La natura fiorisce nella scultura
di Michele Fuoco
Nelle Cantine degli Scolopi le opere in pietra, marmo e terracotta di Giuseppe Colangelo
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FANANO. Nessun dubbio sulla familiarità che Giuseppe Colangelo ha con la pietra (della Majella, di Guardialfiera...), il travertino rosso Persia, il marmo (Marquinia, Sivec, di Carrara, di Belgio...) l'argilla, il legno. La partecipazione a tanti simposi internazionali di scultura (Carrara, Cremona, Crema, Sant'Ippolito, Roma, Acquasanta Terme, Albiano...) la dice lunga sul suo lavoro esperto e consapevole, di disciplina formale. Ma la definizione dell'immagine avviene nella grazia di una rappresentazione non realistica, ma allusiva, di suggestione evocativa, con un linguaggio che trasfigura i volumi in elementi che stabiliscono, spesso, un particolare legame con la natura, come risulta dalle opere esposte, fino al 2 luglio, nelle Cantine degli Scolopi. Le evoluzioni formali delle differenti materie avvengono in modulazioni di vitalità, in un articolarsi di particolari di tensione forte, di semi con germogli, di tralcetti, di petali, di virgulti vegetali. Un stato di continua germinazione di dettagli selettivi che manifestano un flusso vitale in liberi stati di crescita, secondo gli sviluppi di una scultura che trova nuove strategie conoscitive nell'avvincente e robusto mestiere dell'artista, che si è formato all'Accademia di Firenze e ha insegnato al liceo artistico di Lecco e Basilea e nell'istituto d'arte di Perugia, Lanciano e Chieti. Nella natura Colangelo trova le sorgenti della creazione. Non a caso, lo scultore nato in Svizzera, che si occupa anche di pittura, grafica, cinema e fotografia, ha scelto di vivere a Castiglione Messer Marino (Chieti), a mille metri di altitudine, dove le componenti naturalistiche si offrono con la loro intatta e infinita vita, tra vegetazione e materia dura, ad esplorazioni in profondità. E la pietra viene penetrata nelle più intime fibre, con una volontà di analisi puntigliosa e di conoscenza per non negare all'opera eleganza e raffinatezza. Un'opera in cui si precisano altre esperienze conoscitive con rimandi alla figura umana (corpi in tensione, mater, angel...), alla “notte di San Lorenzo”, “al volo”, al mondo (earth). Il linguaggio astratto consente all'artista abruzzese di restituire in una cifra lirica un universo di incontaminata purezza. La sua ricerca febbrile si esplica in equilibrio e schiettezza d'immagine che si scopre nelle sue opere pubbliche, tra cui il Monumento all'Arma dei Carabinieri a Vasto, il Monumento alla Pace a Sant'Eusanio del Sangro, la fontama “Seme con virgulto e germoglio” per il liceo classico a Lanciano, la Via Matris e gli arredi del santuario della Madonna del Monte a Castiglione Messer Marino.
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