Memoria Festival / Albarani: storie di paesi e uomini sul filo del ricordo
Il direttore della manifestazione spiega le novità di quest’anno «Il successo? Legame col territorio e comunicazione senza muri»
MIRANDOLA. Giuliano Albarani è presidente del Memoria Festival, la kermesse culturale al via stasera a Mirandola e che fino a lunedì intratterrà il pubblico con un ricco carnet di iniziative e venti ospiti illustri. Parlare con lui è come intraprendere anzitempo un viaggio attraverso i meandri della memoria che si fanno parola condivisa, in un continuo rimando tra passato, che diventa presente, e infine futuro. Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è “Figure e Destino”, «intesi come il rapporto che intercorre tra la memoria, che non racchiude solamente il nostro passato, bensì segna una traccia di quello che sarà il nostro destino presente e futuro» puntualizza Albarani.
Quali le novità di questa seconda edizione del Festival?
«Innanzitutto a partire da quest’anno, come nei prossimi anni dispari, il Festival sarà un Pro-Memoria Festival. Una versione più concentrata e circoscritta dell’edizione più estesa della manifestazione che ha invece cadenza biennale. Quindi la prossima edizione del Festival come è stata quella del 2016 sarà nel 2018».
«Quest’anno non mancano comunque i punti di forza e gli ospiti illustri, il tutto con una particolare attenzione verso quella che è la memoria popolare e locale, già a partire dal primo appuntamento di oggi».
Una memoria popolare che conferma lo stretto legame della kermesse col territorio…
«Ecco perché l’evento di stasera alle 21,30, presso il parco di piazza Matteotti a Mirandola, “Nona i me car mirandoles”, è dedicato ad un affascinante lettura delle vecchie edizioni di Al Barnardon, lo storico lunario che da oltre un secolo ha rappresentato una fedele traccia, in dialetto mirandolese, della vita, degli usi, dei costumi e delle evoluzioni della città».
«Altra novità di quest’anno è che non ci saranno iniziative in contemporanea e per la maggior parte si concentreranno tutte in un unico luogo, il parco adiacente a via Matteotti a Mirandola, che è stato bonificato già lo scorso anno proprio per far atterrare “l’astronave del Festival”. Consentendo di riguadagnare spazi della città che erano stati feriti dal sisma, consegnandoli nella nuova veste di spazi culturali. E a proposito di terremoto, lunedì, presso l’auditorium Montalcini di Mirandola, l’associazione Sandro Campetella terrà un incontro dal titolo “Una scossa che muove”, in cui verrà raccontata la rinascita post sisma di alcune aziende del territorio».
Sebbene Mirandola sia al centro del Pro-Memoria Festival, non mancheranno iniziative in altri due paesi.
«Esatto. Sabato alle 21,30, in piazza Matteotti a San Felice, il giornalista e conduttore tv Edoardo Camurri e l’esperto di antropologia dell’alimentazione Marino Niola terranno un dialogo sulla “Memoria della Provincia”, in cui scaveranno a fondo sulla memoria sedimentata negli oggetti, come nello sconfinato patrimonio di storie, personaggi e testimonianze di cui il territorio provinciale è custode. A Medolla, invece, domenica alle 21,30 nel parco Villa Raisi, Marco Belpoliti, il massimo curatore dell’opera di Primo Levi, ricorderà il grande autore torinese, di cui quest’anno ricorrono i trent’anni dalla scomparsa, in una lectio su “La difficile memoria”, in cui l’attenzione sarà rivolta verso la memoria storica del ‘900».
“Figure e Destino”, il tema scelto per la manifestazione di quest’anno, è singolare…
«Difficile spiegarlo in poche parole. Ma come ho anticipato, è il legame che intercorre tra la memoria, custode del passato, che però segna già il percorso che ognuno di noi effettuerà nel presente e nel futuro. Lo studio del Mito classico, per esempio, non è solo la storia della genesi di un popolo, bensì del percorso che intraprenderà verso il proprio destino. Che nell’antichità era segnato dal fato, mentre oggi si presta ad interpretazioni più libere ed aperte».
Lo scorso anno 20mila presenze: qual è secondo lei la formula di successo del Festival?
«L’interazione costante tra i relatori e il pubblico, che riescono a comunicare senza muri, guidati da ciò che la memoria evoca in loro, che sia una citazione letteraria o canora, condivisa in ambienti popolari come una piazza o un parco, che già di per sé sono luoghi simbolo della memoria collettiva».
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