Carpi, danza urbana, circo e le storie dal mare di “Lampemusa”
Nove gli appuntamenti in programma per la quarta giornata di Concentrico. Sarà la danza urbana della compagnia Arearea ad aprire, in corso Alberto Pio alle 18, con Ruedis
CARPI. Nove gli appuntamenti in programma per la quarta giornata di Concentrico. Sarà la danza urbana della compagnia Arearea ad aprire, in corso Alberto Pio alle 18, con Ruedis, uno spettacolo itinerante per danzare la Grande Guerra su telai di biciclette originali dei primi del ‘900. Alle 19.30 e alle 22.30, presso il tendone di piazzale Re Astolfo, il Circo El Grito metterà in scena Scratch & Stretch, spettacolo d’esordio della compagnia, un’esperienza sensoriale unica tra acrobazie, giocolerie e musiche, che sarà replicata anche domani alle 18 e alle 21.
Dalle 18 alle 24 continueranno, poi, in piazza Martiri, le repliche di Vita, morte e oracoli all’interno del Bus Theater. Saranno, invece, i temi della legalità e della giustizia a calcare il palcoscenico del Teatro Comunale, alle 21, con Dieci storie proprio così, nato da un'idea di Giulia Minoli per la regia di Emanuela Giordano. Lo spettacolo inscena i racconti dei parenti delle vittime e di chi, senza paura, contrasta la criminalità organizzata.
A concludere la serata, alle 21.30, sarà Lampemusa, una storia in mezzo al mare, in cui il cantautore e attivista politico lampedusano Giacomo Sferlazzo, insieme al musicista Jacopo Andreini, riprenderà la tradizione dei cantastorie siciliani, suonando la chitarra, il marranzano, la percussione a cornice e altri strumenti da lui ideati per narrare la storia dell’isola, dalla sua colonizzazione fino alle migrazioni, insieme a piccole storie di donne e uomini raccolte dagli anziani abitanti.
Sferlazzo da anni ricerca storie e memorie sull'isola siciliana e, nel 2009, ha co-fondato il collettivo Askavusa che organizza il Lampedusainfestival, con cui ha realizzato uno spazio polifunzionale dove sono in mostra gli oggetti, salvati nel corso degli anni, appartenuti ai migranti. «Nello spettacolo riprendo la tradizione dei cuntisti siciliani, coloro che in dialetto siciliano tramandavano oralmente i cunti, ossia le storie dei contadini, dei pescatori, ma anche i grandi cicli epico-cavallereschi - spiega - Le storie sono intercalate da canzoni, molte scritte da me, altre riprese, ad esempio, da Rosa Balistreri oppure da canti anarchici, dato che l’isola fu confino politico per dissidenti politici fino alla metà del ‘900».
I racconti partono dal 1843, anno della colonizzazione di Lampedusa da parte del Regno delle Due Sicilie, poi fanno un salto indietro, ricordando il Santuario della Madonna di Porto Salvo, un luogo simbolico, ma anche reale e importante perché lì i naviganti di tutto il Mediterraneo si ritrovavano e, sempre lì, insieme pregavano cristiani e musulmani. Poi, ancora, le storie dei pirati, della chiesa di Nostra Signora di Lampedusa a Rio de Janeiro, delle levatrici «perché, oggi, nessuno più nasce sull’isola dalla fine degli anni ’70», dei borghi di pescatori, dell'opera dei pupi, del turismo.
«Una panoramica che arriva ai giorni nostri - continua Sferlazzo - cercando di sfatare le retoriche sull’immigrazione e i lampedusani. È un argomento di cui si è discusso molto e molto prodotto anche in termini culturali ma, dal mio punto di vista, molto si è detto anche a sproposito, per cui metto a fuoco alcune questioni essenziali: perché queste persone vanno via dal proprio paese? Perché non possono viaggiare come noi, perché a fronte di milioni spesi per militarizzare territori, fare centri dove si rinchiudono i migranti, per produrre clandestinità e nuovi schiavi, non si possono investire questi soldi nel regolarizzare i viaggi, mettere in sicurezza gli aeroporti e i porti e fare leggi che permettano a tutti di viaggiare regolarmente, pagando un biglietto scegliendo dove andare?».
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