Tra architetture e materie povere
di Michele Fuoco
All'ex Ghiacciaia in mostra i lavori di Daniela Casadidio, Gianni Mora e Giuliano Pagot
2 MINUTI DI LETTURA
MONTESE. La stagione di Forum Artis Museum inizia a Montese con la mostra a tre (Daniela Casadidio, Gianni Mora e Giuliano Pagot), presso l'ex Ghiacciaia, nel centro del paese. Fonda la sua pittura su “architetture mentali” la marchigiana Daniela Casadidio, formatasi all'Istituto d'arte di Fabriano e a Milano, dove si è trasferita. L'immagine predilige strutture reali e fantastiche, in un gioco di prospettive e simmetrie, di una elegante orditura di elementi che trovano riferimenti in una razionalità geometrica, secondo criteri regolati da ragioni scientifiche. È un'operazione di segreta energia mentale, che l'artista serenamente governa, perché sente proprie le architetture, tanto da farle diventare una sorta di preziosa corona sulla testa, di ornamento, di seduzione, di elevazione, nel vagheggiamento di bellezza di sé. L'artista è presente nelle principali fiere europee con la rivista Contemporart di Augusto Medici che ha curato questa rassegna. Di connotazione astratta è la pittura di Gianni Mora, con attenzione alla materia che pare nutrire percorsi variabili, nella carnalità di forza plastica, che dispiegano labirinti, ragnatele che sembrano accompagnarci su sentieri di una passeggiata nel bosco, alla festa degli gnomi e alla sagra di un paese, al luna park, alla contemplazione di un paesaggio marino visto dagli scogli. Nei colori vivi, di esplodente energia, l'artista di Villarotta di Luzzara, avverte il legame profondo che lo unisce al mondo della realtà (il delfino, il balbuziente, l'autunno) di cui il linguaggio creativo, sottoposto ad un vigile controllo, esprime, nell'intrigante articolarsi di particolari, la complessità per potervi penetrare. Mora ha partecipato, quest'anno, anche all'esposizione “Astrazioni padane” presso il Palazzo Ducale di Guastalla. Giuliano Pagot trova una diversità di comunicare con l'impiego di materiali di rifiuto (legni, vetri, plastiche, sassi...), riscattandoli dalla loro inutilità, In accostamenti trasversali di oggetti di scarto, meditati nella loro specificità e in un quadro di rapporti anche con la natura, l'artista di Conegliano concepisce nuove strategie di conoscenza e di comunicazione. Evidente il carattere concettuale del suo lavoro, perché forte e stata la fascinazione che Pagot ha subito durante la visita, a Venezia, della mostra di Marcel Duchamp; i viaggi negli Stati Uniti, in Inghilterra, nelle cui città «si respira la tridimensionalità della vita, perché c'è movimento, luci, persone»; l'attività di giardinaggio che gli consente di impiegare anche elementi vegetali per “nutrire” le sue opere scultoree.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
