggellata dal nuovo album “Noblesse Oblige”: undici canzoni inedite e due grandi successi, “Contessa” - cantata dalla band al Festival di Sanremo 1980 - e una nuova versione di “Vivo da Re”. Lo storico gruppo punk, dal 1977 al 2017, si riunisce 40 anni dopo la nascita tra i banchi di scuola del Liceo Berchet di Milano ed ora è in tour in tutta Italia.
«Noblesse Oblige - spiega Enrico Ruggeri - è un album nuovo di zecca con un sound inimitabile, senza sequenze pre-registrate e senza i soliti suoni elettropop: sul palco Silvio Capeccia suona solo tastiere d'epoca, dal mellotron al minimoog fino al mitico organo Vox Continental. Il terzo protagonista è Fulvio Muzio, chitarrista innovativo oggi più di allora. Con me sul palco c’è anche una super band: oltre a Muzio e Capeccia alle chitarre anche Paolo Zanetti, poi Francesco Luppi alle tastiere, Fortu Sacka al basso e Alex Polifrone alla batteria. Da Contessa alle nuove canzoni ci sono tutti i presupposti per un evento storico».
Come mai vi siete riuniti dopo 40 anni?
«Non c'eravamo mai persi, in questi anni abbiamo continuato a seguire i progetti musicali l'uno dell'altro eventi come le nascite dei figli. Tre anni fa c’eravamo anche ritrovati a suonare sul palco per la festa di compleanno di un amico alla Scighera di Milano».
Non si tratta di un'operazione nostalgia?
«Certamente no. Noblesse Oblige è un album nuovo di zecca con un sound inimitabile. Muzio e Capeccia avevano scritto belle canzoni, poi io sono intervenuto sui testi e siamo stati in studio. Il piacere di fare buona musica con amici».
Ti sei voluto fare un regalo per i tuoi 60 anni?
«Sono parecchi i regali che mi voglio fare quest'anno. In questi giorni è in uscita il mio nuovo libro, poi la reunion con i Decibel ed ora questo tour estivo che continua quello fatto nei teatri. È un anno ricco di eventi».
Siete stati gli alfieri italiani della new wave e del punk tra fine anni '70 e gli anni '90. Oggi esiste il punk in Italia?
«Sicuramente no. Oggi c'è qualcuno che ascolta rock, ma è una piccola elite e non è più la musica di massa. Quando io ero ragazzino il rock si ascoltava per contrapporsi al mondo degli adulti».
La musica adesso viaggia su Internet.
«In 40 anni che faccio musica questo è il periodo peggiore, creativamente parlando. I pezzi sono tutti uguali e non si riesce neppure a distinguere i cantanti. Oggi è quasi impossibile fare qualcosa che duri nel tempo. I ragazzi vengono buttati allo sbaraglio con un singolo senza nessun progetto».
Come sono state accolte le prime date del tour?
«Bene, la gente è entusiasta perché si tratta di un appuntamento con la storia. Non è mai successo che un gruppo si separi e dopo 40 anni si rimette insieme con pezzi nuovi».
Il tuo motto è: tanta musica e poca scenografia.
«Tanta musica suonata sul serio. Oggi i concerti sono fatti con il computer che parte, si sentono delle voci, le tastiere e qualcuno che ci canta sopra. Sembra tutto finto. Noi ogni sera proponiamo vera musica. Me la sto godendo più adesso che tanti anni fa».
Ti abbiamo visto sull'erba dello Juventus Stadium per una partita benefica.
«Noi vecchietti cerchiamo di tenere botta, la solidarietà non si deve fermare mai».
Nicola Calicchio
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