Tra nuove pratiche di figurazione
di Michele Fuoco
Al Centro Studi Muratori la “carica” dei cinquanta con opere pittoriche, sculture e grafica
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MODENA. Per l'estate d'arte modenese il Centro Studi Muratori accoglie la pittura e la scultura di oltre 50 autori, anche di altre città. E' la scultura a stabilire una viva trama di intesa con il visitatore, presentendosi sotto forma di riconoscibile identità (Wagner di Mauro Vincenzi; atleta di Lietta Morsiani; sfinge di Romano Volpari; donna in rosso di Franco Baldissarutti; l'uva che dà il miglior vino di Cristina Roncati), ma pure in una dimensione astratta come "linfa vitale" di Davide Scarabelli. La figura umana, elaborata con nuove pratiche figurative, si impone, pure sulla scena quotidiana, nei dipinti di Franca Semprebon (Bar Molinari), Germana Bartoli (lenzuola bianche), Claudia Manenti (dormiente), Vezzoni (pensieri), Franco Pagliani (Capricorno), Giordano Garuti (Pierrot innamorato), Franco Pivetti (dormitrice). Legami con la muisca stabiliscono il concerto in là minore di Vincenzo Policarpo, un violino nella sera di Mirco Ambrogini e il concerto" di Piero Conestabo. C'è il bisogno di una rilettura non superficiale dell'arte del passato, intesa pure come profonda conoscenza dei tesori della propria terra: la Porta della Pescheria di Rino Golinelli, il Duomo di Masetti, la Pomposa, con la fontana, di Gian il Camponese, il borgo di Tenno di Maurizio Paccagnella, la maestà a Pavullo di Roberto Fantoni. Esercitano un sicuro fascino sugli artisti le città, come Venezia per Ivana Vivi e Verona per Manola De Gobbi, ma pure i capanni per Sergio Bigarelli, un tramonto per Bice Ulmetti. La mostra delinea percorsi differenti nei linguaggi: si va dalle nostalgie naives di Libero Botti con inverno al convento, e di Nerone in un foglio di grafica, al desiderio di esprimere la gioia che recano le rose di Edda Bulgarelli e i fiori di Angelo Baldaccini. Un certosino impegno formale acquista il "cielo minaccioso" di Gianfranco Passoni. Gioca con luci e ombre Fulvio Giuseppe Mauro con la sua opera al carboncino. Tocca aspetti sognanti il fondo marino di Luciana Vassena che sembra voler ricordare le limpide acque della sua Sardegna.Un'atmofera anche metafisica reca l'interno di Piero Pelloni. Una concitazione di stili pare verificare Francesco Ferlisi con "evento". Inscenano una sorta di danza gli elementi astratti intorno alla "luna blu" di Marco Carretti. "Con libero segno in libero colore" Luigi Imbriani approda ad esiti informali. Come pure fa Pietro Ghidoni con le "stagioni". C'è nostalgia per Carlo Barbieri che ricorda gli argini del fiume a Cavezzo. Con "pittura" Alfonso Frasnedi indica la strada dell'"art autre".
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