Gazzetta di Modena

L’opera “seducente” di Carlo Mattioli: una mostra e un libro

di Michele Fuoco
L’opera “seducente” di Carlo Mattioli: una mostra e un libro

PARMA. Alla pittura Carlo Mattioli (1911-1994) ha sempre chiesto una continua elevazione dell'arte, soprattutto quando la pittura veniva dichiarata, nella seconda metà del '900, un genere in via d'est...

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PARMA. Alla pittura Carlo Mattioli (1911-1994) ha sempre chiesto una continua elevazione dell'arte, soprattutto quando la pittura veniva dichiarata, nella seconda metà del '900, un genere in via d'estinzione per l'imperante dominio di tanta arte povera e concettuale.

Il “disturbatore, indipendente, di genio autentico e di risorse proprie”, secondo la definizione di Carlo Ragghianti, ha nel tempo proceduto per la sua strada, rinnovando l'esperienza inesauribile del colore e della materia, fondendo le esigenze dell'arte nella vita. Il suo avvertito operare ha aperto finestre sullo spettacolo dell'esistenza, con una rappresentazione di memorie culturali, di adesione alla realtà viva, che passa attraverso un processo di rottura della consuetudine figurativa. Così la sua opera resta testimonianza definitiva di una creazione che affascina e ha trovato accoglienza, anche dopo la morte dell'artista, in spazi prestigiosi, come il Vaticano e il Museo Morandi a Bologna. E ora la mostra, fino al 24 settembre, al Labirinto della Masone di Fontanellato (Parma) nel regno di Franco Maria Ricci che ha realizzato il “Catalogo Generale dei dipinti” di Mattioli, con testi critici di Vittorio Sgarbi e Marco Vallora, e prefazione di Enzo Bianchi.

«Il mio desiderio - rivela il famoso editore - oggi esaudito, grazie all'attenta partecipazione della famiglia Mattioli, è quello di presentare una mostra e un libro che, attraverso una scelta dei risultati più alti, conservi il profumo seducente e elusivo di questo pittore appartato e incline alla contemplazione. Un'intezione simile a quella che ebbi quando, molti anni fa, pubblicai nel numero 67 della mia rivista FMR l'affascinante serie di alberi di Mattioli». In questa occasione, la scelta operata da Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, nipote dell'artista e responsabile dell'Archivio, conduce il visitatore a verificare il cammino, dal 1961 al 1993, dell'artista modenese, vissuto sin da bambino a Parma, che sa nutrire e vestire l'immagine di singolare maestria. A partire dalla prima sala, dove gli spessori materici determinano una forza plastica, una pienezza vitale di carnalità d'immagine dei nudi coricati che sembrano generati dalla terra, del Duomo di Parma, delle nature, ispirate al Canestro di frutta del Caravaggio, presentate alla Biennale di Venezia del 1968 e, in seguito alla contestazione, ritirate. La seconda sala è riservata ai ritratti, di vitalistiche fisionomie, di De Chirico, Carrà, Guttuso, Manzù, Morandi, Rosai, Longhi..., che verificano la vicinanza affettiva e culturale a personaggi di primo piano del secolo scorso.

Terza sezione per i grandi paesaggi, con boschi, campi di papaveri, ginestre, lavande e aigues mortes, di proliferante vitalità, con affioramenti di elementi preesistenti su superfici che conservano labili tracce.
Innegabile il valore di Mattioli come disegnatore (alla Biennale di Venezia del 1956 gli viene assegnato il premio internazionale dalla giuria presieduta da Longhi). Lo si potrà constatare, fino al 22 settembre alla Biblioteca Palatina di Parma, nella mostra collaterale “Nella pagina e nello spazio. Mattioli illustratore e scenografo”, con i volumi, di straordinaria veste grafica dell'artista, pubblicati dall'amico editore modenese Ugo Guanda. Esposti anche i capolavori classici illustrati da Mattioli: Divina Commedia, Decameron, Canzoniere di Petrarca, Orlando Furioso, Stendhal, Garcia Lorca, Balzac, Leopardi... Attenzione meritano pure i bozzetti di scene e costumi di un inedito Mattioli artista per il teatro. Possibile la visita alla Studio Museo dell'artista, al Palazzo Smeraldi, con prenotazione info@carlomattioli.it, tel. 0521/231076.
 

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