Lorenzi, un racconto sull’amicizia
di Michele Fuoco
Nello Studio di via Roma opere di “compagni di viaggio” e di autori noti, anche pavullesi
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SERRAMAZZONI . Luigi Lorenzi si volta indietro per verificare il senso dell'amicizia, dei rapporti umani con gli artisti, “compagni di viaggio” con cui ha stabilito nel tempo legami affettivi, corrispondenze creative e comuni percorsi espositivi in Italia. Una verifica di esperienze fondamentali con una mostra, fino al 27 agosto, nel suo Studio, in via Roma 169, dove alle opere dei compagni si uniscono quelle di artisti che Lorenzi ha stimato molto, facendo tesoro dell'ascolto amichevole di consigli, di nuove conoscenze e pratiche d'arte. Ecco allora, alle pareti, i dipinti del pavullese Pietro G. Bortolotti che connota di blu i particolari di presenze umane, ma anche un cane; i collage di Gianni Baldi, di Reggiolo, con richiami alla guerra e alla famiglia; elementi di agglomerati urbani di Domenico Gentile, di Asola; l'ambiguità della figura umana, tra figurazione e astrazione, del mantovano Nerio Beltrami; le composizioni con materiali di scarto del parmigiano Aldo Agnini. A questi “compagni di viaggio” Lorenzi lega il suo lavoro, con due studi (disegni) e le sculture “Musa incantatrice” e “Sole”, fatte con pietra di Varana e arenaria, legno di faggio grigio forgia, che rinnovano i legami con le radici della propria terra. Opere che colloquiano anche con quelle di un mondo favoloso di creature surreali (la scultura “Alla corte dell'arabo antico”, il piatto “Teatrino della luna leggera”, disegni) di Mac Mazzieri, al quale Lorenzi si sente vicino nell'idea dell'arte, intesa come impegno integrale di conoscenza. Stupisce il “solitario” Cicikov (il pavullese Gabriele Cantergiani) con terrecotte (prostituta sulla porta; dalle Metamorfosi di Kafka), portate a cottura anche nel suo forno del pane, sculture (donna accovacciata, donna che suona l'arpa...) fatte con un impasto di terra e rena sottile, con effetti di granito. Di Gino Covili due opere grafiche (paesaggio con cacciatore, il fumatore) di singolare espressionismo che riporta all'aspra condizione dell'antica terra del Frignano; di Raffaele Biolchini una incisione con i segni musicali, cifra del suo linguaggio anche scultore; di Massimo Mazzieri un paesaggio marino e un battello, degli anni Ottanta, di connotazioni oniriche. In un quadro raffigurante un caratteristico ambiente metafisico il modenese Erio Baracchi dipinge una scultura di Lorenzi. Strutture meccaniche nutrono l'opera a pennarello del triestino Pietro Conestabo. Da vicino il dipinto materico del padovano Raffaele Minotto ha una dimensione tutta informale. Basta allontanarsi per scorgervi una figura umana in un ambiente. Un effetto sorprendente.
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