Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

Sestola e il “suo” Cimone un tesoro turistico e naturale 

Sestola e il “suo” Cimone un tesoro turistico e naturale 

Pian del Falco, il “balcone dell’Appennino” con vista fin sulla Corsica

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Segue da pag. 19

Il Monte Cimone è, come tutti sanno, una montagna piuttosto tozza, con una vaga forma piramidale a tre facce, e una anticima denominata Cimoncino. Il suo profilo è visibile dalle province di Modena, Reggio Emilia, Parma, Pistoia, Bologna e perfino da Ravenna. Da lassù, in condizioni di ottima visibilità e utilizzando un binocolo, si può scorgere all'orizzonte tutto l'arco alpino, il mar Adriatico, il Monte Amiata, l'Argentario, il mar Tirreno, l'Isola d'Elba, e talvolta perfino la Corsica.

Fu Pian del Falco a costituire l'avvio della fortuna turistica di Sestola (lo “chalet” è del 1930), sviluppatasi nel dopoguerra in seguito alla costruzione della seggiovia di collegamento con il capoluogo. Oggi non ha perso il suo fascino ed è considerato, per il vasto panorama che da lì si ammira (ampia vista sulla vallata del rio Vesale e sui crinali che degradano verso la pianura Padana, e in caso di buona visibilità si scorgono le Prealpi del Veronese e alcune vette della cerchia alpina), il balcone dell'Appennino modenese.

Ma oggi la primaria stazione per la pratica degli sport invernali, il nuovo insediamento turistico, sorto a ridosso della funivia per Pian Cavallaro, è il Passo del Lupo. Nelle sue vicinanze sono situati il “Giardino Esperia”, importante oasi botanica, e il lago della Ninfa.

Il lago della Ninfa è un suggestivo e incantevole laghetto posto a una quota di 1.500 metri, alle pendici nord-orientali del Monte Cimone. Circondato da faggete e boschi di conifere è un ottimo punto di partenza per svariate passeggiate ed escursioni nei dintorni.

Ma perché si chiama così?

Narra un’antica leggenda (è naturalmente una leggenda!) che un giovane cacciatore giunse un giorno alle rive del lago. “Stanco, si sedette per rinfrescarsi il volto con l’acqua, quand’ecco un’apparizione incredibile affascinò la sua vista. Sull’altra riva del lago era apparsa una fanciulla incredibilmente bella, che guardò il cacciatore fissandolo con i suoi occhi stranamente verdi. Il ragazzo ne rimase sconcertato e l’amore divampò in lui immediatamente. La giovane guardò ancora il cacciatore, rise e si allontanò, scomparendo rapidamente. Allora egli la rincorse affannosamente, in un vano inseguimento. Ai carbonai che incontrava chiedeva notizie. “È la ninfa che si pettina al sole”, rispondevano i carbonai, “una creatura malefica”. “Guai a chi si innamora di lei: è perduto!”. Così dicevano i carbonai, ma il giovane non credette loro. Ritornò il giorno successivo al lago, ed ecco che ancora la creatura meravigliosa gli apparve sull’altra sponda. Così accadde per vari giorni; ma una volta il giovane, non sopportando più quel gioco crudele, le urlò il suo amore. Essa allora lo guardò a lungo con i suoi occhi verdi trasparenti e gettò sul lago per magia un iridescente ponte di cristallo, indirizzando al giovane un canto dolcissimo. Il cacciatore si lanciò incontro alla bella ed era già a metà del ponte, quando questo si dissolse e il promesso bacio della fanciulla ebbe il sapore delle gelide acque del lago. La morte del giovane riportò il silenzio sugli alti prati dominati da aspre montagne. I carbonai commentarono variamente l’accaduto. Alcuni dissero che la ninfa, per punizione, era stata tramutata in dura roccia. Altri invece affermarono che la fanciulla si pentì e, disperata, volle affidarsi all’innamorato nello stesso abbraccio di morte: si tuffò anch’essa nelle acque ghiacciate e morì”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(83, continua)

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