Gazzetta di Modena

"Mani come rami": il grande ritorno dei City Rambler

"Mani come rami": il grande ritorno dei City Rambler

La band, tra i simboli della sinistra, sarà protagonista, domani 29 agosto, della festa di Ponte Alto

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MODENA. Il “Mani come rami tour” dei Modena City Ramblers domani, alle 21.30, fa tappa all'Arena sul lago della Festa del Pd di Ponte Alto. Anche quest'anno il gruppo ha girato in lungo e in largo l’Italia per far conoscere l'ultimo album “Mani come rami, ai piedi radici” uscito per l'etichetta della band, Modena City Records, con distribuzione Believe, in cd e vinile a tiratura limitata.
A differenza dei loro ultimi lavori, i Modena City Ramblers in questa nuova avventura in studio hanno fatto tutto da soli, con l'eccezione di un'unica collaborazione di grande prestigio: la band americana Calexico, che impreziosisce di sapori desertici la ballata "My Ghost Town", cantata in inglese e punto di approdo tra orizzonti morriconiani, celtici e tzigani.
Se, nel doppio cd del 2013 “Niente di nuovo sul fronte occidentale” la band aveva dato vita a 18 tracce strettamente legate a episodi di cronaca ed eventi storici, in questi nuovi brani non c’è alcun riferimento a espliciti contesti o avvenimenti attuali. Resta invece tutto il mondo espressivo caro alla band, dove la poesia si accompagna alla verve istrionica del dialetto, ma anche dello spagnolo e dell'inglese; incroci che rispecchiano la voglia di conoscere e incontrare, musicalmente di sperimentare e intrecciare stili e linguaggi. Cosa del resto frequente nella storia della band, di cui questa formazione risulta la più longeva: Dudu, Robby, Franco, Fry, Massimo, Leo e Luca suonano insieme da sette anni, hanno all’attivo cinque album e suonato in più di cinquecento concerti.
«Il titolo è originale – spiega il flautista Franco D'Aniello - È una metafora. Le mani come rami vanno sempre in alto e guardano al futuro mentre i piedi, come radici, sono ben saldati nella terra. Il senso è quello delle nostre radici emiliane».
L'album esce dopo quattro anni dal precedente. Quali le differenze?
«Il disco non racconta storie come quelle nei precedenti album. Non si fanno riferimenti a episodi diretti recenti o storici. Un disco che parla di sensazioni più intime, che sprigiona emozioni senza tralasciare temi sociali come la guerra, i bambini e altre tematiche».
Ancora voglia di sperimentare, intrecciare stili e linguaggi?
«Non è un fatto di sperimentazione perché vi sono cose che sono nate spontaneamente. In alcuni pezzi abbiamo mescolato il dialetto allo spagnolo e all'inglese perché la musica non ha confini. Anche nel modo di cantare si nota un linguaggio universale».
Come “My ghost town”, cantata in inglese, che vede la collaborazione della band americana Calexico?
«Il gruppo Calexico è quello che ci piace di più in assoluto. Fa un sound texano con venature folk e sono il punto di riferimento. Aver fatto un brano con i Calexico è stato meraviglioso. Hanno dimostrato una sensibilità unica».
Nicola Calicchio

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