Gazzetta di Modena

Guerriere di fierezza e dolcezza 

di Michele Fuoco
Guerriere di fierezza e dolcezza 

Alla Galleria Artesì terrecotte e bronzi che il pugliese Sergio Rubino dedica alle donne 

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Ha radici nella terra la scultura che Sergio Rubini presenta alla galleria Artesì in via Fonte d'Abisso 10. Terrecotte nate dall'argilla che l'artista di Canosa di Puglia ha plasmato, sin da bambino, nella bottega di ceramica del padre e, ancor prima, del nonno. Così l'indagine creativa si fonda su una materia povera capace di offrire modelli di penetrante finezza in figure quasi mitiche, vicine al senso della bellezza della statuaria greca. Creature femminili di favolosità e candore, che sembrano riportare in vita un mondo di purezza, nella risonanza di forme antiche, per evidenziare di non essere mai separate dal passato nell'esigenza di assolutezza della forma, ma di farsi portatrici di voci della multiforme esistenza anche del nostro tempo. Leggiadra la snellezza dei loro corpi, in buona parte messi a nudo e proiettati con fierezza verso l'alto, nell'esaltazione della giovinezza, ma dietro la loro presenza d'intimità, queste figure arcaiche “rivisitate” in un un linguaggio di modernità, che pure sanno immergersi nel silenzio e nella riservatezza, comunicano una generosa carica umana, la natura e la forza della loro inviolabile esistenza. Assumono il carattere di donne-guerriere per liberarsi dalle bende che sembrano, talvolta, imprigionare il loro corpo. Lo scudo diventa oggetto di difesa, ma anche, quando esso viene portato in alto, esaltazione di libertà. «Le bende-costrizioni dolgono, chiudono, serrano il mondo, quel mondo - nota Francesca Luce Milardi - che non vuole fare uscire perché troppo misterioso, troppo sconosciuto e come tale portatore di incertezze e disagi». Rubini sa trovare, come mettono in luce anche i bronzi, le ceramiche, i bassorilievi con immagini persino al maschile, le sorgenti della creazione in un sapere antico, rivendicando all'opera un impegno integrale di conoscenza di civiltà estinte, di cui è depositaria la sua terra, alla quale è profondamente legato. La sua opera scultorea si fa memoria storica di quei luoghi, come messaggio forte contro i profanatori della loro sacralità. Raffinata è la fattura di ogni scultura, sostenuta da severi studi presso l'Accademia di Firenze, dove ha seguito gli insegnamenti di Romano Lucacchini; da laboratori a Pietrasanta. Fondamentale la collaborazione con l’artista giapponese Jgor Mitoraj con cui ha realizzato opere monumentali. Con lo scultore Fabrizio Lucchesi ha compiuto un viaggio in Iran per approfondire la ricerca sulla ceramica. Rubini collabora anche con una fonderia artistica di Firenze. La mostra, aperta fino al 10 luglio è stata presentata da Enrica Berselli.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google