Sestola, la Capitale del Frignano un secolo fa
Il paese dominato dal castello, a lungo trasformato in carcere del Ducato Estense. La crisi e la rinascita grazie al turismo
SESTOLA. Un tempo chi andava a Sestola arrivava fino a Pavullo, e poco più in là girava a sinistra verso la Pieve di Renno e scendeva lungo la “Serpentina” fino a Castellaro e Casine, per poi arrampicarsi fino al Castello. Oggi si preferisce la fondovalle Panaro passando attraverso Fanano. Sestola sorge a 1.020 metri sul livello del mare, ma il suo territorio (52,47 kmq) sale dai 321 metri del fondovalle del Panaro ai 2.165 della vetta del Monte Cimone. Ha 2.500 abitanti, gli stessi che aveva all'epoca dell'Unità d'Italia. Erano 4.000 nel 1951. Ha frazioni di cui parleremo: Casine, Castellaro, Poggioraso, Rocchetta Sandri, Roncoscaglia, Vesale, ma parleremo naturalmente anche di Pian del Falco, del Passo del Lupo e del Lago della Ninfa.
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È il Castello, su un alto sperone roccioso, a dominare Sestola. La posizione strategica sulle vallate dello Scoltenna e del Leo lo poneva in una posizione di controllo all'accesso alla parte sud del Frignano.
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Capitale della provincia del Frignano, titolo che conservò fino agli inizi dell'Ottocento, in seguito all'apertura della via Giardini (la SS 12 del Brennero), alla fine del XVIII secolo, Sestola si trovò tagliata fuori dal nuovo traffico commerciale, e la Fortezza fu trasformata in un penitenziario che rimase in attività fino al 1866. Sul finire del secolo scorso, quando il nascente turismo dava al paese una nuova possibilità di sfruttamento economico del territorio, la Fortezza subì un'ulteriore trasformazione ospitando un Osservatorio Meteorologico e un Istituto estivo per la cura dei bambini. La parte vecchia del paese sorge a ridosso di questo antico insediamento, con edifici degni di nota, chiese e oratori. Sono da segnalare la chiesa parrocchiale di San Nicolò, costruita agli inizi del sec. XVII in sostituzione dell'antica chiesa situata all'interno della fortezza, rimodernata nei primi anni del XX secolo con una nuova facciata; la chiesa della Madonna del Rosario, di struttura seicentesca, appartenente all'antica famiglia dei Cavalcabò, restaurata di recente; l'oratorio di San Nicola in Castello, detto anche chiesa di Rocca, antica parrocchiale di Sestola, nominata fin dal 1114, poi riedificata e ridotta a oratorio nel 1696; l'oratorio di Sant'Antonio, situato sulla strada che porta al Castello, l'ultimo dei tanti oratori privati appartenuti alle famiglie notabili del paese.
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Ma come era Sestola agli inizi del Novecento?
Ce la descrive il Sindaco Marco Bonucchi introducendo il molto documentato volume di Carlo Balboni, Saluti da Sestola, ricchissimo di cartoline d'epoca: “La trasformazione del nostro paese è una storia lunga che trae origine dalla capacità dei Sestolesi … di “inventarsi” una nuova identità dopo essere stato, nell'Ottocento, per quasi mezzo secolo sede di un penitenziario (la patrie galere del Ducato Estense) e, dopo l'unità d'Italia, diventato per vari lustri un paesello, come tanti della montagna, abbandonato da Dio e dagli uomini e dal progresso che avanzava nelle città e in pianura. Una nuova identità che il paese intuisce nel nascente turismo … E i Sestolesi dunque intuiscono che il paese deve trasformarsi e creare le condizioni per cavalcare l'onda montante dei soggiorni escursionistici e climatici legati alle migliorate condizioni del ceto medio del giovane Stato italiano” (a conferma di ciò che sta descrivendo il Sindaco, invito a sfogliare il volume Sestola 1900, che contiene le fotografie scattate a Sestola e nei dintorni da Giuseppe Michelini agli inizi del Novecento).
Ma riprendiamo: “Ecco dunque, attraverso le cartoline che diventano i primi veicoli pubblicitari, le immagini di questa trasformazione, piccoli e grandi cambiamenti, a volte impercettibili, che vedrà il nostro paese, nel volgere di qualche decennio, diventare ambito soggiorno di villeggiatura per una nutrita “colonia” di “Signori” forestieri in prevalenza modenesi. E allora vediamo le prime ville, belle ville signorili, ingentilire e impreziosire un centro storico avaro di palazzi e ricco di antiche e fatiscenti abitazioni di scalpellini, mulattieri, contadini, piccoli artigiani e commercianti, e un nutrito gruppo di nullatenenti, braccianti, operai, boscaioli, etc., per la cui sopravvivenza non resta che la strada dell'emigrazione.
Arrivano dunque i villeggianti, ed il paese si dà da fare per ospitarli, e non solo nelle ville di proprietà o nelle case del centro riattate, abbellite, trasformate e modernizzate, ma anche negli alberghi, locande e pensioni che fanno di Sestola, già nei primi anni del Novecento, la prima stazione climatica dell'Appennino modenese”.
Ecco allora le vecchie immagini che ci mostrano Villa Viola, Villa Righi, Villa Toni, Villa Panini, Villa Pia, dove soggiornava il grande filatelico Emilio Diena (io colleziono francobolli!), Villa Emma. Alcune non ci sono più, toccate dalla guerra o trasformate nel tempo, come Villa Borsari, diventata poi Villa Giacobazzi, Villa Cuoghi e poi infine, dopo l'ampliamento, “Grande Albergo S. Marco” (mi ricordo benissimo che negli anni '50 la gente diceva, passando di fronte: “Chisà quant'as péga!”). Forse la stessa che più tardi comprò un appartamento nel “Grattacielo”!
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(82, continua)
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