la giuria
Bening: «Il sessismo esiste sul set ma il cambiamento è già realtà»
VENEZIA . Una presidente donna, che cerca un Leone e non intende guardare al genere: che sia di un regista o di una regista non farà differenza. «Non ho accettato l’incarico con questo atteggiamento»....
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VENEZIA . Una presidente donna, che cerca un Leone e non intende guardare al genere: che sia di un regista o di una regista non farà differenza. «Non ho accettato l’incarico con questo atteggiamento». Quindi, nemmeno un senso di rivalsa, perché allo stesso tempo dice che «l’atteggiamento sessista a Hollywood c’è, non ci sono dubbi, ma credo anche che le cose stiano cambiando».
Ecco Annette Bening, presidente della giuria di Venezia74, il concorso più importante tra quelli che si sono aperti ieri nel grande mare della Mostra del Cinema, quello che assegnerà, sabato 9 settembre, il Leone d’oro. «Come donne dobbiamo essere astute e creative» aggiunge. «La maggior parte delle persone fanno fatica a farsi produrre film a prescindere dal sesso e per quanto resistano atteggiamenti sessisti io penso che per prime le donne debbano fare film che piacciono a tutti e questo migliorerà ancora di più le cose. Certo la strada è lunga, ma la direzione presa è quella giusta».
Quattro volte candidata all’Oscar, moglie di Warren Beatty e madre di 4 figli, Bening guiderà i lavori della giuria composta da Jasmine Trinca, Michel Franco, Rebecca Hall, Anna Mouglalis, David Stratton, Edgar Wright, Yonfan, Ildikò Enyedi), ed era da dieci anni che il ruolo non toccava a una donna. L’ultima volta, era stato di Catherine Deneuve, che quest’anno tornerà al Lido, ma in veste di premiata in una serata di gala organizzata per il 5 settembre.
La prima giornata di festival ha visto la presentazione di tutte le giurie, anche di quella assolutamente inedita che dovrà valutare le 22 opere in concorso per la sezione Virtual Reality. La presiede il regista americano John Landis: «Mi sono avvicinato alla Vr per vera curiosità, per capire da profano come funziona. L’arte fino ad ora indicava chiaramente dove e cosa guardare. La realtà virtuale invece impone una scelta personale».
È la novità assoluta a cui tutto il mondo sta guardando, mentre il direttore della Mostra Alberto Barbera rivendica anche l’altra grande apertura: le produzioni Netflix, alle quali sono riservati gli stessi onori dati alle produzioni delle major. (a. s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ecco Annette Bening, presidente della giuria di Venezia74, il concorso più importante tra quelli che si sono aperti ieri nel grande mare della Mostra del Cinema, quello che assegnerà, sabato 9 settembre, il Leone d’oro. «Come donne dobbiamo essere astute e creative» aggiunge. «La maggior parte delle persone fanno fatica a farsi produrre film a prescindere dal sesso e per quanto resistano atteggiamenti sessisti io penso che per prime le donne debbano fare film che piacciono a tutti e questo migliorerà ancora di più le cose. Certo la strada è lunga, ma la direzione presa è quella giusta».
Quattro volte candidata all’Oscar, moglie di Warren Beatty e madre di 4 figli, Bening guiderà i lavori della giuria composta da Jasmine Trinca, Michel Franco, Rebecca Hall, Anna Mouglalis, David Stratton, Edgar Wright, Yonfan, Ildikò Enyedi), ed era da dieci anni che il ruolo non toccava a una donna. L’ultima volta, era stato di Catherine Deneuve, che quest’anno tornerà al Lido, ma in veste di premiata in una serata di gala organizzata per il 5 settembre.
La prima giornata di festival ha visto la presentazione di tutte le giurie, anche di quella assolutamente inedita che dovrà valutare le 22 opere in concorso per la sezione Virtual Reality. La presiede il regista americano John Landis: «Mi sono avvicinato alla Vr per vera curiosità, per capire da profano come funziona. L’arte fino ad ora indicava chiaramente dove e cosa guardare. La realtà virtuale invece impone una scelta personale».
È la novità assoluta a cui tutto il mondo sta guardando, mentre il direttore della Mostra Alberto Barbera rivendica anche l’altra grande apertura: le produzioni Netflix, alle quali sono riservati gli stessi onori dati alle produzioni delle major. (a. s.)
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