Il piacere del vento in faccia: elogio della pedalata assistita
di CLAUDIO GAVIOLI
Do it electric: fallo in modo elettrico. No, non intendo una variante tecno dell’atto sessuale. Mi spiego meglio. Da un po’ di tempo con alcuni tra i miei pazienti ciclisti non più giovanissimi mi...
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Do it electric: fallo in modo elettrico. No, non intendo una variante tecno dell’atto sessuale. Mi spiego meglio.
Da un po’ di tempo con alcuni tra i miei pazienti ciclisti non più giovanissimi mi succede questo: la prendono larga poi con fare circospetto, come si fa quando si vuole confessare qualcosa di scabroso, mi sussurrano “Le devo confidare una cosa: nonostante le ginocchia malandate non voglio rinunciare al piacere di una salita per godermi il vento fresco di montagna sul viso, i panorami, il silenzio e il profumo dell’erba e delle piante e allora… insomma… ho deciso di ricorrere a un aiutino”.
Di solito con questo termine di allude alle famose pillole azzurre ma in questo caso il discorso non quadra quindi chiedo: “Cosa vuole dire?” anche se ho già capito che si riferisce alla bicicletta elettrica con pedalata assistita. Forse un tradimento per la mitologia del ciclismo intrisa di fatica, sudore e polvere ma di sicuro un utile accorgimento piuttosto che la rinuncia.
La posta in ballo è alta: conservare il piacere fregando la malattia.
Mi spertico di elogi e li spiazzo. Se anche il dottore la pensa così… La bicicletta elettrica regolare, non truccata (c’è già chi ci sta pensando su larga scala, siamo in Italia) entro i limiti di velocità consentiti (25 km all’ora) è un’invenzione geniale. Significa libertà di evitare code e rallentamenti godendosi la città per chi ha problemi fisici, limiti di età, necessità di coprire distanze per andare al lavoro che costano troppo tempo e sudore con la pedalata normale.
Ovvio, lo dico da medico sportivo, che quest’ultima resta l’ideale dal punto di vista salutistico. Su questo non si discute. Ma quando è il caso, farlo elettrico ha un senso. Poi non inquina a differenza dei ciclomotori. E, in modo soft, mantiene l’attività fisica perché se non pedali la bici si ferma. Non c’è la manopola del gas, la spinta la devi dare tu perché il motorino elettrico si svegli dal suo torpore. Una stampella dinamica.
A volte certe scoperte sono come l’acqua calda. Si dice così, no?
Da un po’ di tempo con alcuni tra i miei pazienti ciclisti non più giovanissimi mi succede questo: la prendono larga poi con fare circospetto, come si fa quando si vuole confessare qualcosa di scabroso, mi sussurrano “Le devo confidare una cosa: nonostante le ginocchia malandate non voglio rinunciare al piacere di una salita per godermi il vento fresco di montagna sul viso, i panorami, il silenzio e il profumo dell’erba e delle piante e allora… insomma… ho deciso di ricorrere a un aiutino”.
Di solito con questo termine di allude alle famose pillole azzurre ma in questo caso il discorso non quadra quindi chiedo: “Cosa vuole dire?” anche se ho già capito che si riferisce alla bicicletta elettrica con pedalata assistita. Forse un tradimento per la mitologia del ciclismo intrisa di fatica, sudore e polvere ma di sicuro un utile accorgimento piuttosto che la rinuncia.
La posta in ballo è alta: conservare il piacere fregando la malattia.
Mi spertico di elogi e li spiazzo. Se anche il dottore la pensa così… La bicicletta elettrica regolare, non truccata (c’è già chi ci sta pensando su larga scala, siamo in Italia) entro i limiti di velocità consentiti (25 km all’ora) è un’invenzione geniale. Significa libertà di evitare code e rallentamenti godendosi la città per chi ha problemi fisici, limiti di età, necessità di coprire distanze per andare al lavoro che costano troppo tempo e sudore con la pedalata normale.
Ovvio, lo dico da medico sportivo, che quest’ultima resta l’ideale dal punto di vista salutistico. Su questo non si discute. Ma quando è il caso, farlo elettrico ha un senso. Poi non inquina a differenza dei ciclomotori. E, in modo soft, mantiene l’attività fisica perché se non pedali la bici si ferma. Non c’è la manopola del gas, la spinta la devi dare tu perché il motorino elettrico si svegli dal suo torpore. Una stampella dinamica.
A volte certe scoperte sono come l’acqua calda. Si dice così, no?
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