Modena. Il primo Cd di Trankida
di Chiara Bazzani
È uscito il primo album di Gabriele Tranchida, in arte Trankida, giovane cantautore modenese. Il titolo del lavoro è “Com'è”; contiene nove canzoni
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MODENA. È uscito il primo album di Gabriele Tranchida, in arte Trankida, giovane cantautore modenese. Il titolo del lavoro è “Com'è”; contiene nove canzoni, tra cui la title track già in onda nelle radio italiane e di cui è disponibile il video anche sul web. L'album, dal sound pop elettronico, guarda alle sonorità americane, ma con un'anima tutta italiana, nei testi e nella voce del giovane artista. L'album è prodotto dalla label indipendente Palart Racords, arrangiato e mixato da Alex Bagnoli presso l'Alby Studio di Modena, e si avvale della collaborazione di Davide Barbi e Fabio Lenzini (Soundlessstudio). Nelle prossime settimane è prevista l'uscita del secondo singolo, “Niente di Più” (Info: www.trankida.it).
Gabriele, tu sei una giovane scoperta modenese. Parlaci del tuo album?
«L'album parla d'amore, questo è un tema molto frequentato ma non per questo scontato. Vorrei dire che non è un album romantico, o meglio non è sdolcinato, al contrario c'è una grande forza dietro. Mi piace andare nell'abisso, guardare il lato oscuro della nostra vita, e guardare agli aspetti più drammatici della vita, e poi da lì prendere la spinta per fare tanto altro di meglio. E i suoni, che accompagnano, e penetrano i testi sono molto carichi».
La musica da dove prende ispirazione?
«I suoni sono molto americani, sia io che le persone che i musicisti che suonano nell'album e che hanno arrangiato i pezzi amiamo le sonorità americane, R&B, soul, funky, e allora abbiamo scelto di dare questo sound all'album, con canzoni che parlano in italiano ma che si differenziano dalle sonorità mainstream del pop italiano. Crediamo di essere riusciti a dare questa sonorità americana. Come riferimento per intenderci, abbiamo guardato ad artisti come Justin Timberlake. La musica è in parte elettronica, ma ci son anche strumenti dal vivo».
Tu suoni nell'album?
«Non nell'album, io suono solo quando compongo, ma poi per l'esecuzione preferisco far suonare professionisti più bravi di me che siano in grado di rendere l'idea musicale a cui pensavo. Alex Bagnoli, dell'Alby Studio, è stato l'arrangiatore di tutti i pezzi dell'album, poi c'è stata la collaborazione, nella scrittura di due testi, di Marco Baroni, che ringrazio per questo».
Come nascono le canzoni?
«Le canzoni nascono sempre scritte per piano o chitarra. L'album, come ho detto, prevalentemente parla d'amore, di storie che iniziano e finiscono o vorrebbero cominciare, e i testi nascono da un'idea, da frasi che ho in testa, da cose minime, da piccole suggestioni e sfumature della vita quotidiana, ed è sempre tutto è autobiografico, anche se poi credo che alla fine quello che racconto appartenga a tutti. Scrivere, comunque, per me, è un bisogno, è un esercizio che è come una terapia, però poi quando c'è anche la passione per il canto e la musica, c'è la voglia di metterle insieme, facendo diventare quei testi una canzone per condividerli, dall'io si passa al noi».
Quando hai iniziato a scrivere?
«Da bambino, assieme a un mio amico chitarrista scrivevamo canzoni demenziali, per divertirci. Poi verso i quindici anni ho ricominciato a scrivere più seriamente. Ho molte canzoni scritte, anche se non le considero già finite, volendole andare a riprendere, andrebbero risistemate. “Com'è” è il pezzo più vecchio al quale sono più legato, l'ho scritto cinque anni fa, e ci tenevo che l'album avesse proprio il nome di questo pezzo».
Gabriele, tu sei una giovane scoperta modenese. Parlaci del tuo album?
«L'album parla d'amore, questo è un tema molto frequentato ma non per questo scontato. Vorrei dire che non è un album romantico, o meglio non è sdolcinato, al contrario c'è una grande forza dietro. Mi piace andare nell'abisso, guardare il lato oscuro della nostra vita, e guardare agli aspetti più drammatici della vita, e poi da lì prendere la spinta per fare tanto altro di meglio. E i suoni, che accompagnano, e penetrano i testi sono molto carichi».
La musica da dove prende ispirazione?
«I suoni sono molto americani, sia io che le persone che i musicisti che suonano nell'album e che hanno arrangiato i pezzi amiamo le sonorità americane, R&B, soul, funky, e allora abbiamo scelto di dare questo sound all'album, con canzoni che parlano in italiano ma che si differenziano dalle sonorità mainstream del pop italiano. Crediamo di essere riusciti a dare questa sonorità americana. Come riferimento per intenderci, abbiamo guardato ad artisti come Justin Timberlake. La musica è in parte elettronica, ma ci son anche strumenti dal vivo».
Tu suoni nell'album?
«Non nell'album, io suono solo quando compongo, ma poi per l'esecuzione preferisco far suonare professionisti più bravi di me che siano in grado di rendere l'idea musicale a cui pensavo. Alex Bagnoli, dell'Alby Studio, è stato l'arrangiatore di tutti i pezzi dell'album, poi c'è stata la collaborazione, nella scrittura di due testi, di Marco Baroni, che ringrazio per questo».
Come nascono le canzoni?
«Le canzoni nascono sempre scritte per piano o chitarra. L'album, come ho detto, prevalentemente parla d'amore, di storie che iniziano e finiscono o vorrebbero cominciare, e i testi nascono da un'idea, da frasi che ho in testa, da cose minime, da piccole suggestioni e sfumature della vita quotidiana, ed è sempre tutto è autobiografico, anche se poi credo che alla fine quello che racconto appartenga a tutti. Scrivere, comunque, per me, è un bisogno, è un esercizio che è come una terapia, però poi quando c'è anche la passione per il canto e la musica, c'è la voglia di metterle insieme, facendo diventare quei testi una canzone per condividerli, dall'io si passa al noi».
Quando hai iniziato a scrivere?
«Da bambino, assieme a un mio amico chitarrista scrivevamo canzoni demenziali, per divertirci. Poi verso i quindici anni ho ricominciato a scrivere più seriamente. Ho molte canzoni scritte, anche se non le considero già finite, volendole andare a riprendere, andrebbero risistemate. “Com'è” è il pezzo più vecchio al quale sono più legato, l'ho scritto cinque anni fa, e ci tenevo che l'album avesse proprio il nome di questo pezzo».
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