Gazzetta di Modena

In un’osteria di 2000 anni fa: così mangiavano i modenesi

In un’osteria di 2000 anni fa: così mangiavano i modenesi

Abbiamo provato i piatti dell’antica Roma realizzati con le ricette originali trionfa la carne di pollo e maiale, anche nelle bevande prevale il gusto dolce

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MODENA. Quando ricapita l’occasione di mangiare gli stessi piatti che assaporavano nelle osterie gli abitanti di Modena di 2000 anni fa? Ora questa possibilità c’è - fino al 10 settembre, con apertura dalle 19,30 - alla Caupona Mutinensis, un'osteria dell'antica Roma come dovevano essercene anche qui nel primo secolo dopo Cristo.

L’iniziativa è nell’ambito di Mutina Boica, organizzata da Crono Eventi in collaborazione con i Musei Civici e con Mutina Splendidissima che si occupa dei 2200 anni dalla fondazione della città.

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Per comprendere la qualità del cibo abbiamo assaggiato i piatti realizzati dal maestro di cucina Vainer Graziosi. All’ingresso del parco Ferrari, dalla via Emilia, ci si trova davanti lo stabile arricchito con gli stessi disegni che dovevano essere presenti in un normale luogo per il consumo di cibo “mordi e fuggi” dell’epoca. L’interno è tranquillo, grazie alle luci basse che tengono lontani anche gli insetti.

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Abbiamo assaggiato un po’ di tutto e il voto per questo ristorante temporaneo di Modena può tranquillamente arrivare al 7, e sarebbe stato anche im voto più alto se non ci fossero stati cabaret di plastica e bottigliette d’acqua.

Anzitutto abbiamo ordinato bevande dolciastre dell’epoca, anche se sono a disposizione pure i lambruschi, la birra e una fresca bibita al sambuco.

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L’idromele, acqua e miele, è particolarmente gustoso così come il sidro e si sposano praticamente con ogni piatto. Voto 7,5 alle bevande.

Partiamo con una serie di antipasti, un piatto comune chiamato “gustatio coponis” cui si può assegnare un 7. Se la focaccina di ricotta al forno al profumo di alloro manca un po’ di sapore, va molto meglio con la polentina di farro e soprattutto con la salsiccia cotta nel vino e la polpetta di formaggio, garum e spezie. Questa ultima era quella che proprio mangiava anche la “soldataglia” in guerra, un piatto povero condito con un po’ di garum, ossia una sorta di colatura di alici che all’epoca era utilizzata praticamente su ogni piatto. Qui il garum è presente in forme lievi perché il palato è davvero cambiato rispetto all’epoca e in generale la cucina che abbiamo trovato tiene conto delle varie influenze, anche orientali che caratterizzavano Roma.

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Passiamo ai piatti principali con l’oscar (8) da assegnare al “minutal matianum”, ossia pezzetti di spalla di maiale con mele in salsa, molto appetitoso e abbondante. Bene anche gli altri piatti di carne, soprattutto il pollo con semi di senape e lo stinco (buono il purè di ceci di accompagnamento) che però non è servito “sfilacciato” come all’epoca. Tra le pietanze vegetali ha invece un sapore delicato la crema di rape rosse con miele e un sapore un po’ più deciso la zuppa di farro con pezzetti di alici (voto 6,5). Tra i dolci, infine, è piaciuta la torta di ricotta, miele, papavero e frutta caramellata (voto 7,5).

Sul sito www.gazzettadimodena.it interviste al cuoco, agli avventori e agli organizzatori che spiegano come e dove hanno recuperato le antiche ricette.

Stefano Luppi
 

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